Sergey Razov, ambasciatore russo in Italia: chi è e qual è il suo ruolo

Luna Luciano

26 Marzo 2022 - 08:55

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L’ambasciatore russo Sergey Razov si dice amareggiato per l’invio delle armi italiane in Ucraina e per la propaganda anti-russa. Ecco chi è e cosa ha detto l’ambasciatore.

Sergey Razov, ambasciatore russo in Italia: chi è e qual è il suo ruolo

La Russia è preoccupata per le armi italiane inviate all’Ucraina. Sono state queste le parole dell’ambasciatore russo Sergey Sergeevich Razov il quale, dopo essersi recato in procura per denunciare un articolo su La Stampa contro il presidente Vladimir Putin, ha poi parlato apertamente con i giornalisti della delusione del suo Paese nei confronti dell’Italia.

Non è solo la possibilità che la resistenza ucraina possa uccidere cittadini russi con armi inviate dal Governo Draghi ad aver avvilito l’ambasciatore russo, ma anche la stessa “caccia alle streghe” che i media occidentali avrebbero scatenato contro la Russia, senza aver ascoltato la controparte.

Nonostante Razov lavori da molti anni in Italia, sono ancora in molti a domandarsi chi sia questo ambasciatore e quale sia il suo ruolo nel nostro Paese. Ecco quindi chi è e cosa ha detto Razov sulla guerra in Ucraina e sui rapporti con l’Italia.

Sergey Razov: chi è l’ambasciatore russo e qual è il suo ruolo in Italia?

Sergey Razov è ormai un nome ben conosciuto dalla politica italiana, ma meno dall’opinione pubblica. Infatti, è da almeno 9 anni che Razov si trova in Italia svolgendo il suo ruolo di ambasciatore russo. Eppure, dopo aver denunciato un articolo pubblicato su La Stampa sono in molti a chiedersi ancora chi è e qual è il suo ruolo in Italia.

Dopo aver conseguiti la laurea nel 1975 presso l’Istituto statale di relazioni internazionali di Mosca del Ministero degli affari esteri dell’Urss, Sergey Razov - classe 1953 - ha conseguito un dottorato in Economia, diventando famoso per essere stato autore di numerosi saggi e pubblicazioni scientifiche. Successivamente nel 1990 Razov ha intrapreso la sua carriera da diplomatico ricoprendo il ruolo di direttore del dipartimento dei paesi dell’Estremo Oriente e Indocina del Ministero degli Affari Esteri dell’Unione Sovietica. Dopo il crollo dell’Urss, Razov ha mantenuto il proprio ruolo, diventando ambasciatore per la Federazione russa, spostandosi in diversi paesi, dalla Mongolia (1992-1996), alla Polonia (1999-2002) fino alla Repubblica Popolare Cinese (2005-2013).

Fino a oggi Razov ha ottenuto diversi riconoscimenti e onorificenze dal suo Paese per il lavoro “coscienzioso” svolto in politica estera. Dal 2013 ricopre il ruolo di Ambasciatore straordinario e plenipotenziario della Federazione Russa presso la Repubblica Italiana e la Repubblica di San Marino.

In questi anni, quindi, l’ambasciatore ha ricoperto il ruolo di ponte tra la Russia e l’Italia, lavorando con i governi di Letta, Renzi, Gentiloni, Conte e adesso con Draghi. Il compito di Razov è stato quindi quello di “sviluppare e rafforzare la collaborazione in campo economico e in altri campi”, come ha spiegato l’ambasciatore esprimendo rammarico per i passi indietro compiuti dall’Italia.

Sergey Razov: cosa ha detto l’ambasciatore sui rapporti Russia-Italia

Si è molto discusso dell’Ambasciatore Sergey Razov dopo la sua decisione di denunciare un articolo de La Stampa - del 22 marzo - contro il presidente russo Vladimir Putin. Il 25 marzo quindi l’ambasciatore ha deciso di recarsi in procura per depositare un esposto che ipotizza istigazione a delinquere e apologia di reato. Razov ha deciso di parlare ai giornalisti italiani, confessando la propria amarezza per una vera e proprio “ caccia alle streghe”, utilizzando aspre parole contro il Governo che ha deciso di inviare armi italiane all’Ucraina:

Gli armamenti italiani saranno usati per uccidere cittadini russi. Voglio ricordare che la decisione è stata presa quando è iniziata la prima tappa delle trattative: i fucili vengono distribuiti non solo tra i militari, ma anche tra i cittadini e non si capisce come e quando saranno usati.

Guardando alla decisione del Governo Draghi, Razov ha voluto fare un paragone con quello che è accaduto in Afghanistan, ricordando come le armi siano poi finiti nei paesi confinanti, costituendo un pericolo in Medi Oriente. Lo sfogo dell’ambasciatore non è finito qui e ha ricordato i passati legami di amicizia tra i due paesi, quando l’esercito russo diede una mano durante l’epidemia di covid: “Abbiamo teso una mano di aiuto agli italiani e se qualcuno vuole mordere questa mano ciò non fa onore”.

Sulla guerra in Ucraina Razov ha commentato che “prima finirà meglio sarà per tutti”, esternando sì il proprio rammarico per la sofferenza dei civili ucraini, ricordando però che è lo stesso sentimento provato da lui negli ultimi 8 anni per il Donbass: “Sapete che sono morte 14 mila persone, tra cui tantissimi bambini?”. Ha poi concluso causticamente: “Quando volete entrare in dettaglio dovreste sentire ambedue le parti, non solo le notizie divulgate dalla parte Ucraina”.

Eppure, Razov lascia uno spiraglio aperto per i rapporti Russia-Italia: la possibilità di una normalizzazione della situazione, ricordando che se le crisi “vanno e vengono” ciò che rimane sono gli interessi nazionali: “Io credo che l’interesse chiave del popolo Russo e di quello italiano sia mantenere questo rapporto”. Una frase che ricorda la posizione dell’Italia rispetto al combustibile russo.

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