Tari 2019: scadenza, importo e chi paga la tassa sui rifiuti

Scadenza Tari 2019, si avvicina il termine per il pagamento della prima rata della tassa sui rifiuti. Facciamo il punto su chi paga e quali le modalità di versamento.

Tari 2019: scadenza, importo e chi paga la tassa sui rifiuti

Scadenza in arrivo per la Tari 2019, con la prima rata che in molti comuni d’Italia dovrà essere pagata tra i mesi di aprile e maggio.

Il termine per il pagamento della tassa sui rifiuti, a differenza di quanto previsto per l’IMU e la TASI, non è unico in tutta Italia ma sono i singoli comuni a stabilire quando si paga la Tari.

Allo stesso modo, è a livello locale che viene stabilito chi paga la Tari e possono esservi diversi casi di esenzione o riduzione dell’importo complessivamente dovuto.

Sulla Tari non sono in pochi ad avere dubbi e soprattutto a chiedersi quando è obbligatoria e quando invece si può non pagare e richiedere l’esenzione. Per questo abbiamo pensato di creare una guida alla tassa sui rifiuti - una delle più odiate dagli italiani - con tutte le informazioni utili su obbligo o esonero di pagamento, importo, scadenza e modalità di pagamento.

Le regole fondamentali che disciplinano il tributo sono le stesse in tutta Italia e, in merito alle scadenze per il pagamento della Tari, sono di norma previste dalle due alle quattro rate anche nel 2019.

Tra i primi ad essere chiamati alla cassa per il pagamento della tassa sui rifiuti vi sono i cittadini residenti nel Lazio che, entro la fine del mese di aprile, dovranno effettuare il pagamento della prima rata della Tari 2019.

Facciamo di seguito il punto su tutte le regole da conoscere, quali sono i soggetti obbligati al pagamento della tassa sui rifiuti e quali sono invece le esenzioni previste.

Scadenza Tari 2019, il termine per il pagamento di acconto e saldo

La Tari 2019 è, insieme all’Imu e alla Tasi parte della Iuc, ovvero l’imposta unica comunale che deve essere pagata da tutti i cittadini che detengono un’immobile di qualsiasi categoria catastale.

Come prima cosa è bene partire ricordando quelle che sono le scadenze per il pagamento della Tari per il 2019 per evitare di incorrere in sanzioni.

Sebbene il termine per il pagamento sia stabilito da parte di ciascun Comune, solitamente la scadenza per il pagamento della prima rata della tassa sui rifiuti (primo acconto Tari) è fissata al 30 aprile 2019.

Si tratta soltanto di una delle due o quattro date da tenere a mente. In base all’importo dovuto ed in base a quanto stabilito dal Regolamento comunale, la scadenza della Tari può essere dilazionata da aprile fino al mese di novembre.

Solitamente, il versamento della tassa rifiuti prevede le seguenti scadenze:

Tari 2019Scadenza
primo acconto 30 aprile
secondo acconto 31 luglio
saldo 30 novembre

In alcuni comuni, come a Roma, i cittadini pagano la Tari in due scadenze, con l’acconto da pagare entro la fine del mese di luglio ed il saldo entro la fine dell’anno.

È diversa anche la scadenza della Tari 2019 a Napoli, dove il pagamento viene diviso per tutti in quattro rate, con la prima da pagare entro la fine di giugno e l’ultima entro il 16 di novembre.

In ogni caso, l’avvicinarsi della scadenza per il pagamento della tassa sui rifiuti sarà segnalato dall’invio presso il proprio domicilio del bollettino di pagamento da parte del Comune, all’interno del quale sarà riportata la data esatta entro la quale effettuare il versamento.

Tari 2019, chi paga? Soggetti obbligati al pagamento della tassa sui rifiuti

Dopo aver fornito alcune indicazioni su qual è la scadenza da rispettare, analizziamo chi paga la Tari 2019 e quindi quali sono i soggetti obbligati al versamento.

Nel farlo non si può che iniziare analizzando quanto previsto dalla Legge di Stabilità 2014, con la quale è stata istituita la IUC (imposta unica comunale) costituita da Imu, Tasi e Tari.

Il gettito Tari è utilizzato dai comuni per finanziare i costi del servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti e a pagare è l’utilizzatore dell’immobile. Questo vuol dire che, come stabilito per legge, paga la Tari chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte, a qualsiasi uso adibiti, suscettibili di produrre rifiuti urbani. In caso di più possessori o detentori il pagamento dovrà essere effettuato in solido.

Si tratta di un punto da tenere bene a mente perché non sono rari i casi in cui ci si chiede chi sono i soggetti obbligati a pagare la Tari, soprattutto in caso di immobili in affitto. In tal caso - secondo il principio che chi inquina paga - dovrà versare la tassa sui rifiuti l’inquilino, in quanto è il soggetto che effettivamente produce rifiuti.

Soltanto nel casi di affitti brevi di durata inferiore a sei mesi è il proprietario a dover pagare, anche se non vive nell’immobile.

Chi non paga la Tari

La Tari 2019 non è sempre obbligatoria e in alcuni casi è possibile non pagare oppure richiedere la riduzione dell’importo. In ogni caso la tassa sui rifiuti è dovuta anche per le seconde abitazioni, a meno che non risultino disabitate.

Rientrano tra i casi di esonero e quindi nelle situazioni in cui non si paga la Tari le seguenti fattispecie:

  • aree condominiali comuni e non utilizzate in via esclusiva (ad esempio per androne e scale del palazzo);
  • aree in cui non si producono rifiuti in modo autonomo, ovvero cantine, terrazze, balconi;
  • aree pertinenziali scoperte o accessorie di locali già soggetti a tributo;
  • locali che, a causa di situazioni particolari, non sono suscettibili di produrre rifiuti.

In questi casi è possibile richiedere al proprio Comune l’esenzione dal pagamento della Tari. In più, non è dovuto il pagamento della tassa sui rifiuti nel caso di immobile disabitato, ma esclusivamente nel rispetto di particolari requisiti e regole.

Per richiedere l’esenzione della Tari in caso di immobile non abitato è necessario che il locale non risulti essere occupato nell’anno di riferimento, ovvero se non risultano attive utenze di energia e acqua e se non sono presenti complementi di arredo.

Quando è possibile, invece, richiedere la riduzione della Tari 2019? In questo caso è innanzitutto bene specificare che l’importo viene ridotto soltanto qualora il Comune lo preveda. La riduzione della Tari è a discrezione del Comune nel caso di abitazioni con unico inquilino, locali utilizzati in maniera discontinua o stagionale, fabbricati rurali o se utilizzate da cittadini che richiedono per più di metà dell’anno all’estero.

La riduzione della Tari è invece possibile nel caso in cui nella propria area di residenza siano presenti dei disservizi nella gestione e nello smaltimento dei rifiuti, ovvero:

  • zone dove non viene effettuata la raccolta a causa della distanza dal più vicino punto di raccolta (la Tari è dovuta solo fino a un massimo del 40% dell’importo);
  • mancato svolgimento del servizio di gestione dei rifiuti o quando il servizio sia comunque stato interrotto causando pericolo di danno alle persone e all’ambiente (in questo caso la Tari è dovuta fino a un massimo del 20%);
  • raccolta differenziata dei rifiuti, con sconti e riduzioni che variano a seconda del Comune.

Scadenza Tari 2019, come fare il calcolo della tassa sui rifiuti

L’importo della Tari viene determinato sommando due elementi, ovvero:

  • parte fissa, calcolata sulla base della superficie dell’immobile;
  • parte variabile, commisurata al numero dei componenti del nucleo familiare, ovvero in base alla quantità presunta di rifiuti prodotti.

Il calcolo della Tari 2019 viene determinato dai singoli Comuni e la cifra varia considerevolmente in base a dove si è stabilita la propria residenza.

Il calcolo viene effettuato prendendo in considerazione i seguenti elementi:

  • quota fissa: determinata sulla base dei metri quadrati dell’immobile moltiplicata per il numero degli occupanti. Se il proprietario dell’immobile non è residente, il numero degli occupanti è determinato in via presuntiva, in rapporto alla superficie dei locali, ovvero:
  1. da mq 0 a mq 45: 1 componente convenzionale
  2. da mq 46 a mq 60: 2 componenti convenzionali
  3. da mq 61 a mq 75: 3 componenti convenzionali
  4. da mq 76 e oltre: 4 componenti convenzionali
  • quota variabile: quantità di rifiuto residuo conferito e quantitativo minimo obbligatorio, decisi da ciascun Comune sulla base della delibera TARI comunale.

La quota variabile, finalizzata alla copertura del costo per la raccolta, il trasporto o lo smaltimento dei rifiuti, segue le regole stabilite dal Comune.

Scadenza Tari 2019: come pagare

Se le regole in merito a calcolo e scadenza della Tari sono differenti, così non è per quel che riguarda le modalità di pagamento.

L’importo dovuto potrà essere versato mediante il bollettino postale che il Comune invierà a ridosso della scadenza presso il domicilio del soggetto tenuto al pagamento.

Sarà inoltre possibile pagare utilizzando il modello F24 dell’Agenzia delle Entrate indicando importo da pagare, anno di riferimento, scadenza e codice tributo Tari 2019.

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Tari

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3 commenti

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marcello • Settembre 2015

Ma tutto questo e’ ASSURDO!!
Ma xke’ devo pagare se non c’e’ nessuno che sporchi e crea rifiuti? Non si finisce mai di pagare, una volta costruita/comprare casa non si finisce mai di PAGARE, Nel mio comune mi fanno pagare il minimo della tariffa, 2 persone.. ma come 2 persone se e’ vuoto!! Mandate pure i vigili a verificare!! X non pagare a detta loro dovrei fare una varizione catastale ed integrarlo con quello in cui vivo. Mi ricordo alle medie quando leggevo la storia del medioevo con i vari dazi, eccoci qui, TASSE SU TUTTO.. GRAZIE alla nostra classe politica di Sinistra/Centro/Destra che si MANGIANO i frutti del nostro duro lavoro.

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manco renato • Agosto 2015

mi sembra una cosa inverosimile ,visto che le mura possano produrre rifiuti eche gli operatori dvono raccoglierla

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Gabriele Scannicchio • Giugno 2015

Se la Tari o qualunque altra imposta è dovuta indipendentemente dalla utilizzazione del servizio per cui è imposta, nonché dalla stessa utilizzazione dell’ immobile e, infine, dalla percezione di un reddito prodotto dall’ immobile stesso (affitto, utilizzo, etc.), non diventa una pura e semplice imposta patrimoniale ? Inoltre essendo dovuta, come le recenti evenienze economiche dimostrano, anche indipendentemente dalla «suscettibilità» di un incremento di valore capitale dell’ immobile (come la famosa INVIM), ed essendo dovuta ogni anno, il suo valore complessivo alla fine può diventare pari a quello dell’ mimmobile medesimo e cioè, in altre parole. per pagarla bisogna venderselo: Questo non è sostanzialmente un’ esprorpiazione senza indennizzo , in cui anzi l’ indennizzo lo paga il cittadino all’ ente espropriante ? e come la mettiamo con gli articoli della Costituzione sulla incapacità contributiva e sulla protezione della mlibertà (anche) economica ?

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