Unioni civili, sì all’assegno di divorzio per il coniuge più debole: la sentenza

Il Tribunale di Pordenone ha riconosciuto il diritto all’assegno di divorzio in seguito allo scioglimento di un’unione civile tra due donne. La sentenza.

Unioni civili, sì all'assegno di divorzio per il coniuge più debole: la sentenza

Anche nell’ambito delle unioni civili, il coniuge economicamente più debole ha diritto all’assegno di divorzio, come avviene per le coppie di sesso diverso. Lo ha deciso il Tribunale di Pordenone lo scorso 13 marzo.

Nel caso di specie, il giudice ha riconosciuto un assegno di divorzio periodico di 350 euro ad una donna, dopo lo scioglimento dell’unione civile con la compagna avvenuta nel 2016.

La sentenza in esame è rilevante non solo per il riconoscimento dell’assegno divorzile, ma anche perché si tratta di uno dei primi casi di divorzio senza passare prima per il periodo di separazione.

Assegno di divorzio: spetta anche in caso di scioglimento dell’unione civile

Una recente sentenza del Tribunale di Pordenone ha riconosciuto l’assegno di divorzio ad una donna in seguito allo scioglimento dell’unione civile con la partner, stipulata nel 2016.

Le due donne, convivevano dal 2013 e avevano deciso di unirsi civilmente subito dopo l’approvazione della legge Cirinnà.

La sentenza si è svolta lo scorso 13 marzo e presenta profili di interesse sotto due aspetti: innanzitutto perché riconosce il diritto all’assegno anche nelle unioni civili, in secondo luogo perché tratta uno dei primi casi di divorzio “diretto” delle unioni civili, senza passare per la fase di separazione.

Nel caso in esame, il giudice ha risposto positivamente alla richiesta del difensore della parte economicamente più debole della coppia che, quindi, si è vista riconoscere un assegno periodico di 350 euro.

Nella determinazione dell’ammontare dell’assegno, esattamente come avviene nelle cause di cessazione degli effetti civili del matrimonio, il giudice di merito ha tenuto conto lo squilibrio economico e patrimoniale oggettivo tra le due donne e anche il comportamento avuto dopo la cessazione della convivenza.

In particolare la donna a cui è stato riconosciuto l’assegno si era trasferita per convivere con la compagna abbandonando il suo lavoro e dovendosi accontentare di uno meno gratificante e remunerativo.

Inoltre alla donna è stato riconosciuto il diritto di continuare ad abitare nella casa in comune. Naturalmente se in futuro decidesse di cambiare abitazione, il giudice dovrà provvedere alla rimodulazione dell’assegno di divorzio.

La disciplina del divorzio nelle unioni civili

La disciplina del divorzio per le Unioni civili si differenzia sensibilmente da quella prevista per i matrimoni. Infatti le unioni civili si sciolgono più rapidamente: infatti non viene stabilito l’obbligo di passare per la separazione, ma è sufficiente che i partners comunichino all’Ufficiale di Stato Civile, anche in modo disgiunto, la loro intenzione di dividersi. Trascorsi tre mesi da questa manifestazione d’intenti è possibile proporre la domanda di divorzio.

Per le unioni civili il legislatore non ha previsto né il periodo di separazione né l’obbligo di tentare la riconciliazione spirituale delle parti: è sufficiente che la domanda di divorzio sia preceduta dalla manifestazione di volontà presso l’Ufficiale dello Stato Civile almeno tre mesi prima.

Per formalizzare il divorzio le parti possono scegliere tra le procedure previste per matrimonio:

  • in Tribunale secondo le regole del divorzio giudiziale;
  • in Comune davanti al Sindaco;
  • con negoziazione assistita.

Ci preme sottolineare che, in assenza dell’obbligo di fedeltà, in caso di tradimento la parte danneggiata non può chiedere il divorzio con addebito.

Ricordiamo che le unioni civili possono essere sciolte automaticamente senza la manifestazione d’intenti presso l’Ufficiale dello Stato Civile in caso di morte di una delle parti o cambio di sesso di una parte accertato con una sentenza del giudice.

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