Abuso d’ufficio abolito: cos’è e cosa succede adesso

Ilena D’Errico

16 Giugno 2023 - 12:06

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Il ddl Nordio abolisce l’abuso d’ufficio: cos’è questo reato e cosa succede adesso con la riforma Giustizia.

Abuso d’ufficio abolito: cos’è e cosa succede adesso

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha presentato il decreto legge che attuerà la riforma Berlusconi, in onore dell’ex presidente del Consiglio appena scomparso. La riforma della Giustizia ha molto più del nome del leader di Forza Italia, ma anzi porta alla luce una serie di battaglie portate avanti con forza dai berlusconiani, tra cui la cancellazione dell’abuso d’ufficio.

Nonostante le lunghe reticenze, infatti, il Consiglio dei ministri ha approvato il ddl Nordio in tutti i suoi punti, compresa l’abrogazione dell’articolo 323 del Codice penale: l’abuso d’ufficio è stato abolito. Resta ancora il passaggio alla Camere, ma difficilmente sarà lasciato andare questo elemento chiave della riforma, la quale mira a rivedere completamente i rapporti con le pubbliche amministrazioni.

Ora che la cancellazione dell’abuso d’ufficio è praticamente certa, le proteste nel settore giuridico si sono fatte più accese che mai. La scelta è fortemente criticata dal Consiglio superiore della magistratura, ma non solo, temendo che sorgano lacune di tutela. Cerchiamo di capire cosa può succedere adesso, ma prima ricordiamo cos’è l’abuso d’ufficio.

Cos’è l’abuso d’ufficio

L’abuso d’ufficio è un reato regolato dall’articolo 323 del Codice penale, che punisce in modo specifico i pubblici ufficiali (sindaci, amministratori e così via) che si procurino un vantaggio ingiusto o arrechino danno ad altri, approfittando del proprio ruolo.

Nel dettaglio, la condotta è penalmente rilevante quando:

  • Avviene una violazione della legge;
  • c’è dolo intenzionale, ossia la volontà consapevole di esercitare la condotta per trarne un beneficio;
  • viene acquisito un beneficio suscettibile di valutazione economica o arrecato un danno – di qualsiasi tipo – ingiusto.

Ai fini del reato, peraltro, non è richiesto che il soggetto sia investito formalmente dalla pubblica amministrazione, bensì è sufficiente che eserciti la funzione pubblica. Il reato è punibile con la reclusione da 1 a 4 anni, che può essere aumentata per rilevanti danni o vantaggi.

Per fare un esempio pratico, è in virtù di questa previsione che è punibile il sindaco che concede un appalto, aggirando le regole pubbliche, per ottenere in cambio un favore. Il vantaggio, in questo caso, non è prettamente patrimoniale, ma può essere valutato in tal senso.

Abuso d’ufficio abolito dalla riforma della Giustizia

Il ridimensionamento del reato di abuso d’ufficio è una questione che è stata a lungo dibattuta nelle sedi di governo italiane. La riforma Berlusconi, infatti, non è altro che il più recente degli interventi legislativi attuati in proposito. È in genere il centrodestra ad avere dimostrato la maggiore reticenza nei confronti della normativa, lamentandone l’arbitrarietà e la discrezionalità, così come quasi tutti i sindaci, senza distinzioni politiche di sorta.

In particolare, il reato di abuso d’ufficio è accusato di aver notevolmente rallentato la burocrazia, generando nei pubblici ufficiali la “paura della firma”. Così, la premier Giorgia Meloni ha definito il timore dei sindaci e dei loro collaboratori nell’assumersi le responsabilità del loro ruolo, con la paura di ripercussioni indesiderate.

Così, questo nuovo intervento proposto dal ddl Nordio mira a delimitare con più precisione gli ambiti di applicazione del reato. L’abuso d’ufficio, questa volta, è cancellato del tutto, e non solo limitato nella sua fattispecie penale. In concreto, questo significa che alcuni comportamenti – precedentemente sanzionabili – non saranno più punibili. Il ministro Nordio ha comunque lasciato aperta la possibilità di introdurre nuovi meccanismi sanzionatori, se dovessero rivelarsi necessari.

Cosa succede adesso con la cancellazione dell’abuso d’ufficio

L’effetto a cui mira la riforma della Giustizia è quindi quello di velocizzare la macchina burocratica, cosa che dovrebbe quasi certamente verificarsi. Il ddl Nordio è così restrittivo circa all’abuso d’ufficio che è difficile pensare che possa ancora creare reticenza nei pubblici ufficiali. La criticata discrezionalità è senza dubbio eliminata dalle nuove previsioni, anche se è innegabile il risvolto negativo di questo vantaggio.

Di fatto, con la modifica del reato, diversi comportamenti non saranno più punibili, nonostante attengano perfettamente alla condotta in questione. In concreto, questo significa che – per fare un esempio – non sarà perseguibile penalmente il carabiniere che assicuri l’assunzione di un suo parente, su “raccomandazione”.

È proprio per questo che la decisione del Guardasigilli è oggetto di accese critiche, anche se il ministro Nordio ha portato come sostegno della sua tesi dei dati estremamente significativi: c’è un enorme squilibrio fra iscrizioni al registro degli indagati e le archiviazioni. Questo significa che moltissimi pubblici ufficiali vengono accusati del reato, ma poi soltanto pochi di loro effettivamente condannati.

Oltretutto, viene sottolineato nel testo della riforma, che esiste una completa normativa riguardante i reati nell’ambito della pubblica amministrazione. La sua cancellazione appare quindi come un giusto compromesso, anche se l’Associazione nazionale magistrati ha rilevato una problematica molto importante: le indagini per abuso d’ufficio erano spesso la strada per scoprire reati ben più gravi, come la corruzione, rischiando ora di lasciare una vera e propria lacuna nel sistema della giustizia. Si attende ora la pronuncia del Parlamento.

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