I sondaggi danno ragione a Zingaretti: senza asse PD-M5S Salvini vince facile

Alessandro Cipolla

05/03/2021

01/06/2021 - 12:01

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Zingaretti logorato dagli attacchi interni da parte di chi nel PD continua a guardare più a Renzi che ai 5 Stelle ha annunciato le sue dimissioni, ma i sondaggi parlano chiaro: senza una alleanza giallorossa Salvini va incontro a una vittoria schiacciante.

I sondaggi danno ragione a Zingaretti: senza asse PD-M5S Salvini vince facile

I sondaggi danno ragione a Nicola Zingaretti, che ha annunciato con un post al veleno su Facebook le sue dimissioni da segretario del PD, con una mossa che non è di certo un fulmine a ciel sereno visto che già lo scorso 25 febbraio vi avevamo scritto dell’imminente passo indietro.

Da tempo infatti Zingaretti è sotto assedio da parte dell quinte colonne renziane ancora ben radicate all’interno del PD, con il Presidente del Lazio che così ha preferito dimettersi che continuare a farsi logorare.

Oltre alla faida interna per le poltrone, tanto che Zingaretti ha usato nel suo post l’espressione molto forte “mi vergogno” a riguardo, il vero nodo della questione sono i rapporti futuri con il Movimento 5 Stelle.

Non è un mistero infatti che l’ormai ex segretario ha puntato tutto su una alleanza strutturale con i 5 Stelle, con Giuseppe Conte nei panni di collante, mentre alcune correnti vorrebbero guardare verso il centro magari siglando una pax con Matteo Renzi.

I sondaggi politici però non sembrerebbero avere dubbi: senza questo patto giallorosso, con l’attuale legge elettorale Matteo Salvini andrebbe incontro a un trionfo alle prossime elezioni, dove potrebbe ottenere una maggioranza extra large.

I sondaggi stanno con Zingaretti

Durante i giorni caldi della crisi di governo, Andrea Orlando uno dei big del Partito Democratico più vicino a Nicola Zingaretti aveva fatto chiaramente intendere come per i dem un’alleanza con il Movimento 5 Stelle fosse un “passo obbligatorio”.

Chi nel PD critica questa linea proponga un’alternativa credibile - ha aggiunto il ministro a Radio24 - L’auspicio naturalmente di tutti è che non si voglia tornare al PD del 2018, che non soltanto non aveva numeri migliori di questo, ma soprattutto aveva un sistema di alleanze pressoché nullo, una situazione che nessuno mi auguro voglia riproporre”.

Parole chiare queste di Orlando, che in qualche modo descrivono qual è l’aria che si respira all’interno del dem: una autentica “guerra” tra correnti, amplificata dalle sgomitate per avere una poltrona nel nuovo governo Draghi.

Lo scontro però è soprattutto sulla visione strategica del partito, con Zingaretti che da tempo spinge in direzione 5 Stelle, tanto da essere pronto nel Lazio a dare due assessorati al Movimento, tra le resistenze di Base Riformista, la corrente guidata da Guerini e Lotti che invece vorrebbe guardare verso il centro.

Guardando gli ultimi sondaggi politici appare evidente come la visione di Zingaretti sia l’unica che potrebbe rendere il PD competitivo a livello elettorale. Specie adesso che Conte sembrerebbe essere destinato a prendere in mano le redini del Movimento 5 Stelle, una alleanza giallorossa che comprenda pure la sinistra e i Verdi sarebbe di poco dietro al centrodestra.

In campagna elettorale opponendo Conte a Salvini potrebbe succedere di tutto, mentre se il PD dovesse invece tornare a fare squadra con Renzi e Calenda facendo andare il M5S per conto proprio, a quel punto il centrodestra vincerebbe a mani basse facendo pure filotto in tutti i collegi uninominali.

La nascita del governo Draghi, possibile solo grazie allo strappo di Renzi, ha così gettato nel caos sia il PD che il Movimento 5 Stelle: a sfregarsi le mani però al momento sarebbe solo l’altro Matteo, ovvero Salvini.

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