Somministrati di Poste Italiane licenziati con una mail: una storia tutta italiana

Simone Micocci

31 Dicembre 2021 - 09:04

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250 lavoratori hanno ricevuto la comunicazione da Poste Italiane riguardo alla loro mancata conferma in organico. Ne parliamo con chi sta curando la vertenza sindacale, Lucia Grossi (Segretaria generale della UILTemp).

Somministrati di Poste Italiane licenziati con una mail: una storia tutta italiana

Tra le numerose vertenze nazionali in corso, troviamo quella che interessa i lavoratori somministrati da Adecco in Poste italiane, in diverse regioni e a cui scadranno i contratti il prossimo 31 dicembre, dopo anni di servizio.

Ne abbiamo parlato con Lucia Grossi, Segretaria generale della UILTemp, categoria che si occupa di lavoratori in somministrazione.

Segretaria, può raccontare al nostro pubblico cosa sta succedendo?

Purtroppo ci tocca esporre una vertenza che sta andando verso il più triste degli epiloghi possibile, ossia il licenziamento di centinaia di padri di famiglia che da anni operano in diversi territori italiani, somministrati da Adecco in Poste italiane. Ricordiamo, Azienda per la maggioranza di proprietà dello Stato.

Di quante persone stiamo parlando? Tra l’altro voi come organizzazione sindacale UILTemp raccontate di una comunicazione data tramite una semplice email, d’altronde sotto le feste di Natale. Ce lo può confermare?

In origine i lavoratori erano circa 450, ma nel corso degli ultimi mesi non sono stati rinnovati i contratti a molti di loro, riducendoli a circa 250 e a cui il contratto scadrà il prossimo 31 dicembre. Oltre al danno, anche la beffa di ricevere una comunicazione via mail il 27 dicembre da parte del datore di lavoro, in cui si conferma la non prosecuzione del rapporto di lavoro. Purtroppo siamo dinanzi anche a una modalità relazionale che non tiene più conto dell’essere umano, della tragedia che lavoratrici e lavoratori sono obbligati a subire, ma soltanto di logiche disumane legate al profitto.

Ma come è stato possibile che Poste Italiane, una azienda controllata da capitale di Stato, abbia deciso di rivolgersi a delle agenzie di somministrazione per il reclutamento del personale, senza garantire tra l’altro continuità occupazionale a questi lavoratori?

Spesso, Enti pubblici, a vario titolo, utilizzano la somministrazione come modalità di reclutamento di personale fortemente specializzato com’è accaduto per gli autisti di Poste. Questo accade in sanità e negli enti locali, ma il problema è che non ci si impegna a costruire percorsi di stabilizzazione, bensì si precarizzano percorsi di vita.

E la questione non è l’utilizzo della somministrazione, che tra tutte le tipologie di lavoro flessibile e la più tutelata, ma la mancanza di prospettiva. Quello che è accaduto in Poste è una storia triste e bizzarra. Qualche anno fa, si è deciso di assumere attraverso le agenzie di somministrazione un cospicuo numero di lavoratori ai quali il contratto è stato rinnovato, per esigenza, per numerosi mesi e fino al 31 dicembre. E senza dimenticare che, pur di conservare il lavoro, questi lavoratori, assunti e formati come autisti, tra patenti e attestati, si sono demansionati a portalettere, vedendo il loro stipendio parecchio ridimensionato.

Tutto questo mentre Poste Italiane si appresta ad avviare una nuova fase di reclutamento. Immaginiamo che voi OOSS abbiate già avuto modo di discutere con i vertici aziendali di come includere anche i lavoratori somministrati in questo nuovo piano; qual è stata la loro risposta?

Purtroppo non possiamo registrare nessuna risposta perché Poste Italiane ha da sempre evitato qualsiasi tipo di confronto sindacale con le categorie che rappresentano la somministrazione. L’unica cosa che abbiamo avuto modo di conoscere sono le mail inviate ai lavoratori. Rispetto alle attività assunzionali dell’Azienda non conosciamo esattamente quali siano i fabbisogni, ma sappiamo con certezza che Poste italiane è in crescita, lo confermano importanti testate economiche, ma siamo altrettanto certi che senza questo personale sicuramente gli uffici e i centri di smistamento avranno grandi difficoltà a condurre le attività quotidiane. E la testimonianza la abbiamo avuta anche durante i giorni di mobilitazione in cui i nostri lavoratori venivano contattati dalle loro filiali per informazioni rispetto al lavoro da svolgere.

Qual è il rischio di questa situazione? Nel vostro comunicato spiegate che ci sono dei chiari segnali riguardanti una possibile esternalizzazione dell’intero servizio di trasporto sulla media e lunga percorrenza a cooperative o piccole società. Sarebbe un male per la qualità del servizio offerto?

Non vogliamo dare giudizi di merito sulle scelte aziendali. Possiamo soltanto rimarcare il fatto che somministrazione vuol dire diritti e tutele, parità salariale, sicurezza. Sul resto, sulle esternalizzazioni a cooperative non vogliamo entrare nel merito. Abbiamo sempre e soltanto chiesto di valorizzare le professionalità acquisite e trasformare tre anni di esperienza in un percorso d’inserimento strutturale in uno degli spazi utili che l’azienda riteneva.

Come organizzazione sindacale, qual è la vostra richiesta all’azienda? Le interlocuzioni con Poste Italiane vanno avanti?

Noi, unitariamente con i colleghi di Nidil Cgil e Felsa Cisl, chiediamo innanzitutto continuità occupazionale per questi lavoratori. Purtroppo Poste Italiane ci ha ricevuti, una sola volta, lo scorso 21 dicembre annunciandoci di riaggiornarci dopo una settimana per un riscontro che avrebbe definito un percorso o comunque per fornirci un quadro chiaro, ma nessuno si è fatto trovare all’appuntamento dove erano presenti lavoratori, provenienti da tutta Italia, stanchi, che chiedevano legittimamente risposte sul loro futuro. Non possiamo accettare un comportamento di questo tipo dal punto di vista delle relazioni sindacali e dal punto di vista di quelle umane. La nostra mobilitazione comunque proseguirà con attività di sensibilizzazione sui singoli territori, attraverso il coinvolgimento di amministratori e politici nazionali e culminerà con una grande manifestazione che stiamo già organizzando per la metà di gennaio dinanzi la sede del Ministero dello Sviluppo Economico.

Prima Whirlpool, adesso Poste Italiane e si parla anche di un piano di maxi licenziamenti annunciati da Bosch. Insomma, situazioni che sembrano ormai all’ordine del giorno in Italia, dove neppure le grandi aziende sembrano più essere un posto sicuro dove lavorare. Secondo lei questa crisi del mercato del lavoro è da imputare solamente al Covid?

È necessario fare una distinzione tra queste vertenze. Le aziende private a cui si fa riferimento purtroppo stanno procedendo a delocalizzazioni oppure alla rivisitazione dei piani industriali, assolutamente discutibili e che la nostra Organizzazione a tutti i livelli sta contestando, nel metodo e nel merito. Rispondo alla vertenza di cui stiamo parlando, invece, non solo abbiamo a che fare con una grandissima Azienda a capitale pubblico, ma siamo dinanzi anche a degli accordi sottoscritti al Ministero dello Sviluppo economico che sono stati totalmente disattesi. Noi chiediamo, anzi pretendiamo, che quegli accordi e quelle promesse vengano mantenute.

Non stiamo fondando una rivendicazione sul nulla, ma su un piano e su un progetto aziendale che era stato condiviso mesi fa tra Organizzazioni sindacali, Poste Italiane e MISE.

E fino all’ultimo sosterremo la nostra posizione, coinvolgendo tutti i soggetti che a vario titolo potranno contribuire a salvare il lavoro di centinaia di persone.

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