Cosa prevede l’accordo sulla Brexit e cosa cambierebbe con la sua approvazione

Cristiana Gagliarducci

15/11/2018

15/11/2018 - 10:26

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Cosa prevede l’accordo sulla Brexit trovato da Ue e Regno Unito e cosa cambierebbe con la sua approvazione

Cosa prevede l’accordo sulla Brexit?
Una domanda lecita alla luce delle ultime news sul divorzio tra Regno Unito e Unione europea.

Nella giornata di ieri è arrivata la tanto attesa svolta e i negoziatori di entrambe le parti sono riusciti a trovare un compromesso. Immediata la reazione della May che ha convocato una riunione straordinaria e ha sottoposto la bozza di accordo sulla Brexit all’attenzione del proprio Governo, chiamato ora ad approvarla.

Proprio per questo motivo in molti, dentro e fuori il Regno Unito, si sono chiesti cosa prevede l’atteso accordo e cosa cambia (o meglio cosa cambierebbe) con la sua definitiva approvazione.

Accordo Brexit: iniziano le dimissioni

Secondo le indiscrezioni, decine di conservatori hanno firmato il documento, al quale serviranno complessivamente 48 adesioni per vedere la luce. Altri, invece, hanno già espresso le proprie perplessità. Appartenente a questo ultimo gruppo di persone il ministro britannico per l’Irlanda del Nord, Shailesh Vara, che ha rassegnato le proprie dimissioni perché contrariato dall’accordo sulla Brexit.

“Siamo una nazione orgogliosa e ci siamo ridotti ad obbedire alle regole fatte da altri Paesi che hanno dimostrato di non avere a cuore i nostri migliori interessi. Possiamo e dobbiamo fare meglio di questo. Il popolo del Regno Unito merita di meglio”,

ha affermato commentando l’intesa raggiunta tra negoziatori.

Cosa prevede l’accordo e cosa cambierà con la sua approvazione

Dopo una riunione durata oltre 5 ore il Regno Unito e l’Unione europea hanno trovato un punto d’incontro. Durante il periodo di transizione che andrà da marzo 2019 a dicembre 2020, Londra perderà i diritti di voto e la sua influenza all’interno dell’Unione, mentre non verranno toccati i diritti dei cittadini europei che vivono e lavorano oltre la Manica, i pagamenti di budget e la supervisione esercitata da parte dei tribunali Ue.

Stando all’accordo sulla Brexit, il Regno Unito potrà decidere di estendere il periodo di transizione, ma dovrà farlo entro giugno 2020. Questa fase servirà ad entrambe le parti per raggiungere un’intesa definitiva sul fronte commerciale.

Londra si atterrà alle normativa europea sui dati e continuerà come accennato a contribuire al budget per garantirsi la possibilità di partecipare ancora a progetti considerati interessanti.

Ancora secondo l’intesa, durante il periodo di transizione il Regno Unito dovrà pagare tariffe annuali stimate in circa 39 miliardi di sterline.

Sul fronte alimentare, Londra riconoscerà le esistenti indicazioni geografiche dei prodotti. Il tema sarà oggetto di protezione nella bozza di accordo e verrà snocciolato in un’intesa futura.

Sul fronte nucleare, invece, alla fine del periodo di transizione l’Unione europea tornerà in possesso dei materiali fissili depositati nel Regno Unito.

Il nodo Irlanda e le eventuali controversie

Esattamente come anticipato ieri, l’accordo sulla Brexit non ha risolto, ma soltanto rimandato la questione irlandese. Il confine tra le due entità sarà mantenuto ma non sarà fisico (niente barriere). Prevista altresì una permanenza temporanea nell’unione doganale che durerà fin quando le parti non delineeranno un’intesa definitiva.

L’obiettivo sarà quello di costituire un’area di libero scambio tra le parti, volta ad assicurare una profonda cooperazione normativa e doganale. L’idea di un legame del genere ha scontentato quanti avevano sognato fin dal principio un addio definitivo alle regole del blocco.

Il Regno Unito non potrà decidere di recedere unilateralmente dall’intesa. La decisione dovrà essere presa congiuntamente dalle due parti in causa. Qualsiasi controversia derivante dall’accordo sulla Brexit sarà risolta tramite l’istituzione di un comitato misto, formato da rappresentanti europei e britannici. Per la delusione dei Brexiters anche in questo caso la Corte di Giustizia europea avrà la possibilità di dire la sua.

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