A Wall Street chip AI battono le Magnifiche 7, che succede ora? I commenti degli analisti a Money.it

Laura Naka Antonelli

1 Luglio 2026 - 15:45

Nel primo semestre del 2026 la febbre per le azioni AI è esplosa, escludendo tuttavia i titoli delle Magnifiche 7. Il portafoglio ideale presentato a Money.it.

A Wall Street chip AI battono le Magnifiche 7, che succede ora? I commenti degli analisti a Money.it

Le azioni vincitrici a Wall Street del primo semestre del 2026? Sicuramente quelle hi-tech. Ma attenzione: non quelle delle Magnifiche 7 e, in generale delle Big Tech. A trionfare sono state altre, attive sempre nell’AI ma non nel settore cloud e software. Sono stati di fatto i titoli dei produttori di chip per l’AI ad avere la meglio, anche rispetto a titani del calibro di Microsoft, che anzi hanno riportato performance decisamente deludenti (i titoli MSFT sono scivolati del 23%).

A presentare il quadro è un ETF ad hoc, ovvero lo State Street Technology Select Sector SPDR ETF (ticker XLK), che ha concluso il primo semestre dell’anno migliore dal 2023, ovvero dall’anno in cui la febbre esplosa sulle azioni AI ha scatenato la corsa dei principali indici azionari di Wall Street. L’ETF è balzato del 33% YTD, ovvero dall’inizio del 2026, spinto dai buy degli investitori, che hanno preferito scommettere in questa prima metà dell’anno più sulle aziende di infrastrutture AI, ovvero su quelle che producono hardware, reti e data center necessari per l’addestramento e il funzionamento dei modelli di Intelligenza artificiale, che su quelle software.

E se è vero che Nvidia, componente delle Magnifiche 7, fa parte di questo settore, stavolta a brillare non sono state tanto le sue azioni, ma altre. Money.it ha intervistato Alex Liberfield, Managing Partner di Liberfield Capital e Joseph Sroka, co-fondatore e direttore degli investimenti di NovaPoint Capital. Sotto i riflettori il portafoglio ’ideale’ con le azioni AI.

Febbre chip AI? A parlare i numeri: azioni Micron Technology e Intel +250% da inizio anno. SOXX +110%

Basta guardare ai numeri. Tra i titoli scambiati a Wall Street che hanno performato meglio dall’inizio dell’anno si mettono in evidenza quelli di aziende produttrici di semiconduttori, storage e memory chip come Micron Technology, Western Digital, Seagate Technology e Intel, che sono schizzati di ben oltre il 250%, portando l’iShares Semiconductor ETF (SOXX) a volare di ben il 110% negli ultimi sei mesi.

Interpellato da Money.it Alex Liberfield, Managing Partner di Liberfield Capital, fondo privato specializzato in investimenti alternativi con sede a Miami, ha fatto notare che “i movimenti a cui stiamo assistendo sono di natura fondamentale, non un semplice hype”.

Liberfield ha fatto l’esempio di Micron Technology, titoli sempre di più sotto i riflettori, per i continui rally che hanno riportato dall’inizio del 2026.

Micron Technology, principale produttore americano di memory chip utilizzate nei sistemi di intelligenza artificiale, è stato di fatto tra i titotli che sono volati di più a Wall Street, segnando un rally su base annua di circa il 700%.

L’euforia per le sue azioni è scattata a causa della carenza di memorie ad alta larghezza di banda (HBM, High-Bandwidth Memory).

Il fenomeno di quest’azienda è stato messo in evidenza dal manager, che ha fatto notare che “Micron Technology oggi ha margini superiori a quelli di NVIDIA ed è seduta su un backlog contrattualizzato da 100 miliardi di dollari”, fattore che rende “in gran parte assicurata”, praticamente, “la domanda futura” per i suoi prodotti.

Inizio di un nuovo ciclo. Le Magnifiche 7? Improbabili i rialzi di un tempo

Ma le azioni non hanno per caso corso troppo? Liberfield ha invitato gli investitori a essere prudenti dopo la recente impennata delle quotazioni, sottolineando da un lato che “potrebbe esserci ancora spazio di crescita se il ciclo di investimenti AI (Capex) continuerà” e avvertendo, dall’altro lato, che “questi titoli resteranno probabilmente molto volatili”.

Attenzione inoltre alla competizione: “Se i produttori coreani aumenteranno l’offerta, il potere di determinazione dei prezzi di queste aziende potrebbe deteriorarsi rapidamente”.

Liberfield non ha escluso, comunque, che l’entusiasmo per le azioni chip per l’AI vada avanti, esprimendosi allo stesso tempo più cauto sui titoli delle Big Tech.

A suo avviso, il boom di acquisti per le azioni di aziende infrastrutture AI potrebbe essere davvero “un fenomeno reale e diffuso”, tale da riuscire a “rappresentare l’inizio di un nuovo ciclo ”.

Per quanto riguarda invece il segmento mega-cap tecnologico delle Magnificent Seven, ormai secondo l’esperto il settore “è molto affollato ed è improbabile che possa continuare a offrire gli stessi rialzi degli ultimi trimestri”.

Dunque, puntare su cosa?

Per Liberfield “i prossimi leader saranno aziende legate a memoria e storage, così come al silicio personalizzato (custom silicon)”.

In generale, la fiducia è riposta nell’ “ampliamento del resto del mercato, soprattutto su industriali e aziende manifatturiere che erano rimasti ai margini della corsa all’AI”.

Nel caso specifico degli Stati Uniti, la preferenza è per le azioni “pick-and-shovel” dell’infrastruttura AI, oltre ai titoli industriali legati al reshoring produttivo.

Ma, ha aggiunto il managing partner di Liberfield, “si potrebbe sostenere che esistano opportunità migliori fuori dagli USA: l’Europa appare economica, soprattutto nei settori difesa e industriale, che sembrano meglio posizionati rispetto al comparto consumer tech europeo”.

Il gestore di portafoglio commenta spesa AI. Non solo Big Tech, le opportunità di investimento sono aumentate

Il fenomeno della corsa delle azioni delle aziende produttrici di chip per l’AI è stato commentato anche da Joseph Sroka, co-fondatore e responsabile degli investimenti di NovaPoint Capital, società con sede ad Atlanta, nello stato americano della Georgia.

Con più di 20 anni di esperienza alle spalle, il gestore di portafoglio ha fatto notare che ci troviamo in una fase in cui “la domanda di potenza computazionale per l’AI continua a crescere”, fattore che sta sostenendo la richiesta “di tutti i componenti necessari ai data center: semiconduttori, cavi, sistemi di raffreddamento, apparecchiature elettriche e produzione di energia”.

Tutto questo, ha fatto notare Sroka, sta avvenendo in una fase in cui “molti annunci di spesa nell’AI riguardano piani pluriennali”, il che significa che “gli investimenti dovrebbero continuare per diversi trimestri e anni”.

Certo, in generale ci “saranno probabilmente momenti in cui alcuni titoli raggiungeranno valutazioni superiori ai ricavi o utili di breve termine” e “i veri vincitori nel lungo periodo saranno quelli capaci di stare al passo con la crescita dell’AI”.

Ma si può parlare davvero di fine della febbre per le azioni delle Big Tech?

Il gestore ha fatto notare che il vero fenomeno a cui guardare è, piuttosto, il fatto che oggi ci sono maggiori opportunità di investimento, sottolineando che gli investitori non stanno guardando soltanto oltre al club delle Magnifiche 7, ma anche “ oltre la sola tecnologia di chip e hardware comprendendo che, per rendere sostenibile l’adozione dell’AI nel lungo periodo, servono anche aziende industriali, utility e perfino immobiliari ”.

Il fenomeno è positivo in quando “un ampliamento delle opportunità in una parte crescente dell’economia è più sano e probabilmente più stabile rispetto a una crescita concentrata su pochi nomi”.

Si può dunque affermare che “siamo alle prese con un ciclo che si presenta ancora più ampio ”.

L’AI come una supply chain digitale. Il portafoglio AI ideale

Sroka ha spiegato quanto sta accadendo consigliando di considerare l’AI alla stregua di una catena di approviggionamento digitale.

Se consideriamo l’AI come una supply chain digitale”, ha detto a Money.it, siamo in presenza di:

  • Immobili che ospitano i data center.
  • Una produzione energetica che fornisce elettricità.
  • Hardware e componenti tecnologici che supportano il lavoro.
  • Hyperscaler e modelli AI che producono i servizi finali.

Il gestore conclude facendo i nomi di tutte quelle aziende che, a suo avviso, sono leader di questa catena di offerta e le cui azioni, dunque, dovrebbero a suo avviso diventare leader di mercato.

Sroka ha ammesso che “ci piacciono aziende dell’infrastruttura elettrica ed energetica come”:

  • GE Vernova (GEV)
  • Eaton (ETN)
  • Vertiv (VRT)

Ancora, ci piacciono i REIT dei data center come:

  • Digital Realty (DLR)
  • Equinix (EQIX)

Tra le utility che forniscono energia ai principali mercati dei data center, il gestore preferisce:

  • Southern Company (SO)
  • Dominion Energy (D)
  • Duke Energy (DUK)

Nel settore hardware e componenti tecnologici le scelte sono le seguenti:

  • NVIDIA (NVDA)
  • Corning (GLW)
  • Broadcom (AVGO)
  • Amphenol (APH)

Infine, tra gli hyperscaler preferiamo:

  • Alphabet (GOOGL)
  • Palantir Technologies (PLTR)
  • Microsoft (MSFT)
  • Oracle (ORCL)

Co-fondatore e responsabile degli investimenti di NovaPoint Capital, Joseph Sroka ha concluso l’intervista puntualizzando che “possediamo tutti questi titoli (su elencati) nelle nostre strategie di investimento ”.

Dall’elenco delle azioni preferite presentato, emerge come il gestore non abbia intenzione di snobbare a priori le azioni delle Big Tech Magnifiche 7.

Il suo portafoglio di investimenti comprende infatti Nvidia, Alphabet, Microsoft. Ma a questi nomi se ne aggiungono altri, più o meno noti, che raccolgono il suo consenso, proprio in quanto l’AI, ormai, dovrebbe essere considerata più una supply chain, dunque un sistema in cui le aziende sono collegate tra di loro, che un club esclusivo come quello delle Magnifiche 7.

Magnifiche 7 che, va ricordato, sono Apple (+6,4% YTD), Tesla (-6,5% YTD), Alphabet-Google (+14,2% YTD), Microsoft (-22,9% YTD), Meta (-14,6% YTD), Nvidia (+7,3% YTD), Amazon (+3,3% YTD).