Addio agli stagisti, ora le aziende preferiscono l’AI. Ma per molti è una buona notizia

Laura Pellegrini

25 Giugno 2026 - 05:57

Le aziende assumono sempre meno giovani stagisti a causa dell’AI: abbiamo perso circa 10.000 posizioni in 10 anni, ma questa è una buona notizia.

Addio agli stagisti, ora le aziende preferiscono l’AI. Ma per molti è una buona notizia

Il percorso tradizionale per entrare nel mondo del lavoro inizia con un stage, o meglio iniziava con un percorso di formazione e affiancamento generalmente retribuito con un rimborso spese. Ai giovani neolaureati venivano delegate funzioni secondarie come il data entry, la rassegna stampa, la stesura di bozze e l’analisi di dati elementari, compiti che oggi spettano con sempre maggiore frequenza agli algoritmi di intelligenza artificiale.

L’avvento di questa nuova tecnologia ha quindi rivoluzionato il mercato del lavoro. Per molti giovani si tratta dell’ennesima porta sbarrata in un mercato già saturo. Eppure, dietro a quello che i critici definiscono un «suicidio formativo» per le imprese, si nasconde una realtà diversa: per molti neolaureati e professionisti, la fine dello stage tradizionale è una buona notizia.

La tecnologia, infatti, promette di superare una volta per tutte il cortocircuito dei tirocini sottopagati e abusati, costringendo le aziende a ripensare l’inserimento dei giovani non più come manovalanza a basso costo, ma come una risorsa strategica da formare su competenze ad alto valore aggiunto.

Le aziende non assumono più stagisti: persi 10.000 posti in 10 anni

Le aziende italiane hanno gradualmente ridotto l’inserimento degli stagisti proprio a causa dei numerosi investimenti in strumenti di intelligenza artificiale già addestrati e formati per svolgere mansioni ripetitive di base. Attività come il data entry o la scrittura di un comunicato stampa sono sempre più automatizzati e immediati grazie agli algoritmi, a discapito dell’intraprendenza di moltissimi giovani neolaureati.

Secondo l’Osservatorio del mercato del lavoro del Piemonte, negli ultimi dieci anni abbiamo perso circa 10.000 stagisti nelle aziende. I numero sono eloquenti: i tirocini extracurriculari sono crollati in pochi anni passando dal -11% nel 2024 al -17% nel 2025, con la popolazione di stagisti ridotti ad appena 26mila attivazioni.

Molti esperti hanno definito questa situazione un vero e proprio “suicidio formativo”: smettere di assumere stagisti significa azzerare il vivaio aziendale. Senza junior che imparano il mestiere oggi, mancheranno i manager esperti di domani.

I giovani, invece, hanno accolto la notizia con un po’ di entusiasmo: da un lato c’è l’indignazione per il ridotto spazio concesso ai neolaureati; dall’altro c’è chi accoglie positivamente la fine dell’era degli stage sottopagati o abusati per coprire reali ruoli operativi a basso costo.

Le condizioni economiche della stage

A pesare sulla riduzione del numero di stage in aziende c’è anche una nuova normativa italiana ed europea che obbliga a pagare una retribuzione minima (da 300 a 800 euro) che rende lo stage meno attraente per i datori di lavoro rispetto a un contratto di apprendistato o a tempo determinato per under 30.

A livello europeo, inoltre, sono state imposte regole specifiche sui tirocini formativi, che devono includere anche contenuti di apprendimento significativi. Non basta inserire i giovani in azienda per fare le fotocopie o buttare la spazzatura, ma bisogna fornire loro strumenti e insegnamenti specifici.

A cambiare è stata anche la mentalità dei giovani della Generazione Z che, ad oggi, non cercano uno stage come primo inserimento nel mondo del lavoro, ma una professione ben retribuita che garantisca anche un bilanciamento tra vita personale e professionale. Sempre più giovani sono disposti a rifiutare un lavoro da 1.500 euro al mese che prevede una giornata di lavoro in ufficio a favore di un’occupazione ibrida e più flessibile.

Meno stage, più contratti stabili: c’è una buona notizia

Secondo la Regione Piemonte questo calo del numero di stagisti nelle aziende italiane non deve allarmare, proprio perché ai giovani vengono offerte posizioni più stabili e «sicure». “Il calo non è il sintomo di un mercato debole, ma il riflesso di un’occupazione che migliora”, ha dichiarato l’assessore regionale Daniela Cameroni. “In Piemonte diminuiscono la disoccupazione e i Neet, mentre cresce il numero di giovani che trovano un lavoro”.

Anche i sindacati festeggiano il tramonto della posizione dello stagista che, nella maggior parte dei casi, non si trova a svolgere un percorso formativo ma viene impiegato per attività collaterali.
Allo stagista spettano compiti del tutto estranei alla formazione e allo sviluppo di competenze utili per il futuro: viene spesso incaricato di fare fotocopie, buttare la spazzatura, effettuare le pulizie a fine giornata, ecc.

Meglio quindi iniziare con un contratto di apprendistato o a tempo determinato piuttosto che uno stage sottopagato con attività del tutto estranee alla professione del futuro.