Accordo commerciale India-UE. Perché le aziende italiane devono investire adesso

Giorgia Paccione

6 Febbraio 2026 - 17:34

L’intesa di libero scambio tra Unione Europea e India aprirà dal 2027 uno dei più grandi mercati globali. Ma per le imprese italiane il momento di muoversi è oggi: ecco perché.

Accordo commerciale India-UE. Perché le aziende italiane devono investire adesso

L’Unione Europea e l’India hanno chiuso i negoziati per un accordo destinato a segnare una svolta nei rapporti economici tra le due aree. Con una zona di libero scambio che coinvolge quasi 2 miliardi di persone, si tratta dell’intesa commerciale più ampia mai raggiunta da entrambe le parti.

L’accordo, annunciato al vertice UE-India, ridurrà o eliminerà progressivamente i dazi su una vasta gamma di prodotti, migliorerà l’accesso ai mercati e introdurrà regole più stabili per beni, servizi e investimenti.

Anche se l’entrata in vigore è attesa a partire dal 2027, gli effetti strategici sono già evidenti e spingono le imprese europee, e italiane in particolare, a pianificare da subito la propria presenza sul mercato indiano.

L’obiettivo, però, non è solo commerciale. Bruxelles e Nuova Delhi puntano a consolidare una partnership di lungo periodo, basata anche su standard comuni in materia di sostenibilità, lavoro e tutela dei consumatori. Per le aziende, questo significa maggiore prevedibilità normativa, minori costi doganali e un ambiente più favorevole agli investimenti.

Opportunità concrete per il Made in Italy

L’India è già uno dei principali partner commerciali dell’Unione Europea, con scambi di beni che superano i 120 miliardi di euro l’anno. Per l’Italia, il potenziale è particolarmente elevato. Secondo i dati della Camera di commercio italiana in India, l’interscambio tra i due Paesi ha raggiunto 53 miliardi di euro tra il 2021 e il 2024, con un tasso di crescita annuo del 12%.

L’export italiano è trainato soprattutto dai macchinari, che rappresentano quasi la metà delle vendite verso l’India, ma anche da prodotti chimici e farmaceutici, acciaio, pelletteria, mobili e alimentari.

Alessandro Giuliani, presidente della Camera di commercio italiana a Mumbai, sottolinea come l’accordo cambierà prima di tutto l’approccio reciproco: “Il cambiamento più importante sarà nell’attitudine dei due partner: da una certa diffidenza a una vera partnership strategica”.

Secondo Giuliani, pur con un’entrata in vigore prevista dal 2027, “gli effetti si vedranno già nel corso di quest’anno, per cui le aziende devono cominciare immediatamente a studiare il mercato e pianificare gli investimenti”.

Perché muoversi ora e non aspettare il 2027

Attendere l’entrata in vigore formale dell’accordo rischia di far perdere terreno rispetto ai concorrenti. L’India non è un mercato uniforme, ma un insieme di 29 Stati con normative, culture e dinamiche diverse. “È sbagliato considerarla come un Paese unico”, avverte Giuliani, evidenziando l’importanza di una presenza locale stabile e di partner affidabili.

Con una popolazione di quasi 1,5 miliardi di persone e circa 300 milioni di consumatori con elevato potere di acquisto, il potenziale è quindi paragonabile a quello dell’intera Europa.

Inoltre, l’accordo non favorirà solo le esportazioni, ma renderà più semplice anche produrre direttamente in India. Questo può offrire vantaggi non tanto sui costi, quanto su logistica, distribuzione e gestione regolatoria, soprattutto per le imprese B2B e manifatturiere.

Per le aziende italiane, l’accordo UE-India rappresenta quindi una scelta strategica da affrontare subito, perché investire oggi significa costruire relazioni, brand awareness e strutture operative che diventeranno decisive quando il libero scambio sarà pienamente operativo.