Whatsapp, email e sms hanno valore di prova legale: la guida della Cassazione

Isabella Policarpio

22 Luglio 2019 - 09:08

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Per la Corte di Cassazione, i messaggi Whatsapp, gli sms e le email fanno piena prova in giudizio. Ecco come si utilizzano e come si disconoscono.

La Corte di Cassazione, con una nota sentenza, ha ammesso il valore di prova legale delle conversazioni avvenute tramite Whatsapp. Tuttavia, per l’utilizzabilità delle chat in giudizio è necessaria l’acquisizione del supporto telematico. Allo stesso modo, una recente sentenza (qui in allegato) ha formalmente riconosciuto il valore di piena prova anche agli sms e alle email, i quali non possono essere disconosciuti mediante una generica contestazione dell’avvocato.

Si tratta di una sentenza di grande valore pratico: infatti tramite Whatsapp è possibile acquisire informazioni testuali, immagini (come fotografie) ed anche registrazioni audio, che possono essere fondamentali per la risoluzione di un caso in giudizio.

Ma vi sono dei limiti, poiché la veridicità e l’affidabilità delle chat è provata solo esaminando direttamente il supporto tecnologico.

Vediamo le indicazioni della Corte di Cassazione a riguardo.

I messaggi Whatsapp fanno piena prova

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 49016 del 2017, ha stabilito che le conversazioni contenute nelle chat di Whatsapp hanno valore di prova legale in giudizio ma per la loro utilizzabilità è necessaria l’acquisizione del supporto telematico dove è avvenuta la comunicazione.

Secondo i giudici della Corte di Cassazione, orientamento ormai consolidato dalla successiva giurisprudenza, i contenuti Whatsapp (immagini, messaggi, registrazioni audio) rappresentano la memorizzazione di fatti storici, e quindi devono essere considerati alla stregua di una prova documentale ex articolo 234 del Codice di Procedura Penale. Tale articolo, infatti, consente di acquisire in giudizio anche documenti che rappresentano fatti e persone mediante fotografie, cinematografia e fonografia o qualsiasi altro mezzo idoneo.

Dall’altro lato, però, la Cassazione ha ribadito che il valore legale della messaggistica è subordinato all’acquisizione in processo del supporto telematico che contiene la conversazione, in altre parole del telefono cellulare.

Tuttavia, per portare il contenuto delle conversazioni Whatsapp in giudizio esistono diverse modi. Vediamoli.

Acquisizione dello smartphone in processo

Come abbiamo detto, una modalità di acquisizione in giudizio dei messaggi incriminati è l’acquisizione materiale dello smartphone su cui è avvenuta la conversazione. Infatti, come ha precisato la Corte di Cassazione, la rappresentazione fotografica o fonografica non ha alcun valore se non si presenta anche il supporto materiale.

Solo con questa modalità è possibile avere la certezza del contenuto e la genuinità della stampa.

Lo screenshot

Il messaggio incriminato in chat Whatsapp può entrare nelle aule processuali anche mediante lo screenshot del display del cellulare in questione. In pratica, lo screenshot deve essere stampato oppure allegato al fascicolo tramite chiavetta usb.

Naturalmente la controparte potrà contestare la validità della conversazione. Tuttavia la Corte di Cassazione ha ribadito che la contestazione è possibile solo per fondati motivi, ad esempio se manca una parte fondamentale del testo della conversazione, l’indicazione del mittente o la data.

La testimonianza delle chat

Altro metodo è far leggere il contenuto dei messaggi ad un terzo che poi sia disposto a testimoniare in giudizio, esponendo il contenuto della conversazione sotto giuramento, con le conseguenze penali che ne derivano in caso di dichiarazione menzognera.

In tal modo il contenuto Whatsapp entra nel processo esattamente come qualsiasi altra prova testimoniale . Tuttavia questa possibilità è ammessa solo quando si tratta di teste diretto (quindi testimone oculare dei messaggi o delle immagini) e non teste de relato.

La trascrizione delle conversazioni

La giurisprudenza ha ammesso anche la validità della trascrizione delle conversazioni contenute nelle chat Whatsapp. Tuttavia la controparte può contestare tale prova e chiedere la perizia di un tecnico circa la veridicità della trascrizione. A questo punto, il giudice di merito deve provvedere alla nomina di un tecnico d’ufficio al quale verrà consegnato lo smartphone per procedere alla verifica.

Dopo un esame accurato sia del supporto materiale che delle chat, il tecnico provvede a riportare il testo su di un documento ufficiale cartaceo, il quale diventa piena prova in giudizio.

Sms ed email fanno piena prova in giudizio

Una recente decisione della Corte di Cassazione (in allegato) ha dato pieno valore in giudizio anche agli sms e ai messaggi email (rientranti nelle riproduzioni meccaniche dell’articolo 2712 del Codice civile). Da ciò si deduce che i fatti con essi provati fanno piena prova.

Sms ed email, tuttavia, possono sempre essere disconosciuti dalla controparte attraverso la contestazione: per questa sono necessari elementi chiari, espliciti e bene argomentati atti a dimostrare la non conformità tra gli sms/email e la realtà.

La sentenza in questione è la numero 19155/2019:

Corte di Cassazione
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