Stipendio preti e suore: quanto guadagnano e chi paga?

La domanda che tutti si pongono è se l’attività di preti e le suore implichi una retribuzione; il trattamento stipendiale per queste categorie non è lo stesso ma sarà interessante capire chi eroga questi stipendi, soprattutto per quanto riguarda i preti.

Stipendio preti e suore: quanto guadagnano e chi paga?

Tutti si chiedono se preti e suore percepiscano uno stipendio. Se è vero che si sceglie questa via per vocazione e non per carriera, d’altra parte di qualcosa bisogna pur vivere. Sarà quindi interessante capire se queste categorie percepiscono uno stipendio, a quanto ammonta e soprattutto chi lo eroga.

Prendere i voti non è un lavoro vero e proprio ma una missione: di sola vocazione però non può vivere nessuno e qualcuno deve necessariamente sostenere economicamente chi ha scelto di abbracciare la vita religiosa.

Come cittadini ci interessa e ci incuriosisce la questione più che altro per capire se le casse dello Stato italiano vengono toccate per pagare preti, suore e vescovi.

Stipendio preti

Per quanto riguarda i preti la risposta alla domanda iniziale è affermativa; questi infatti percepiscono uno stipendio e svolgono il loro servizio ecclesiastico anche come un lavoro. Si tratta quindi di una professione basata sulla vocazione ma pur sempre professione.

Ciò che più di tutto incuriosisce i cittadini riguarda sicuramente le cifre a cui ammontano queste retribuzioni; per capirlo però bisogna partire dal presupposto che anche all’interno delle gerarchie ecclesiastiche esistono ruoli e anzianità diverse e anche a seconda di questi fattori variano gli stipendi.

Riportiamo di seguito quindi gli importi medi percepiti dalle varie figure facenti parte della Chiesa:

  • prete semplice: circa 1.000 euro per 12 mensilità;
  • parroco: circa 1.200 euro al mese;
  • vescovo: può raggiungere i 3.000 euro al mese;
  • cardinali: fino a 5.000 euro al mese più bonus.

Per quanto riguarda invece la massima carica della Chiesa cattolica, ossia il Papa, egli non percepisce un vero e proprio stipendio ma può accedere direttamente e liberamente a un istituto che raccoglie donazioni ogni 29 giugno: l’Obolo di San Pietro.

Se poi i preti o i parroci svolgono anche altre attività lavorative, la più comune delle quali è l’insegnamento di religione a scuola, questi percepiscono un normale stipendio a seconda della funzione svolta e per arrivare a percepire tale somma verrà versata loro solo la parte mancante prevista.

Stipendio suore

Per la retribuzione delle suore invece si segue un criterio più simile a quello dei frati che a quello dei preti; queste infatti non percepiscono alcuno stipendio, a meno che non svolgano altri lavori come quello di insegnanti o di infermiere.

Anche per le suore in caso di doppia attività è previsto uno stipendio adeguato alla professione svolta e derivante dai contratti collettivi di lavoro, proprio allo stesso modo di un semplice cittadino che lavori.

Erogazione pagamenti

Se quindi i preti percepiscono un vero e proprio stipendio a prescindere dall’attività lavorativa svolta sarà interessante capire chi paga questo corrispettivo.

La prima cosa da chiarire è che non è lo Stato a farsi carico di questi stipendi e neanche il Vaticano. Gli stipendi dei preti vengono erogati dall’Istituto centrale per il sostentamento del clero (Icsc): un organo della Cei (Conferenza Episcopale Italiana) il cui compito è appunto quello di gestire tutti gli stipendi di preti, parroci, cardinali, vescovi.

Il meccanismo di pagamento in particolare è il seguente:

  • la Cei decide quali siano le soglie di reddito che ogni singolo ecclesiastico deve percepire;
  • l’Icsc si occupa dell’erogazione degli stipendi: in particolare ogni diocesi fa riferimento a un istituto locale speciale per il sostentamento del clero, che a sua volta si rivolge all’istituto centrale.
  • i sacerdoti sono tenuti a comunicare all’istituto di riferimento le proprie entrate, le sue attività e la sua anzianità di servizio;
  • a questo punto il reddito viene stabilito in base a quanto dichiarato dal sacerdote;
  • l’istituto centrale verifica la situazione reddituale del sacerdote e delibera quanto dovuto a ognuno sulla base delle informazioni ottenute.

Il sostentamento del clero però trae forza e risorse anche da altre entrate e in particolare da:

  • donazioni libere dei cittadini;
  • una percentuale di 8×1000.

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