L’Agenzia delle Entrate illustra come saranno i controlli fiscali nel 2026. Cosa cambia per conti correnti e pagamenti e come influisce la Corte europea?
Come sta pianificando i controlli fiscali su conti correnti e pagamenti l’Agenzia delle Entrate per il 2026? E come intende prevenire l’evasione fiscale? Il 4 febbraio scorso le Entrate hanno pubblicato il PIAO, il Piano Integrato di Attività e Organizzazione per il triennio 2026/2028 in cui illustrano dettagliatamente le strategie per recuperare il gettito evaso.
Il contrasto all’evasione fiscale resta una priorità dell’Agenzia e il Direttore, Vincenzo Carbone, durante Telefisco 2026 ha anticipato che per quest’anno è previsto l’invio di 2,4 milioni di lettere di compliance.
Contrasto all’evasione fiscale e controlli
Lo scorso anno, come sottolinea Carbone, il Fisco ha lavorato bene e sono stati individuati oltre 200.000 evasori totali di cui 116.000 che hanno lavorato in regola senza dichiarare i propri redditi e 86.000 completamente sconosciuti al Fisco italiano. Proprio questi ultimi fanno comprendere come il Fisco sia riuscito a risalire a soggetti che sono praticamente invisibili, che lavorano in nero e non hanno mai dichiarato.
Per il 2026 si intende fare altrettanto bene miscelando tecnologia con modalità tradizionali nel contrasto all’evasione fiscale: il Fisco continuerà a tendere la mano ai contribuenti per favorire la collaborazione spontanea, quella che precede l’accertamento vero e proprio e le cartelle esattoriali, mentre dall’altra parte, grazie anche all’ausilio delle nuove tecnologie si lavorerà ai controlli sostanziali.
Lo strumento che appare prevalere, al momento, sono le lettere di compliance per le quali sono previsti oltre 2 milioni di invii nel 2026. Cos’è una lettera di compliance? Si tratta di una comunicazione con cui l’Agenzia delle Entrate comunica al contribuente che sono state rilevate anomalie e incongruenze tra redditi dichiarati e informazioni in possesso del Fisco.
Non si tratta di un accertamento fiscale, quanto di un memorandum che dovrebbe avere lo scopo di spingere il contribuente all’adempimento spontaneo prima di un controllo fiscale vero e proprio. Nella lettera di compliance vengono indicate le anomalie riscontrate permettendo al contribuente di sanare la situazione con sanzioni ridotte.
Come saranno predisposte le comunicazioni del Fisco?
Il Fisco per quest’anno procederà a favorire l’adempimento spontaneo utilizzando, nelle comunicazioni, i dati di cui è in possesso grazie all’interscambio dei dati e alla fatturazione elettronica. Questi dati, poi, sono integrati con quelli della trasmissione telematica dei corrispettivi per le transazioni effettuate dagli esercizi commerciali con i consumatori finali.
Centrali, per evitare accertamenti, anche quest’anno saranno gli accordi con il Fisco. Ovviamente l’Agenzia delle Entrate utilizzerà strumenti differenti in base alle dimensioni del contribuente. Per le imprese si punta al concordato preventivo biennale che definisce in anticipo la base imponibile su cui pagare le tasse. Nel prossimo biennio si dovrà procedere al rinnovo per chi ha scelto di aderire fin dall’inizio al CPB. Da sottolineare che la nuova misura agevolativa, l’iperammortamento, lascia escluse le partite Iva che hanno aderito all’accordo con il Fisco per il 2025/2026 o che decideranno di aderire per il 2026/2027.
Controlli fiscali con l’IA
Anche se il Fisco punta soprattutto sulla prevenzione, non possono mancare i controlli fiscali veri e propri. Nel 2026 saranno per la maggior parte automatizzati per mirare con precisione dove il rischio di evasione fiscale è più elevato.
Tramite algoritmi che analizzano i dati storici e individuano schemi ricorrenti di evasione fiscale, altri che analizzano testi per estrarre informazioni rilevanti e allo studio delle relazioni tra i soggetti, saranno individuate catene di frodi e rischi di sommersione.
Per i controlli formali nel prossimo triennio se ne prevedono:
- 600.000 nel 2026;
- 610.000 nel 2027;
- 620.000 nel 2028.
Controlli con la Guardia di Finanza
L’Agenzia delle Entrate punta ad avere con la Guardia di Finanza attività simultanea, ma sempre mirando laddove il rischio di evasione è più alto. Per il biennio 2026/2028 sono previsti 75.000 controlli congiunti per ogni anno.
Saranno aumentati anche i controlli ordinari e quelli sostanziali.
Controllo conti correnti e pagamenti
Per quel che riguarda i controlli bancari di conti correnti e pagamenti, l’Agenzia, molto probabilmente, dovrà adeguarsi a un regime più limitato dopo una recente sentenza della Cedu che ha condannato l’Italia per non aver posto limiti al potere dell’amministrazione finanziaria. Nei controlli fiscali, secondo la Corte europea, non si può avere ingerenza nella privacy e nella vita privata del contribuente.
L’Agenzia delle Entrate, attualmente, chiede l’accesso alle movimentazioni del conto corrente qualora emergano delle incongruenze e anomalie tra redditi dichiarati dal contribuente e informazioni in possesso del Fisco. La presunzione di evasione fiscale, però, non può far venire meno la garanzia di tutela del contribuente che deve potersi opporre e difendere nel giusto modo.
Ci sarà una frenata nei controlli bancari? Il Mef provvederà a riscrivere le regole per limitare l’Agenzia delle Entrate e la Guardia di Finanza? Finora i controlli avvenivano per autorizzazione interna, mentre dovrebbe avere un’autorizzazione da parte di un giudice per procedere al controllo dei conti correnti.
L’Italia dovrà intervenire sul piano amministrativo perché il contrasto all’evasione fiscale deve essere bilanciato anche con il rispetto dei diritti fondamentali che impediscano controlli indiscriminati sui conti correnti che dovranno essere subordinati all’autorizzazione dell’autorità giudiziaria che valuterà se il provvedimento è giustificato o sproporzionato. Se l’Italia non provvede a tali riforme continuerà a violare gli obblighi che la Convenzione europea prevede.
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