Addio BTP. Questi 3 ETF stanno facendo +21% all’anno

Redazione Money Premium

25 Maggio 2026 - 13:54

3 ETF per guardare i mercati non solo attraverso la lente dei BTP e per diversificare in sicurezza il proprio portafoglio.

Addio BTP. Questi 3 ETF stanno facendo +21% all’anno

Nel 2026 il panorama degli investimenti per i risparmiatori italiani si presenta particolarmente complesso. Con i BTP che offrono rendimenti reali ancora compressi dall’inflazione e un FTSE MIB che continua a dipendere pesantemente dal settore bancario e dall’energia, molti investitori si stanno chiedendo se sia arrivato il momento di guardare con maggiore attenzione ai mercati esteri.

In questo contesto ci sono tre ETF che meritano attenzione da parte di chi vuole diversificare il proprio portafoglio senza rinunciare a costi contenuti e potenziali rendimenti interessanti.Il contesto macroeconomico gioca un ruolo fondamentale.

Negli ultimi dodici mesi l’indice S&P 500 ha mostrato segni di fatica rispetto ad alcuni mercati internazionali, tra cui il Nikkei 225 giapponese, il Kospi coreano e il TSX canadese. Questo fenomeno ha spinto molti investitori americani a ridurre l’esposizione eccessiva alla tecnologia statunitense, preoccupati da valutazioni elevate nel settore dell’intelligenza artificiale e da un possibile ridimensionamento dell’“American exceptionalism”.

Per gli italiani, il ragionamento è simile ma con una prospettiva diversa: il rischio di concentrazione sul mercato domestico e sul dollaro, unito alla necessità di proteggere il potere d’acquisto dei risparmi dall’inflazione strutturale.

3 ETF internazionali: le loro caratteristiche

iShares Core MSCI Total International Stock ETF (ticker IXUS) rappresenta una delle soluzioni più complete per chi desidera un’esposizione globale ampia. Questo fondo replica un indice che include oltre 4.160 titoli da più di venti paesi, coprendo sia i mercati sviluppati sia quelli emergenti. Tra le principali partecipazioni figurano Taiwan Semiconductor, Samsung Electronics, ASML Holding e Tencent. Con un costo annuo dello 0,07%, si tratta di uno strumento estremamente efficiente.
Negli ultimi tre anni ha consegnato una performance annualizzata media del 17,7% con un dividend yield trailing del 2,93% e un rapporto prezzo/utili di circa 18,6, nettamente inferiore al multiplo del S&P 500 che viaggia intorno a 31-32.

Chi preferisce concentrarsi esclusivamente sui mercati sviluppati può invece valutare iShares Core MSCI EAFE ETF (ticker IEFA). Questo ETF, con 2.621 titoli, si focalizza su Europa, Australia, Estremo Oriente e altri paesi avanzati, escludendo gli Stati Uniti. Le prime posizioni sono occupate da nomi solidi come ASML, HSBC, AstraZeneca, Roche e Novartis. Anche in questo caso il costo è contenuto allo 0,07% e il rendimento da dividendi si attesta intorno al 3,3%. La performance annualizzata degli ultimi tre anni è stata del 15,7%, leggermente inferiore a IXUS ma con una volatilità potenzialmente più contenuta rispetto all’inclusione dei mercati emergenti.

Il terzo protagonista dell’analisi è Vanguard International High Dividend Yield ETF (ticker VYMI), che negli ultimi tre anni ha mostrato la performance più brillante tra i tre, con un ritorno annualizzato del 21% circa. Questo fondo seleziona 1.582 società con dividendi superiori alla media, privilegiando imprese consolidate e profittevoli. La composizione è prevalentemente orientata ai mercati sviluppati (Giappone, Regno Unito, Canada, Australia e Svizzera rappresentano le quote più importanti), mentre i mercati emergenti pesano solo per il 22%. Tra i titoli di maggior peso troviamo ancora HSBC, Roche, Novartis, Nestlé e Shell. Il dividend yield trailing raggiunge il 3,47%, il più alto dei tre, mentre il rapporto prezzo/utili si ferma a un interessante 14,0, segnalando una possibile maggiore convenienza valutativa.

Quale conviene davvero?

Per un investitore italiano queste tre soluzioni offrono vantaggi concreti. Innanzitutto la diversificazione geografica e settoriale riduce il rischio paese legato all’Italia e alla zona euro. In secondo luogo i costi bassissimi (0,07% per tutti e tre) permettono di mantenere in tasca la maggior parte dei rendimenti lordi, aspetto cruciale in un contesto di tassi reali ancora modesti. Terzo punto, l’esposizione al dollaro e ad altre valute forti può funzionare come copertura naturale contro un eventuale indebolimento dell’euro, fenomeno ciclico che i risparmiatori italiani conoscono bene.Naturalmente non mancano i rischi da considerare con attenzione. I mercati internazionali possono essere più volatili dei listini americani, soprattutto nei periodi di tensioni geopolitiche o di rallentamento della crescita cinese.

Le differenze fiscali sul trattamento dei dividendi esteri richiedono una pianificazione attenta, così come l’impatto del cambio euro-dollaro o euro-yen sui rendimenti complessivi. Inoltre, mentre negli ultimi tre anni questi ETF hanno performato bene, non esiste garanzia che questo trend continui. La storia dimostra che fasi di predominio americano possono alternarsi a periodi di recupero delle borse internazionali.

Un aspetto spesso sottovalutato dai risparmiatori retail italiani riguarda la valutazione relativa. Con multipli prezzo/utili significativamente inferiori a quelli statunitensi, i mercati internazionali incorporano già una certa dose di pessimismo che potrebbe trasformarsi in upside qualora l’economia globale evitasse una recessione profonda. VYMI in particolare, grazie alla selezione di società ad alto rendimento da dividendi, potrebbe rappresentare una scelta difensiva interessante per chi sta costruendo o integrando la propria pensione complementare.

Chi cerca la massima diversificazione possibile e non teme una quota di mercati emergenti troverà in IXUS lo strumento più completo. Chi invece preferisce mercati più stabili e un flusso di dividendi elevato opterà probabilmente per VYMI. IEFA rappresenta un buon compromesso per chi vuole evitare l’Asia emergente senza rinunciare alla diversificazione sviluppata.

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