Terapie intensive: a maggio stanziati 1,1 miliardi ma ancora nessun cantiere aperto

A maggio nel decreto Rilancio il governo ha stanziato 1,1 miliardi per 7.500 nuovi posti di terapia intensiva: a ottobre, nessun cantiere è ancora partito con neanche le gare d’appalto che sono state fatte.

Terapie intensive: a maggio stanziati 1,1 miliardi ma ancora nessun cantiere aperto

Il governo si appresta a prorogare lo stato di emergenza fino al 31 gennaio, ma ancora è tutto fermo per quanto riguarda i 7.500 nuovi posti di terapia intensiva previsti con il decreto Rilancio dello scorso maggio.

A denunciare il ritardo è un articolo de La Stampa, che ha spiegato come cinque mesi dopo lo stanziamento di ben 1,1 miliardi per la creazione di nuove terapie intensive, in vista di una seconda ondata dell’emergenza coronavirus, ancora non sono stati fatti neanche i bandi.

I fondi erano stati decisi dal decreto Rilancio al fine di creare nuovi posti e di adeguare, a livello di standard di sicurezza e di tecnologia, quelli che sono stati creati in tutta fretti nei mesi caldi dell’emergenza.

Con la curva epidemiologica che anche in Italia sta iniziando a salire, anche se al momento non c’è ancora nessun campanello d’allarme, dopo cinque mesi per questi 7.500 posti di terapia intensiva è ancora tutto fermo.

Terapie intensive: i motivi del ritardo

Da buona tradizione italica, per giustificare questo ritardo stiamo assistendo al solito scaricabarile. Per la struttura commissariale che fa capo a Domenico Arcuri, le Regioni avrebbero inviato i loro piani soltanto da pochi giorni.

Sarebbe questo il motivo di conseguenza dello stallo per quanto riguarda le gare d’appalto, con i bandi che adesso viaggeranno attraverso una procedura semplificata per cercare di accelerare i tempi.

Il nuovo programma prevede che entro il 12 ottobre dovranno pervenire le offerte da parte della aziende appaltatrici, con i cantieri che poi dovrebbero partire entro la fine di questo mese.

C’è però un’altra grana da dover affrontare: visto l’aumento previsto dei posti di terapia intensiva, non sembrerebbero esserci al momento un numero sufficiente di medici anestesisti rianimatori.

Con il numero dei ricoveri per coronavirus che sono in aumento, anche se ancora non si è raggiunto il livello di guardia, il nostro Paese non appare essere in termini di terapie intensive ancora pronto ad affrontare una possibile seconda ondata.

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