Vaccino, scudo penale per AstraZeneca: pagheranno gli Stati eventuali risarcimenti?

L’Unione Europea ha siglato un accordo per 300 milioni di dosi del vaccino prodotto da AstraZeneca: l’azienda britannica avrà però lo scudo penale, chi pagherà allora eventuali risarcimenti?

Vaccino, scudo penale per AstraZeneca: pagheranno gli Stati eventuali risarcimenti?

La notizia è del 14 agosto e arriva direttamente dal sito ufficiale di Palazzo Berlaymont: “La Commissione Europea ha concordato le basi di un quadro contrattuale che permetterà, non appena siano dimostrate la sicurezza e l’efficacia del vaccino contro il COVID-19, l’acquisto per conto degli Stati membri dell’UE di 300 milioni di dosi del vaccino prodotto da AstraZeneca, con un’opzione per altri 100 milioni di dosi”.

Niente di nuovo, visto già da mesi si parlava di un accordo tra i singoli Stati e AstraZeneca, che commercializzerà il vaccino targato Oxford-Pomezia e attualmente in avanzata fase di sperimentazione.

Tralasciando gli annunci di Russia e Cina, se gli Stati Uniti hanno puntato tutto sul vaccino per il coronavirus elaborato da Moderna, l’Europa si è voluta assicurare un accordo con AstraZeneca visto che potrebbe essere disponibile già a breve.

La decisione di finanziare il vaccino proposto da AstraZeneca - scrive sempre la Commissione - si basa, tra l’altro, su un rigoroso approccio scientifico e sulla tecnologia utilizzata (il vaccino ChAdOx1 impiega un adenovirus ricombinante non replicativo degli scimpanzé), sulla rapidità di consegna su scala, sui costi, sulla condivisione del rischio, sulla responsabilità e sulle capacità produttive atte all’approvvigionamento dell’intera UE”.

Vaccino: scudo penale per AstraZeneca?

L’obiettivo dell’UE sarebbe quindi quello di avere a disposizione le prime dosi da utilizzare per le fasce più a rischio della popolazione già a fine anno. Questo vorrebbe dire che il vaccino sarà distribuito quando ancora non sarà terminata la fase 3 della sperimentazione.

Il processo di regolamentazione sarà flessibile ma resterà solido” fa sapere la Commissione che “si avvarrà delle flessibilità offerte dal quadro normativo dell’UE per accelerare l’autorizzazione e la disponibilità di vaccini efficaci contro la COVID-19. Rientrano in tale quadro una procedura accelerata di autorizzazione e la flessibilità in relazione all’etichettatura e all’imballaggio”.

Per non dover aspettare altri mesi, dall’Europa potrebbe di conseguenza arrivare una autorizzazione speciale per permettere l’inizio della somministrazione prima dell’inizio del nuovo anno.

Il vaccino di AstraZeneca finora avrebbe superato tutti i test di non tossicità e sicurezza, ma Scenarieconomici parla anche di “ effetti collaterali non lievi , con casi di febbri anche forti dovute all’inoculazione del vaccino”.

Motivo questo per cui Reuters lo scorso 31 luglio ha diffuso la notizia che AstraZeneca non sarà obbligata a pagare eventuali future richieste di responsabilità relative all’impiego del candidato vaccino contro il COVID-19 che sta sviluppando, visto che “la pharma britannica ha raggiunto questo accordo con la maggior parte dei Paesi con i quali ha stipulato un contratto di fornitura”.

Si parla di conseguenza di una sorta di scudo penale e civile totale inserito nei contratti stipulati, o di “una fidejussione che obblighi terzi a pagare eventuali richieste di danni” come scrive sempre Scenarieconomici.

Nei contratti che abbiamo stipulato chiediamo un risarcimento - ha spiegato Ruud Dobber, membro senior dell’executive team di AstraZeneca - Per la maggior parte dei Paesi è accettabile assumersi quel rischio perché è nell’interesse nazionale”.

Per quanto riguarda l’Italia, il ministro Roberto Speranza ha dichiarato in Senato che “abbiamo sottoscritto un accordo con AstraZeneca che ci consentirà di avere, se questo candidato vaccino dovesse superare tutte le prove, le prime dosi già entro la fine del 2020”.

Se così stessero le cose, toccherebbe allora ai vari Stati che hanno un accordo con la pharma britannica, tra cui anche l’Italia, pagare gli eventuali risarcimenti per un vaccino che potrebbe essere distribuito quando è ancora in fase di sperimentazione.

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