Addio pensione, una donna di 93 anni lavora ancora da McDonald’s

Ilena D’Errico

3 Maggio 2026 - 11:31

C’è chi si sente obbligato, ma anche chi non vuole rinunciare al lavoro indipendentemente dalla situazione economica. Lo racconta questa donna, che a 93 anni lavora da McDonald’s.

Addio pensione, una donna di 93 anni lavora ancora da McDonald’s

Si parla spesso di incentivare il lavoro dopo il pensionamento, utile a limitare la pressione sul sistema previdenziale ma anche a garantire ai pensionati redditi più consistenti, senza contare di potenziali benefici per la socialità e l’attività. Ovviamente ogni caso ha le sue particolarità, ma in linea generale bisognerebbe trovare una via di compromesso adeguata per non compromettere il meritato riposo. Molte persone necessitano o comunque preferiscono il pensionamento anticipato, mentre altri continuano a lavorare in età avanzata.

Spesso è una decisione obbligata dalle difficili condizioni economiche, ma c’è anche chi non vuole proprio rinunciare al lavoro, per passione o semplicemente preferisce restare attivo e sentirsi utile. A prima vista sembrerebbe una scelta ammirevole da prendere come esempio, ma è inevitabile anche domandarsi quali conseguenze rischiano i lavoratori anziani e quali sono i veri motivi per cui rinunciano a godersi il pensionamento all’insegna dello svago e del relax.

Tra le storie che suscitano queste domande ce n’è una davvero emblematica, il caso di una donna di 93 anni che continua a lavorare al McDonald’s in Giappone e consiglia vivamente di replicare questo modello. L’allungamento della vita lavorativa è nei fatti una realtà per molti Paesi, soprattutto in Giappone, ma questo è a tutti gli effetti un esempio estremo. La storia di questa signora sta destando molta attenzione, anche perché non sembra dipendente dal fattore economico.

Altro che pensione, a 93 anni lavora al McDonald’s

Tamiko Honda ha 93 anni e lavora per il McDonald’s del quartiere di Chuo-ku, nella città di Kumamoto, da quando ne aveva 67 anni. Nonostante l’impiego per la catena di fast food sia iniziato in età già avanzata la donna è presto diventata la dipendente più fedele del mondo, con oltre 20 anni di lavoro continuativo. La lavoratrice è anche la più anziana tra le dipendenti del McDonald’s in Giappone, un campione di oltre 190.000 lavoratrici, ma presumibilmente il suo primato è ancora più esteso. In ogni caso, tutte le settimane dal lunedì al venerdì Tamiko Honda si sveglia alle 4 del mattino, prende l’autobus e inizia a lavorare alle 07:30.

Finisce dopo 3 ore, svolgendo mansioni di pulizia generale del punto vendita e dell’area giochi, dove ormai viene conosciuta come la nonna genki, indicando appunto quanto questa anziana signora sia energica e vivace. Il direttore della filiale, inoltre, considera la presenza della lavoratrice indispensabile per l’andamento del punto vendita, anche perché svolge i suoi incarichi sempre con il sorriso. Ma che cosa la spinge a farlo?

Sembra che la famiglia di Tamiko cerchi da tempo di convincerla a lasciare il lavoro e godersi un po’ di riposo, ma la donna non ne ha alcuna intenzione. In questo modo sente di contribuire alla società e di essere utile, ma la considera anche un’occasione per restare attiva sia fisicamente che mentalmente, oltre a interagire con molte persone. Di recente, ha confermato ai media che è molto felice della sua scelta: “Gli umani sono animali, dopotutto. Dobbiamo continuare a muoverci il più possibile”. Il suo caso estremo va a formare un totale superiore al 25% di giapponesi over65 che continuano a lavorare, percentuale che cresce addirittura altrove, arrivando per esempio al 40% in Corea del Sud, che infatti segna un record assoluto in ambito Ocse.

Per quanto questa tendenza abbia degli aspetti positivi, va anche detto che non tutti i pensionati lavoratori condividono le motivazioni di Tamiko. Anzi, per la stragrande maggioranza degli over65 continuare a lavorare è indispensabile per avere un reddito dignitoso, sostenere le famiglie e spesso continuare ad aiutare i giovani figli o nipoti. In questo senso il lavoro degli anziani, sebbene abbia indiscutibili lati positivi, deve essere visto come una sconfitta dagli Stati, che dovrebbero garantire ai cittadini una vera libertà di scelta.

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