Agcom multa Tim, Vodafone e Wind 3 per la «tassa» sul ritardo della ricarica

L’Autorità garante delle telecomunicazioni ha configurato un importante precedente che impedirà alle compagnie di modificare unilateralmente in contratti

Agcom multa Tim, Vodafone e Wind 3 per la «tassa» sul ritardo della ricarica

Nuova bacchettata dell’Agcom nei confronti dei principali gestori telefonici. Tim, Vodafone e Wind 3 sono state sanzionate per 2 milioni di euro per le modifiche unilaterali dei contratti per l’opzione relativa all’esaurimento del credito. Ma la sentenza dell’Autorità è importante soprattutto perché crea un precedente: le compagnie, che troppo spesso modificano le condizioni contrattuali senza il consenso dei clienti, d’ora in poi troveranno dei limiti alla loro capacità d’azione.

Agcom multa Tim, Vodafone e Wind 3

Nella giornata di oggi, a Tim, Vodafone e Wind Tre è stata comminata una multa da 696 mila euro dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (Agcom). Il motivo è la modifica in massa dei contratti, nei quali è stato aggiunto un servizio aggiuntivo.

Nello specifico, questo prevede che, se il cliente esaurisce il proprio credito e non effettua prima una ricarica per rinnovare l’offerta, la compagnia non blocca più il traffico in uscita, ma glielo rende disponibile con un costo aggiuntivo. Per Vodafone e Wind 3 tale costo ammonta a 0,99 euro per continuare a chiamare e navigare per 48 ore, mentre per Tim è di 0,90 euro al giorno, per due giorni.

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L’importo viene quindi addebitato alla successiva ricarica. Tutto questo senza chiedere prima il consenso all’utente sull’erogazione del servizio. Quest’ultimo potrebbe anche risultare comodo, non fosse che, appunto, è mancata l’informazione da parte dei gestori. Inoltre, come rivelano le discussioni sui forum specializzati, molti utenti non lo hanno percepito come un servizio, ma come una vera e propria “tassa” sul ritardo della ricarica.

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Tim, Vodafone e Wind 3, facendo affidamento sulle regole che permettono loro di aumentare i tariffe o ridurre GB, hanno forzosamente modificato i contratti inserendo un nuovo servizio. E proprio questo, secondo Agcom, è il vero problema.

L’Autorità ha ritenuto che la pratica degli operatori “non possa configurarsi come semplice esercizio dello jus variandi”, per il quale “non è necessaria l’accettazione da parte degli utenti”. Gli operatori, piuttosto, non si sono limitati “a modificare le originarie condizioni del contratto prepagato sottoscritto, ma vi hanno inserito un quid novi”. Quest’ultimo, fra l’altro, va direttamente in contrasto con la delibera del Consiglio di Stato “che obbliga gli operatori a far cessare immediatamente la connessione dati”

Un conto, dunque, è modificare gli elementi già presenti del contratto. Un altro è aggiungerne di nuovi. Ma d’ora in avanti questa pratica non sarà più consentita: l’Agcom ha stabilito, infatti, che la variazione può riguardare soltanto servizi preesistenti.

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