La crisi finanziaria mondiale ha creato nuovi scenari inediti nel panorama mondiale delle valute soprattutto sotto un aspetto centrale: i tassi di interesse sulle valute.
Mentre USA ed Europa hanno praticamente azzerato i tassi di interesse i paesi emergenti come Brasile e Cina continuano ad alzare i loro tassi rispettivamente al 10,75% e 5,81%!
Questi differenziali di spread determinano immensi movimenti speculativi secondo il cosiddetto schema del «Carry Trade»: prendere soldi in prestito a tassi basi ed investirli in paesi e mercati a rendimenti elevati.
Nel 2010 la moneta preferita dai carry traders è stata l’Euro: questo fatto indica un sentiment negativo verso la moneta unica europea, evidentemente sulla scorta delle argomentazioni su PIGS e similari, anche se gli USA non se la passano certo meglio.
Conseguenze nefaste?
Ciò che oggi ingrassa i bilanci di banche e fondi, domani può però diventare un boomerang. I rischi del carry trade sono infatti tanti. Innanzitutto le banche e gli investitori, quando si indebitano a tassi bassi, lo fanno con un effetto leva elevato per aumentare i guadagni: questo significa che il giorno in cui i mercati dovessero girare, migliaia di investitori dovrebbero chiudere le loro speculazioni in fretta e furia per non moltiplicare le perdite. E questo avrebbe pesanti conseguenze sia sui bilanci bancari, sia sui paesi «oggetto» di carry trade. Per questo il presidente della Fed Ben Bernanke da mesi chiede alle banche di ridurre il carry trade.
Ma i rischi sono anche altri. I flussi di capitali nei paesi emergenti stanno creando problemi – in maniera diversa – alle loro economie. Per questo alcuni stati, tra cui proprio Cina e Brasile, hanno deciso di alzare le barriere sui capitali esteri in ingresso. In questo modo cercano di arginare la corsa degli investitori esteri, che – se eccessiva – può far salire le valute e creare squilibri economici. Si arriva così al paradosso di paesi, come la Cina, che da un lato alzano i tassi d’interesse e dall’altro devono cercare escamotage per frenare l’afflusso di capitali in entrata.
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