Le sanzioni contro la Russia, con scadenza a giugno, sono state prolungate per altri sei mesi fino al 31 gennaio del 2016 dall’Unione Europea: i commenti del Cremlino e il rischio sul mercato del lavoro europeo.
Fonti ufficiali hanno dichiarato che l’Unione Europea ha esteso le sanzioni contro la Russia per altri sei mesi.
Ciò avviene in seguito alla decisione dell’UE dello scorso venerdì di estendere le sanzioni contro la Crimea per un altro anno.
La suddetta decisione è stata annunciata dall’Addetto Stampa per gli Affari Esteri, Susanne Kiefer, la quale ha scritto sul suo account Twitter che le sanzioni resteranno in vigore fino al 31 Gennaio 2016 per assicurare che l’accordo di Mink sia implementato.
In una conferenza stampa a Lussemburgo, il ministro degli Esteri italiano Paolo Gentiloni ha dichiarato ai giornalisti che l’UE passerà in rassegna le sanzioni contro la Russia tra sei o sette mesi. Ha poi aggiunto che il dialogo con la Russia, specialmente sulle questioni di Libia e Siria, è di “cruciale importanza” per l’UE.
Sanzioni alla Russia per altri 6 mesi: la reazione del Cremlino
Il primo ministro russo Dmitry Medvedev ha ordinato al suo staff di chiedere al presidente Putin un’estensione delle contro-sanzioni che hanno fatto seguito alla decisione dell’UE.
Il premier ha inoltre ordinato la preparazione di un decreto contenente tutte le categorie di prodotti e le tipologie di transazioni coperte dalle misure restrittive.
Il portavoce del presidente della Russia Dmitry Peskov ha detto ai giornalisti che non è stata la Russia ad iniziare le misure restrittive per prima ma che avrebbe risposto reciprocamente e ha anche aggiunto che la politica delle sanzioni danneggia non solo l’attività economica in Russia, ma anche i contribuenti europei.
Le sanzioni contro la Russia comprendono restrizioni su prestiti alle principali banche statali russe, oltre alle maggiori aziende petrolifere e di difesa. In aggiunta, Bruxelles ha imposto restrizioni sul rifornimento di armi e di attrezzature militari, oltre a tecnologie militari, tecnologie a duplice uso, e apparecchiature ad alta tecnologia per la produzione di petrolio.
Nessuna sanzione, tuttavia, contro l’industria russa del gas.
L’UE ha imposto le sanzioni contro la Russia il 1 agosto 2014 e le ha irrigidite a settembre dello stesso anno. Ad Ottobre, una decisione presa separatamente dal Consiglio dell’UE ha allentato le restrizioni contro i sussidiari europei delle banche statali russe.
Come contromisura, la Russia ha introdotto un embargo sul cibo contro i paesi che hanno sostenuto le sanzioni, e ha perseguito una politica di sostituzione delle importazioni da allora.
Secondo un nuovo studio dell’Istituto Austriaco per la Ricerca Economica (WIFO), il prezzo che l’economia dell’UE dovrà pagare a causa di questo conflitto è maggiore di quello che Bruxelles aveva inizialmente previsto.
Le dure conseguenze sul mercato del lavoro UE
Come conseguenza delle sanzioni, c’è il rischio che l’UE perda fino a 2.5 milioni di posti di lavoro: più nello specifico, la Germania potrebbe perdere 465.000 posti di lavoro a causa della riduzione delle esportazioni verso la Russia.
L’Italia perderebbe 215.000 posti di lavoro, la Spagna 160.000, la Francia 145.000, e il Regno Unito 110.000, mentre la Svizzera, che non fa parte dell’UE ma ha seguito la scia di Bruxelles sulle sanzioni, vedrebbe una perdita di 45.000 posti di lavoro, di cui 5.000 nel settore del turismo.
Fonte: RT
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