Tour de France 2018: ecco il giro d’affari della Grand Boucle

Tutto pronto per l’edizione 2018 del Tour de France: vediamo allora qual è il giro d’affari della più importante corsa a tappe del ciclismo.

Tour de France 2018: ecco il giro d'affari della Grand Boucle

Sarà la 105° edizione del Tour de France quella che il 7 luglio scatterà da Noirmoutier-en-l’Île, piccola ma apprezzata località balneare della Loira, con l’ultima tappa che ci sarà il 29 luglio con la consueta passerella parigina.

Tutti gli occhi saranno puntati su Chris Froome, il vincitore del 2017 che però è stato a rischio esclusione per una vicenda di doping, ora è stato assolto, mentre tutte le speranze italiane saranno concentrate sul messinese Vincenzo Nibali.

Dopo aver fatto a maggio i conti in tasca al Giro d’Italia, vediamo allora quale sarà il giro d’affari anche della Grand Boucle, con il Tour de France che si conferma essere oltre alla corsa ciclistica più importante al mondo anche la più ricca.

Le cifre del Tour de France

Da sempre c’è stata una sorta di divisione nel mondo del ciclismo tra chi ritiene il Tour de France la corsa regina e chi invece propende per il nostro Giro d’Italia. Un compromesso potrebbe essere definire il Giro come la corsa a tappe più difficile e il Tour come quella più affascinante.

Dal punto di vista del budget e degli sponsor però al momento non c’è partita, anche se con la gestione di Urbano Cairo negli ultimi anni Rcs ha fatto compiere al Giro un notevole passo in avanti ma il gap con i francesi rimane ancora importante.

Il Giro d’Italia infatti è passato dai 25 milioni di fatturato dell’edizione 2016 ai 35 milioni del 2017, incrementando così di 10 milioni in un solo anno. Peccato però che il Tour de France veleggi da tempo su cifre che si aggirano sui 150 milioni.

Il Tour in Francia viene organizzato da Amaury Sport Organisation, una società controllata dalla Epa che è anche l’editore de L’Equipe e della rivista France Football, quella che organizza il Pallone d’Oro.

La metà degli introiti della Grand Boucle deriva dai diritti televisivi. Per trasmettere il Tour soltanto in patria, France Télévision si è aggiudicata la gara sborsando 24,9 milioni l’anno fino al 2020.

Altri 50 milioni poi arrivano dai diritti televisivi per la trasmissione della corsa all’estero: in totale sono 190 i paesi che mandano in onda il Tour, 60 di questi in diretta, per la stima monstre di un totale di 3,5 miliardi di telespettatori in tutto il mondo.

Visti i numeri televisivi è normale che anche gli sponsor non manchino, pesando per un buon 40% nel complesso del fatturato. Il totale degli introiti dalle sponsorizzazioni è di circa 60 milioni, il doppio di quanto veniva incassato nel 2010.

Infine il restante 10% delle entrate deriva dai soldi che le varie città versano all’organizzazione per ospitare l’arrivo o la partenza delle varie tappe.

In merito ci sono dei costi standard: 65.000 euro per la partenza e 110.000 euro per l’arrivo, mentre per ospitare sia un arrivo che poi una partenza il giorno dopo c’è uno sconto con 160.000 euro in totale da dover sborsare.

La distanza tra il giro d’affari del Tour de France e quello del Giro d’Italia è quindi ampia, basti pensare che da noi dagli sponsor arrivano circa 14 milioni a fronte dei 60 milioni dei Transalpini per non parlare poi dei diritti televisivi.

Numeri questi della Grand Boucle che la rendono senza dubbio la corsa a tappe più ricca al mondo, con il Giro staccato di molto a inseguire sperando però che almeno il nostro Vincenzo Nibali ci possa dare soddisfazioni sulle strade di questa edizione del Tour.

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