Zone rosso scuro in Italia: la nuova mappa dell’UE

Fiammetta Rubini

7 Aprile 2021 - 12:54

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L’Italia ha 8 regioni rosso scuro, ossia zone ad alto rischio Covid, secondo la nuova classificazione dell’ECDC. Ecco cosa significa.

Zone rosso scuro in Italia: la nuova mappa dell'UE

Zona rosso scuro in ben 8 regioni italiane secondo la nuova classificazione del rischio Covid nei Paesi UE, una sola è arancione e tutte le altre sono rosse.

L’1 aprile l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie) ha aggiornato la mappa delle zone di rischio con i 4 colori a supporto delle raccomandazioni del Consiglio europeo su un approccio coordinato sulle restrizioni alla libera circolazione in risposta alla pandemia di Covid-19.

Il nuovo colore rosso scuro nella mappa europea si è unito da fine gennaio ai già esistenti rosso, arancione, verde e grigio. Applicata ai territori in cui il virus circola a livelli molto elevati anche a causa della presenza delle varianti più contagiose, questa fascia scatta dove il tasso di contagio è di 500 casi Covid per 100mila abitanti a 14 giorni.

In attesa del prossimo report che esce giovedì, ecco quali sono le regioni in zona rosso scuro in Italia e in Europa e cosa significa.

Regioni zona rosso scuro in Italia: la nuova mappa

Secondo l’ultima classificazione dell’ECDC, l’Italia viene così suddivisa:

Zona rosso scuro per Puglia, Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Marche, Friuli Venezia Giulia, Valle D’Aosta e Trentino Alto Adige;

Zona rossa per Sicilia, Calabria, Basilicata, Campania, Molise, Abruzzo, Liguria, Veneto, Toscana, Marche e Lazio;

Zona arancione per Sardegna.

Nessuna zona verde o grigia per lo Stivale. Come possiamo vedere la classificazione UE rispecchia più o meno l’attuale mappa dell’Italia in base alle fasce di rischio definita con l’ultima ordinanza del ministro Speranza dopo il monitoraggio Iss di venerdì.

Oltre all’Italia, sono zone rosso scuro Bulgaria, Croazia, più della metà della Francia, Ungheria, zone dell’Austria, Polonia, Repubblica Ceca, Svezia ed Estonia.

Zone rosso scuro: cosa sono e regole

L’introduzione delle zone rosso scuro nelle aree europee ad alto rischio Covid è un modo per disincentivare e regolamentare gli spostamenti internazionali non essenziali verso quei territori senza imporre il blocco delle frontiere o il divieto di viaggi, misure che danneggiano gravemente l’economia ma non limitano molto il virus.

A chi viene da zone rosse o rosso scuro i Paesi Ue dovrebbero richiedere di: sottoporsi a un tampone prima della partenza e a quarantena o autoisolamento all’arrivo. Dovrebbero essere previste eccezioni per chi vive al confine e viaggia quotidianamente o frequentemente per andare a scuola, al lavoro, per motivi di salute o per gravi questioni familiari (tra cui funerali e assistenza a parenti malati o in stato terminale), nonché per chi lavora nel settore dei trasporti.

“Dovrebbero”, in quanto le linee guida dell’Ue non sono imposizioni e misure perentorie, ma raccomandazioni su un approccio coordinato sulle restrizioni alla libera circolazione in risposta alla pandemia che ogni singolo Stato può decidere se e come mettere in atto.

La mappa viene pubblicata dall’ECDC ogni giovedì a sostegno delle raccomandazioni del Consiglio UE.

Ad oggi le aree sono contrassegnate nei seguenti colori:

  • verde se si registrano meno di 25 nuovi casi su 100.000 e il tasso di positività del test inferiore al 4% nell’arco di 14 giorni;
  • arancione se il tasso di notifica in 14 giorni è inferiore a 50 casi per 100.000 ma il tasso di positività del test è del 4% o superiore o, se il tasso di notifica di 14 giorni è compreso tra 25 e 150 casi per 100.000 e il tasso di positività del test è inferiore al 4%;
  • rosso se il tasso di notifica di 14 giorni è di 50 casi per 100.000 o superiore e il tasso di positività del test è del 4% o superiore o se il tasso di notifica di 14 giorni è superiore a 150 casi per 100.000;
  • rosso scuro se il tasso di notifica di nuovi casi negli ultimi 14 giorni è pari o superiore a 500 su 100.000 abitanti;
  • grigio se le informazioni sono insufficienti o se il tasso di test è inferiore a 300 casi su 100.000.

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