Vaccino AstraZeneca: lo stop fa aumentare i costi per l’Italia

Alessandro Cipolla

16/03/2021

22/03/2021 - 09:02

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La momentanea sospensione di AstraZeneca può far lievitare l’esborso dell’Italia per i vaccini: quello di Oxford infatti è il siero più economico, con il nostro Paese a rischio stangata se fosse costretto ad acquistarne altri a prezzo di mercato.

Vaccino AstraZeneca: lo stop fa aumentare i costi per l'Italia

A prescindere da come andrà a finire la vicenda AstraZeneca, il momentaneo stop alla somministrazione del vaccino di Oxford potrebbe determinare un sensibile aumento del costo della campagna vaccinale in Italia.

Come spiegato in conferenza stampa, l’Ema giovedì si esprimerà sulla revisione del vaccino di AstraZeneca “in seguito alla preoccupazioni emerse”, con la direttrice Emer Cooke che ha spiegato come al momento non sia stato “trovato alcun effetto collegato a singoli lotti, ma continuiamo a investigare”.

Nel frattempo in Italia l’Aifa, con un provvedimento definito “precauzionale e temporaneo”, ha stoppato l’utilizzo del vaccino made in Oxford in attesa del responso dell’Ema. Una scelta questa identica a quella presa nelle stesse ore da Germania, Francia e Spagna.

Questo significa che giovedì sapremo se da noi riprenderà la vaccinazione con AstraZeneca, ma a prescindere ormai la reputazione dell’azienda anglo-svedese sembrerebbe essere in picchiata, con molti cittadini che anche con un disco verde da parte delle autorità competenti potrebbero ugualmente rifiutare la somministrazione del siero di Oxford.

Caos AstraZeneca, l’Italia rischia un salasso

In Italia finora AstraZeneca ha consegnato 2.196.000 dosi, ma soltanto 1.093.800 sono state utilizzate. Entro la fine di marzo, stando agli accordi l’azienda dovrebbe arrivare a consegnare in totale 5.353.250 dosi, ma già ha comunicato che non riuscirà a rispettare i patti.

Nel secondo trimestre invece AstraZeneca dovrà fornire all’Italia 10.042.500 dosi e nel terzo trimestre 24.771.250 dosi. In sostanza, da programma nel nostro Paese nel 2021 devono arrivare ancora oltre 35 milioni di dosi del vaccino di Oxford.

tabella vaccini
Fonte Ministero della Salute

Se l’Ema o l’Aifa dovessero decidere di stoppare definitivamente l’utilizzo di AstraZeneca, l’Italia di conseguenza dovrà acquistare a prezzo di mercato le 35 milioni di dosi che verrebbero meno.

Lo scorso 18 dicembre, per “errore” un membro del governo belga ha twittato (post poi subito rimosso) una tabella che andava a indicare quanto costano all’Unione Europea i vari vaccini. Bisogna ricordare che i contratti sono stati stipulati da Bruxelles, ma poi a saldare i conti sono i singoli Paesi.

tabella costi vaccini
Fonte GDS

Come si può vedere, stando a questa misteriosa tabella quello di AstraZeneca è il vaccino più economico, tanto da costare dieci volte meno rispetto a quello di Moderna. Facile a questo punto immaginare quanto potrebbe costare all’Italia sostituire le dosi pattuite con l’azienda anglo-svedese: anche stringendo un patto con la Russia per lo Sputnik V, il costo si dovrebbe aggirare sempre sui 10 dollari a dose.

Resta poi da capire cosa prevede il contratto sottoscritto da Bruxelles con AstraZeneca, quello reso pubblico era pieno di omissis nelle parti più interessanti, visto che i vari Paesi potrebbero comunque essere costretti a pagare le dosi pattuite anche in caso di uno stop all’utilizzo.

Lo scenario peggiore però potrebbe essere un altro: l’Aifa torna a consentire la somministrazione di AstraZeneca ma le quasi 40 milioni di dosi che abbiamo in pancia, considerando pure quelle attualmente in magazzino, potrebbero restare largamente inutilizzate vista la probabile sfiducia dei cittadini verso il siero di Oxford.

L’Italia così sarebbe costretta a saldare le fatture con AstraZeneca, ma al tempo stesso ad avere bisogno di milioni di altre dosi dal costo nettamente superiore. Insomma, da questo caos che si è venuto a creare una cosa appare certa: i costi per la campagna vaccinale da noi sembrerebbero essere destinati a lievitare sensibilmente, senza contare i danni che comporterebbe un allungamento dei tempi per il raggiungimento dell’immunità di gregge.

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