Soldi all’estero, si deve dichiarare qualsiasi importo. I chiarimenti delle Entrate sulla voluntary disclosure

Valentina Brazioli

24 Dicembre 2013 - 15:00

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Soldi all’estero, niente più tetto dei 10 mila euro al di sopra del quale scatta l’obbligo informativo: si deve dichiarare qualsiasi importo. Ecco le novità contenute in una circolare dell’Agenzia delle entrate sulla voluntary disclosure.

Soldi all’estero, 3 parole molto di moda in queste ultime settimane, durante le quali si era addirittura paventata l’ipotesi di una sanatoria per il rientro dei capitali, seppur frettolosamente accantonata in una più battagliera – e non meglio specificata – caccia del premier Enrico Letta ai patrimoni illegalmente esportati in territorio elvetico.

In ogni caso, la stretta del Fisco sulle ricchezze possedute dagli italiani all’estero sembra ormai prossima, e l’allarme è scattato proprio ieri, l’antivigilia di Natale, con la diffusione della circolare n. 38/E da parte dell’Agenzie delle entrate, che impone l’obbligo di compilare il quadro RW della dichiarazione dei redditi per qualsiasi somma detenuta all’estero. Il documento, da questo punto di vista, usa toni a dir poco perentori:

Rispetto alla previgente disposizione, non è più previsto un limite di importo al di sopra del quale vige l’obbligo dichiarativo.

Stretta anche su quote societarie all’estero

E non va meglio a chi possiede quote societarie nei vari paradisi fiscali, costretto d’ora in poi a dichiarare tutti gli attivi detenuti dalla società, nel dettaglio.

L’atteggiamento collaborativo riduce le sanzioni al 50%

Ma cosa succede al contribuente che si autodenuncia per omessa dichiarazione di attività finanziarie e patrimoniali all’estero? Semplice: in questo caso l’atteggiamento collaborativo porterà alla riduzione delle sanzioni fino a meno della metà del minimo. Secondo quanto riportato dal quotidiano economico Italia oggi, infatti, ciò significherebbe, per i capitali detenuti nei Paesi della cosiddetta white list, una multa ridotta (dal 3-15 per cento originario) all’1,5 per cento per annualità. Mentre invece, per i Paesi ritenuti non collaborativi, la sanzione originariamente prevista tra il 6 e il 30 per cento dovrebbe arrivare a un 3 per cento per annualità.

Insomma, sconti sulle sanzioni a parte, la ratio portata avanti dal nostro Fisco è semplice: i Paesi della black list rendono difficoltoso il controllo di quanto detenuto all’estero dai contribuenti residenti in Italia, senza contare che proprio queste somme spesso provengono da reddito evaso all’erario italiano. Da qui nasce l’obbligo di adempiere alla compilazione del quadro RW di quanto detenuto all’estero senza più un limite dell’importo, né il precedente riferimento al “termine del periodo d’imposta”.

Ecco quindi che, mentre Letta si prepara all’ardua impresa della caccia ai patrimoni italiani illegalmente esportati in Svizzera - sotto lo sguardo scettico dei più maligni osservatori - l’Agenzia delle entrate sembra aver già limato le unghie per riuscire a mettere le mani sui capitali in fuga dall’Italia. Tuttavia, anche se appare difficile stimare a quanto ammontino i precisamente i capitali tricolori che si stanno godendo la residenza nei paradisi fiscali di tutto il mondo, due conti il nostro Erario se li è voluti fare: sarebbero oltre 300 miliardi di euro. Una somma che, ovviamente, priva il Fisco italiano di cospicue entrate che sarebbero di grande sollievo per le esangui casse dello Stato italiano.

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