Tari 2022: chi non paga? Tutte le esenzioni e riduzioni

Claudia Cervi

05/07/2022

06/07/2022 - 09:59

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Quando si può chiedere la riduzione della Tari 2022? Chi non paga la tassa rifiuti? Di seguito tutte le regole per richiedere l’esenzione.

Tari 2022: chi non paga? Tutte le esenzioni e riduzioni

Tari 2022: quali sono le esenzioni previste e chi non paga la tassa rifiuti?

In alcuni Comuni è ormai vicina la scadenza per pagare il secondo acconto Tari.

Generalmente l’importo della Tari viene suddiviso in tre o al massimo quattro rate, da versare:

  • entro la fine di aprile (primo acconto);
  • entro la fine di luglio (secondo acconto);
  • entro il 31 dicembre (saldo finale).

Sono molti i contribuenti che, entro la fine del mese di luglio, dovranno pagare la seconda rata della tassa rifiuti per il 2022, ma prima di eseguire il versamento è bene verificare quando non è dovuta.

Specifichiamo che molte esenzioni o riduzioni sono stabilite dai Comuni, e pertanto per poter capire chi è obbligato a versare la tassa sui rifiuti è necessario prendere visione della delibera locale.

Possono essere stabilite dalle singole delibere esenzioni sulla Tari in caso di casa disabitata, in caso di possessore residente all’estero o in caso di aree adibite a uso stagionale.

In molti si chiederanno, entro quando fare richiesta di riduzione o esenzione dal pagamento Tari?

Occorre infatti segnare sull’agenda la scadenza del 31 gennaio dell’anno in corso: se sussistono i presupposti per una riduzione o esenzione dal pagamento della Tari, la domanda deve essere presentata al proprio Comune entro questa data.

Ci sono, tuttavia, delle regole applicate su scala nazionale che è necessario conoscere prima di procedere al versamento della Tari: di seguito tutti i casi in cui si paga e quelli di esenzione e riduzione della tassa rifiuti.

Tari 2022: chi paga e chi no

Per capire chi è esonerato dal pagamento della Tari è necessario soffermarsi su quale sia il presupposto dell’imposta, ovvero chi deve pagare la tassa sui rifiuti.

Il presupposto della tassa è il possesso o la detenzione a qualsiasi titolo di locali o aree scoperte operative suscettibili di produrre rifiuti urbani.

Non basta non abitare l’immobile per essere esonerati dal versamento Tari. Come più volte evidenziato anche dalla giurisprudenza, non paga la tassa rifiuti soltanto chi dimostra che il locale è inidoneo a produrre rifiuti, in quanto oggettivamente inutilizzabile.

Sono escluse dalla Tari le aree scoperte pertinenziali o accessorie a locali tassabili, nonché le aree comuni condominiali di cui all’art. 1117 del Codice Civile che non siano detenute o occupate in via esclusiva.

La legge prevede alcune agevolazioni obbligatorie, come quelle in caso di disservizi, alle quali se ne aggiungono altre facoltative.

A queste, inoltre, si aggiungono anche i numerosi e spesso contraddittori chiarimenti forniti dal Mef e dalle sentenze della Cassazione. Cerchiamo di capirci di più, vedendo punto per punto tutti i casi in cui si può richiedere l’esenzione dalla Tari, ovvero la riduzione della tassa sui rifiuti.

Esenzione per la casa disabitata

Se la casa è disabitata si paga la Tari? La risposta è no, ma per poter richiedere l’esenzione è necessario rispettare due condizioni: all’interno dell’immobile non devono essere attive le utenze di gas, luce e acqua e non dovranno esserci arredi.

Sono questi i presupposti per poter richiedere l’esenzione Tari sulla casa non abitata: insomma, bisognerà provare che la casa non è adatta a ospitare nessuno.

Basta la presenza o degli arredi o di una sola utenza a impedire al contribuente di poter beneficiare dell’esonero dal pagamento della Tari per il 2022.

Tari 2022 seconda casa

Discorso in parte diverso riguarda la Tari sulla seconda casa utilizzata soltanto per pochi mesi all’anno.

In questo caso la Tari si paga, ma non in misura piena bensì ridotta.

Per i non residenti, che vivono per la maggior parte dell’anno in un’altra casa, il Comune deve applicare una riduzione dell’imposta. Solitamente sono le delibere a stabilirne la misura percentuale ma, in caso contrario, sarà necessario presentare ricorso.

La riduzione della Tari prevista per le case utilizzate soltanto pochi mesi all’anno è uno dei casi richiamati nello specifico dalla legge di Stabilità 2014, nella quale al comma 659 viene previsto che il Comune può stabilire esenzioni o riduzioni nei casi di:

  • abitazioni tenute a disposizione per uso stagionale o altro uso limitato e discontinuo;
  • locali, diversi dalle abitazioni, e aree scoperte adibiti a uso stagionale o a uso non continuativo, ma ricorrente;
  • abitazioni occupate da soggetti che risiedano o abbiano la dimora, per più di sei mesi all’anno, all’estero;
  • fabbricati rurali a uso abitativo.

Tari 2022, esenzione per chi vive in affitto? Chi paga tra inquilino e proprietario?

Chi vive in affitto è esonerato dal pagamento della Tari o no? In questo caso la norma è abbastanza chiara e per capire chi paga la tassa tra inquilino e proprietario bisogna considerare il tempo di permanenza nell’immobile.

L’inquilino è obbligato a pagare la Tari in caso di detenzione di durata superiore a 6 mesi. In caso contrario, invece, la tassa non è dovuta dall’utilizzatore, ma resta esclusivamente in capo al proprietario.

Quando si può richiedere la riduzione della Tari

Oltre ai casi di esenzione la legge prevede alcune situazioni in cui è possibile richiedere la riduzione della Tari.

La legge prevede due tipologie di esenzioni: quelle obbligatorie e quelle facoltative, che possono essere introdotte dai comuni.

Partendo da quelle obbligatorie, ci sono casi specifici in cui la tassa sui rifiuti si paga soltanto in parte: quando il servizio di raccolta è effettuato in violazione della legge o quando i cassonetti della spazzatura sono troppo distanti dalla propria abitazione.

Quando il servizio di raccolta dei rifiuti è insufficiente e quando le strade delle nostre città sono piene di spazzatura, la Tari è dovuta nella misura massima del 20% della tariffa.

Lo stesso sconto dell’80% spetta in caso di interruzione del servizio per motivi sindacali, o per imprevedibili impedimenti organizzativi che abbiano determinato una situazione riconosciuta dall’autorità sanitaria di danno o pericolo di danno alle persone o all’ambiente.

La Tari può inoltre essere ridotta nelle zone in cui non è effettuata la raccolta e l’imposta dovuta sulla base della tariffa deliberata dal comune dovrà essere non superiore al 40%, da calcolare in base alla distanza dal più vicino punto di raccolta.

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