Che cos’è il Donbass, la Regione della guerra tra Russia e Ucraina

Alessandro Cipolla

22/02/2022

Tutti gli occhi del mondo sono puntati sul Donbass, la Regione al confine tra Russia e Ucraina dove da anni infuria una guerra: la sua storia e perché Putin ha riconosciuto l’indipendenza delle due Repubbliche separatiste del Luhansk e del Donetsk

Che cos’è il Donbass, la Regione della guerra tra Russia e Ucraina

Il Donbass spaventa il mondo ma in pochi ricordano che questa guerra, scoppiata nell’aprile del 2014, va avanti ormai da otto anni e finora ha provocato la morte di oltre 13.000 persone di cui 3.400 civili, senza contare le migliaia di feriti e il milione e mezzo di sfollati.

Si tratta di una Regione che fa parte dell’Ucraina ma che al suo interno vede la presenza di una numerosa componente russofona: dopo l’annessione della Crimea da parte di Mosca, in contemporanea anche in questa zona è iniziata una guerra civile che vede i ribelli indipendentisti opposti all’esercito di Kiev.

Adesso però la situazione potrebbe drammaticamente precipitare: nel corso di un discorso alla nazione, Vladimir Putin ha riconosciuto l’indipendenza delle due Repubbliche separatiste del Donbass, Luhansk e Donetsk, firmando l’atto in diretta televisiva.

L’Ucraina è stata creata da Lenin, è stato il suo creatore e il suo architetto - ha dichiarato Putin - Lenin aveva un interesse particolare anche per il Donbass. Il Donbass fa parte anche culturalmente della nostra storia”.

Dopo aver riconosciuto l’indipendenza delle due Repubbliche separatiste, Putin ha autorizzato le truppe russe a entrare nella Regione “per il mantenimento della pace”. Una sorta di ossimoro visto che questa mossa potrebbe dare il via anche a una Guerra Mondiale.

Vediamo allora che cos’è il Donbass, per quale motivo è conteso tra Russia e Ucraina e perché l’escalation militare degli ultimi giorni potrebbe generare una guerra devastante proprio nel cuore dell’Europa.

La storia del Donbass

Il Donbass è una regione nota anche come bacino del Donec, visto che è attraversata dall’omonimo fiume, affluente del Don. Si tratta della zona più a Oriente dell’Ucraina che confina nella sua totalità con la Russia.

Molti degli abitanti sono russofoni, con una popolazione stimata di circa 7 milioni di abitanti anche se, dopo lo scoppio della guerra, ci sono stati oltre un milione di sfollati secondo le organizzazioni umanitarie.

Si tratta di un ricco bacino carbonifero, con i primi giacimenti che sono stati scoperti nel ‘700 favorendo così una rapida crescita industriale. Nonostante questo la situazione economica nella Regione non è delle migliori.

A seguito dell’annessione della Crimea da parte della Russia, anche nel Donbass sono scoppiate nell’aprile del 2014 delle proteste di gruppi filo-russi sostenuti da Mosca nelle due principali città: Luhans’k e Donec’k.

Ben presto sono state proclamate le due Repubbliche separatiste di Luhansk e del Donetsk, scatenando una reazione militare da parte dell’Ucraina: da quel momento la crisi nel Donbass si è trasformata in una guerra civile.

A maggio 2014 i separatisti hanno organizzato un referendum per chiedere l’annessione alla Russia: il risultato è netto con l’80% dei votanti che si è espresso per il Sì, ma l’esito del voto viene riconosciuto solo da Mosca con gli osservatori internazionali che hanno denunciato diversi brogli.

Per cercare di fermare le ostilità nel settembre sempre dello stesso anno viene raggiunto un accordo trilaterale, firmato da Ucraina, Russia e Ocse, chiamato il Protocollo di Minsk visto che è stato siglato proprio nella capitale della Bielorussia.

In cambio del cessate il fuoco, l’accordo prevedeva una decentralizzazione del potere per garantire una maggiore autonomia e delle elezioni locali anticipate. L’intesa però è sempre rimasta solo sulla carta, tanto che la guerra nel Donbass non si è mai fermata e ora, dopo il riconoscimento dell’indipendenza da parte di Putin, potrebbe tragicamente allargarsi a tutta l’Ucraina.

In sostanza in questo momento la Russia controlla la zona delle due Repubbliche, con le proprie truppe che sono entrate nel territorio. Se l’avanzata dovesse fermarsi, allora ci sarebbe spazio per delle trattative diplomatiche. Se invece i militari di Mosca dovessero invadere anche il resto del Donbass e dell’Ucraina, allora sarebbe una guerra totale.

La guerra tra Russia e Ucraina

La guerra nel Donbass vede fronteggiarsi da una parte le due Repubbliche separatiste del Luhansk e del Donetsk, sostenute anche militarmente da parte della Russia, mentre dall’altra c’è l’esercito regolare dell’Ucraina.

Dopo che Mosca nel dicembre dello scorso anno ha iniziato ad ammassare le proprie truppe lungo il confine ucraino, si stima che nell’area ci siano 130.000 soldati russi oltre a quelli dislocati nella vicina Bielorussia, il conflitto nella Regione ha ripreso di intensità.

Del resto gli Stati Uniti subito hanno parlato del rischio di una escalation bellica nel Donbass per creare un pretesto che possa giustificare una invasione da parte della Russia. Dopo la decisione del Cremlino di riconoscere le due Repubbliche e inviare proprie truppe nella zona, questi timori sembrerebbero essere stati profetici.

Gli ucraini sono dominati solo da oligarchi interessati alle loro aziende e a dividere l’Ucraina dalla Russia e non ai bisogni dei cittadini - ha commentato Vladimir Putin per giustificare il riconoscimento dell’indipendenza - Il crollo dell’economia ucraina è evidente, ed è colpa del governo che ha permesso questo sistema, che ha autorizzato gli oligarchi a rubare”.

Una situazione questa che tiene con il fiato sospeso il mondo intero, visto che se l’esercito russo non dovesse fermarsi al Donbass avanzando verso la capitale Kiev, in Ucraina potrebbe scoppiare una guerra di ben altre proporzioni.

La Nato infatti è pronta a intervenire in sostegno dell’Ucraina, con anche l’Italia che ha deciso di inviare mille soldati in Ungheria per rinfoltire le fila dell’Alleanza atlantica: il rischio è quello di una Terza Guerra Mondiale proprio nel momento in cui, lentamente, tutto il pianeta sta cercando di tornare alla normalità dopo lo tsunami-Covid.

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