Non si ferma il declino della lira turca, che ha aggiornato i record negativi su dollaro, euro e sterlina. Secondo Goldman Sachs è in arrivo una nuova svalutazione
Per la lira turca è un momento davvero cupo sui mercati valutari, complice l’avvio del tapering della FED e l’instabilità politica che ha colpito il paese a partire da giugno scorso con l’inizio delle proteste di Gezi Park rivolte all’attuale esecutivo guidato da Recep Tayyip Erdogan. Le cose sono peggiorate da metà dicembre scorso, quando tre ministri hanno rassegnato le dimissioni a seguito dell’inchiesta per corruzione.
Il maxi-rimpasto di governo attuato dal premier non è servito a fermare l’emorragia di capitali stranieri, che in realtà si erano già allontanati dalle rive del Bosforo quando si è capito che la FED avrebbe iniziato a ridurre gli stimoli monetari. La Turchia è stato tra i principali beneficiari del piano di quantitative easing della FED, grazie al fatto che centinaia di miliardi di dollari di capitali esteri sono stati dirottati verso gli alti rendimenti di titoli denominati in lira turca. Ora la situazione è radicalmente cambiata.
Sul forex il tasso di cambio USD/TRY è volato fino a 2,25, aggiornando così i massimi storici. Nuovi record anche per i cross EUR/TRY e GBP/TRY, rispettivamente a 3,04 e 3,695. Il declino della lira turca, che nel 2013 ha perso più del 20% del suo valore sul biglietto verde, appare inarrestabile. Secondo Goldman Sachs il cambio salirà fino a 2,50 entro 12 mesi.
Ahmet Akarli, economista per i mercati emergenti di Goldman Sachs a Londra, ritiene che il pil della Turchia crescerà intorno al 4% nel 2013, dopo il 2,2% dell’anno precedente. Il pericolo maggiore arriva dall’andamento dell’inflazione, che sembra stia nuovamente scaldando i motori nonostante il più basso ritmo di crescita rispetto al passato. A fine 2013 l’inflazione si è attestata al 7,4% (a fine 2011 era al 10,5%), ma quest’anno dovrebbe rialzare la testa all’8,3%.
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