In un paese come la Spagna, con uno dei più alti livelli di indebitamento delle aziende, poche di loro hanno un debito così grande come Grupo ACS (Actividades de Construcción y Servicios) , il colosso edile i cui guai sono diventati l’immagine speculare della sempre più grave lotta finanziaria della Penisola.
Con un debito da 9 miliardi di euro, il doppio del suo valore di mercato, ACS è nel bel mezzo di una campagna frenetica per vendere asset, ridurre il debito e allontanarsi da un’economia nazionale che è ormai presa in una spirale di austerità e deflazione.
Debito e austerità
I duri tagli di bilancio del governo spagnolo e il loro effetto depressivo sull’economia hanno spinto gli investitori esteri a vendere azioni e obbligazioni del paese. Martedì scorso, le azioni spagnole sono crollate del 2,8% e i rendimenti obbligazionari decennali del governo sono saliti al 6%, mentre la Spagna si accinge a salvare le banche in difficoltà e incombe l’incertezza sulla Grecia.
Ma gli economisti ora sostengono che una delle maggiori minacce per la Spagna potrebbe essere il debito che soffoca le prospettive di crescita di ACS e di altre società fortemente indebitate. E avvertono che, in quanto tali, le imprese tagliano sugli investimenti e abbandonano attività e lavori: il risultato potrebbe essere un decennio di stagnazione in stile giapponese.
Un dato importante nell’ambito dell’analisi della crisi del debito europeo è stato il rapporto, espresso in percentuale, tra il deficit pubblicosulla produzione economica totale, e la Spagna, da questo punto di vista, ha un rapporto relativamente basso pari al 70%, rispetto al 165% della Grecia e al 120% dell’Italia.
Ma secondo il recente studio McKinsey sul debito globale, il debito non finanziario della Spagna nel settore privato ammonta al 134% del prodotto interno lordo, superiore a qualsiasi grande economia del mondo con l’eccezione dell’Irlanda, dove i dati risultano comunque influenzati dalla presenza fuori misura di multinazionali estere.
«Il problema in Spagna non è il debito pubblico, ma quello del settore privato», ha detto Jonathan Tepper di Variant Perception, agenzia di ricerca con sede a Londra specializzata proprio sulla Spagna. «ACS mostra perfettamente questo problema», ha aggiunto.
Il caso ACS
Sotto la guida di un presidente ambizioso, Florentino Pérez, ACS, come molte altre aziende spagnole, ha cercanto di diversificare acquistando grosse partecipazioni in società nazionali ed estere.
«E’ un momento veramente difficile per queste aziende», ha detto Mauro Guillen, esperto di multinazionali spagnole presso la Wharton School della University of Pennsylvania. «Il governo non sta più investendo in infrastrutture, i comuni non possono più pagare le loro fatture e le aziende sono in costante bisogno di rifinanziamento da parte delle loro banche. Così devono alleggerire i loro impegni finanziari per fare cassa».
Con 28 miliardi di euro di fatturato, ACS è una delle più grandi società di costruzione del mondo. I suoi progetti spaziano dalla costruzione di stazioni della metropolitana a Manhattan alla gestione di strade a pedaggio in Florida, sino alla raccolta dei rifiuti in Francia e alla costruzione di parchi eolici in Brasile.
Ma a causa del gran numero di investitori che hanno scommesso sulla vendita delle azioni da parte del gruppo, ACS è ancora significativamente esposta alle difficoltà del settore edile spagnolo e all’austerità che fa zoppicare i comuni.
Credit Suisse, in un recente rapporto, ha avvertito che il 48 per cento del flusso di cassa della società proviene da diversi progetti infrastrutturali sul territorio spagnolo. Significativamente, ha detto la banca, il 70% del reddito dipende da enti pubblici minacciati dai programmi di austerità.
Più che altro, però, a causare le preoccupazioni degli investitori sono i 6 miliardi di euro di debito che ACS ha utilizzato per acquistare una partecipazione nella società edile tedesca Hochtief.
«Il debito di questa società è andato fuori controllo», ha dichiarato Javier Suarez, analista di Nomura a Madrid.
Il declino delle sue azioni ha subito un’accelerazione nelle ultime settimane: il prezzo è giù del 40% su base annuale ed è caduto del 27% nel solo mese di aprile. Così, la posizione finanziaria di ACS è considerevolmente peggiorata.
Cedendo alle pressioni di banche e investitori, il mese scorso ACS ha invertito la rotta della sua strategia su Iberdrola e ha venduto il 3,6% della propria partecipazione in perdita, facendo scendere la sua posizione nell’azienda poco al di sotto del 15%.
ACS come specchio del settore privato spagnolo
Secondo alcuni questa grave situazione di crisi del settore privato spagnolo andrà a costituire davvero il problema peggiore per lo stato di salute generale dell’economia.
Ci sono stati posti di lavoro perduti, aziende che hanno smesso di investire e attivi che sono letteralmente crollati, dai prezzi delle case al mercato azionario, che quest’anno è già in calo del 18%, il tutto aggravato dai programmi di austerità del governo.
In molti modi, A.C.S. è un prodotto del suo presidente, il signor Pérez, il quale, dopo Emilio Botin di Santander Bank, è forse la figura più imponente del capitalismo spagnolo, in gran parte a causa della sua posizione di presidente del Real Madrid.
Formatosi come ingegnere, ha rinunciato a una carriera politica nel 1983 per acquistare in un’impresa di costruzioni in bancarotta, per poi presiedere a una serie di fusioni che ha portato alla formazione di ACS nel 1997.
Il signor Pérez, che possiede il 13% di ACS (per un valore di circa 550 milioni di euro e in ribasso del 56% rispetto all’anno scorso), è noto per i suoi austeri gusti personali: non beve né cambia spesso il colore del suo abito blu con camicia.
Necessità di accelelare le vendite di asset
Ad ogni modo, ACS rimane comunque redditizia. E ha guadagnato 962 milioni di euro l’anno scorso e molte delle sue diverse operazioni all’estero sono fiorenti, specialmente in mercati in rapida crescita come l’America Latina.
Ma nei commenti riservati agli analisti nel mese di marzo, durante la sua relazione sui risultati del 2011, Pérez ha sottolineato l’importanza di accelerare le vendite di asset per ridurre ulteriormente l’onere del debito della società e ha indicato l’attività di backlog da 66 milioni di euro come un segno della forza di ACS.
Il suo sostenitore più accanito è Southeastern Asset Management, una società di investimento con sede a Memphis che possiede il 7,5% di ACS, il che rende la compagnia la quinta più grande azionista.
Il principale fondo internazionale di Southeastern è sceso del 20% lo scorso anno, in gran parte perché ACS, la seconda più grande azienda del fondo, lo ha portato a essere tra i peggiori fondi comuni di investimento della sua categoria.
Nella sua ultima lettera agli investitori, Southeastern si è presa la briga di giustificare la sua significativa esposizione, scrivendo che ACS «vende circa la metà della nostra valutazione, perché il mercato semplifica eccessivamente ciò come un affare spagnolo con leva visibilmente alta».
In un mercato globale che è diventato ossessionato dal debito, sia esso sovrano, interno o aziendale, l’ottica può contare molto, soprattutto quando è supportata da numeri che sono fin troppo reali.
Tradotto da Raffaele Guerra per Forexinfo.it - Fonte: The New York Times.
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