USA: inizia l’esportazione del petrolio per arginare la minaccia russa. Obama punisce Putin

Gli Usa autorizzano due compagnie americane ad esportare petrolio, arginando un divieto in vigore da 40 anni e minacciando lo strapotere russo sull’Europa. Dopo la decisione di Mosca sul gas, l’America passa al contrattacco

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama avvia una svolta storica che potrebbe cambiare l’assetto geopolitico mondiale. Dopo le ultime decisioni prese dalla Russia sul gas, ma anche dopo gli accordi per minare lo strapotere del dollaro nei mercati internazionali, l’America non ci sta e passa al contrattacco, ponendo fine ad un divieto in vigore da oltre 40 anni e autorizzando due piccole compagnie petrolifere, Pioneer Natuarl Resources ed Enterprise Products Partners ad esportare petrolio ultra-leggero. Il greggio potrà poi diventare benzina o combustibile fuori dai confini americani.

A darne notizia è lo stesso Ufficio per la Sicurezza e l’Industria del Dipartimento del Commercio di Washington che, attraverso un comunicato, fa sapere di aver approvato anche l’avvio della raffinazione. Scelta, quest’ultima, volta ad aggirare la norma che consente solo ed esclusivamente l’export di petrolio già raffinato.

Obama si affida dunque ad una via di mezzo. In passato infatti si era più volte parlato di una legge che abrogasse definitivamente il divieto imposto quasi mezzo secolo fa. Ma la misura avrebbe potuto provocare ulteriori frizioni con i Repubblicani. Il Presidente USA ha preferito non rischiare, anche se, la mossa potrebbe trasformarsi in un precedente importante.

Le prime esportazioni verranno avviate ad agosto e riguarderebbero circa 700mila barili al giorno di petrolio. Una quantità che però potrebbe salire pian piano, trasformando profondamente gli equilibri mondiali.

Ricordiamo infatti che il mercato del greggio è attualmente appannaggio di Russia e del mondo arabo, con l’aggiunta di Nigeria e Venezuela, che rappresentano comunque ancora una piccola realtà.

Ma negli ultimi 5 anni anni l’America non è rimasta con le mani in mano, come dimostra la crescita delle estrazioni «shale» (gas e greggio derivante dalle conchiglie) che consente oggi di produrre oltre 3 milioni di barili al giorno.

Messaggio a Putin
Vedere nella scelta di Barack Obama una risposta alle decisioni recentemente prese da Vladimir Putin non sembra un errore.
Il Presidente Russo rappresenta oggi una delle principali preoccupazioni per il vecchio continente, fortemente dipendente da Mosca per gas e petrolio. Ma anche il Medio Oriente farebbe bene a stare attento. Due piccioni con una fava dunque.

Se infatti l’export degli USA, crescesse il loro strapotere potrebbe essere totalmente in discussione, iniziando una sorta di «mercato della concorrenza» nella vendita di greggio e derivati.

Senza contare che il prezzo del petrolio potrebbe letteralmente crollare, cosa che però andrebbe a discapito anche degli Stati Uniti.

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