Quando si parla di Donald Trump, una cosa è certa: ama i colpi di scena e i fedelissimi.
E Steve Witkoff, il magnate immobiliare diventato inviato speciale della Casa Bianca, è il vero jolly che il presidente americano ha deciso di giocare sul tavolo delle negoziazioni internazionali, da Israele all’Ucraina. Un ruolo speciale di «dealmaker»: mentre il presidente Usa il bastone con le sue dichiarazioni altisonanti su TruthSocial, Witkoff è la carota, l’uomo da affari che porta a casa gli accordi su mandato dello stesso tycoon.
C’era quest’ultimo, a Riyad, nella delegazione Usa composta da Marco Rubio (Segretario di Stato) e Mike Waltz (Consigliere per la Sicurezza Nazionale) per negoziare la fine della guerra in Ucraina.
Chi è Steve Witkoff?
Witkoff non è un diplomatico di carriera, né un esperto di geopolitica con decenni di esperienza. È un uomo d’affari, un “dealmaker” come lo chiama Trump, che ha fatto fortuna costruendo grattacieli a Manhattan e giocando a golf con il tycoon diventato presidente. La loro amicizia risale al 1986, quando Witkoff comprò un panino a Trump in un deli di New York dopo che quest’ultimo aveva dimenticato il portafoglio. Da allora, i due sono inseparabili: soci in affari, compagni di green e, ora, alleati in una delle missioni più delicate della politica estera americana.
Prima di entrare nella Casa Bianca di Trump, Witkoff era un avvocato immobiliare e fondatore della Witkoff Group, una società che gestisce un portafoglio di proprietà di lusso. Durante la campagna del 2024, Trump lo ha usato come “pompiere” per spegnere i conflitti interni al Partito Repubblicano, mandandolo a negoziare tregue con figure come Ron DeSantis e Brian Kemp. Ora, questo “fixer” personale è stato catapultato al centro di due crisi globali: il conflitto israelo-palestinese e la guerra Russia-Ucraina.
La missione di Witkoff per l’Ucraina
Il vero colpo di scena arriva da Mosca. In un video girato a una conferenza a Miami, organizzata da un nonprofit legato all’Arabia Saudita, Witkoff ha confermato di aver incontrato Vladimir Putin. Non un incontro fugace: tre ore e mezza di chiacchiere, secondo Sean Hannity di Fox News, durante le quali ha negoziato il rilascio di Marc Fogel, un insegnante americano detenuto in Russia. “Ho passato molto tempo con il presidente Putin, parlando, sviluppando un’amicizia, un rapporto con lui,” ha detto Witkoff, sottolineando il pieno supporto di Trump.
“Penso che lui e Trump abbiano avuto una grande amicizia, e ora continuerà,” ha aggiunto, dipingendo un quadro che farebbe rabbrividire qualsiasi falco della vecchia guardia. Il Cremlino non ha confermato né smentito, limitandosi a un laconico “no comment”. Ma i fatti parlano: Fogel è tornato a casa, e Trump ha subito annunciato che lui e Putin si rivedranno di persona per mantenere la promessa elettorale di fermare la guerra in Ucraina. Intanto, Witkoff si gode i riflettori, mentre Rubio tace sull’incontro e Kellogg continua il suo tour europeo, lontano dall’azione vera.
Il vero ruolo dell’amico di Trmp
Trump vede Witkoff come un’estensione di sé stesso: un negoziatore duro, pragmatico, che non si perde nei tecnicismi della diplomazia tradizionale. La sua forza? La lealtà assoluta al presidente e la capacità di parlare il linguaggio degli uomini di potere, da Netanyahu a Putin. Mentre Keith Kellogg è relegato a un ruolo di facciata – rassicurare l’Europa e i falchi di Washington – Witkoff è l’uomo al tavolo, quello che Trump manda quando vuole risultati concreti. La sua ascesa segna un cambio di paradigma: nella Casa Bianca di Trump 2.0, i vecchi burocrati sono out, i fedelissimi sono in.