Ancora giù lo spread Btp-Bund sotto 140, sui minimi da oltre 3 anni. Boom per la borsa di Milano, ma S&P non alza il rating dell’Italia
Venerdì lo spread Btp-Bund ha accelerato con decisione verso il basso, toccando il valore minimo da aprile 2011 a quota 138 punti base. La discesa sotto la soglia psicologica di 140 arriva all’indomani dell’introduzione delle nuove misure ultra-espansive della BCE, che ha tagliato i tassi di interesse allo 0,15% e i tassi sui depositi overnight a -0,1% per la prima volta nella storia dell’euro. Mario Draghi ha poi annunciato l’estensione dei prestiti a tasso fisso e nuove aste di rifinanziamento a lungo termine a favore delle banche per un ammontare di 400 miliardi di euro, ma questa volta mirate unicamente al rilancio del credito alle imprese e le famiglie (targeted Ltro).
I rendimenti dei BTp decennali sono scesi di quasi 30 centesimi al 2,75%, avvicinandosi ulteriormente ai tassi di Regno Unito e Stati Uniti che però possono contare su un giudizio di affidabilità creditizia decisamente più alto. Proprio il rating sul debito italiano è tornato sotto i riflettori nel corso di questo week-end, a seguito dell’annuncio da parte di Standard & Poor’s di mantenere invariato il giudizio sul rating sovrano italiano a BBB con outlook negativo. Ciò vuol dire che esiste sempre una possibilità su tre che il rating del Belpaese possa essere nuovamente declassato entro il 2015. Da Roma si attendevano qualcosa in più, visto che l’agenzia americana ha promosso ancora Irlanda e Spagna: il primo passa ad A- da BBB+, il secondo a BBB da BBB-. Solo l’Italia è rimasta al palo. Perché? Standard & Poor’s ha fatto intendere che il governo guidato da Matteo Renzi, trionfante alle ultime elezioni europee con un consenso record, è pieno di buone intenzioni ma è ancora troppo presto per effettuare valutazioni sul suo operato.
Infatti l’Italia presenta sempre un debito pubblico su valori record (oltre 2.120 miliardi di euro), una crescita inesistente e manca delle necessarie riforme strutturali per rilanciare l’economia. S&P si è detta preoccupata soprattutto per l’assenza di crescita, tanto che le sue stime sul pil per il triennio 2014-2016 sono nettamente più basse rispetto a quelle rilasciate dal governo italiano. Nonostante i problemi economici e la gelata da S&P, la carta italiana continua ad attrarre molto. Oltre ai titoli di stato, non si ferma la corsa di Piazza Affari che venerdì è salita sui massimi degli ultimi tre anni, guidata dal boom dei titoli bancari: da inizio anno l’indice FTSE MIB della borsa di Milano segna un progresso del 17,5%.