Sei giovane e lavori? Scopri dove finirà il tuo TFR e come evitare brutte sorprese per la pensione

Pietro Pisello

21/01/2026

Il Governo ha scelto una doppia strategia: da un lato incentivare la previdenza complementare; dall’altro introdurre una sorta di (quasi) obbligo alla sua adesione.

Sei giovane e lavori? Scopri dove finirà il tuo TFR e come evitare brutte sorprese per la pensione

La legge di bilancio è stata approvata e introduce importanti novità in materia di previdenza complementare.

Si tratta di cambiamenti che, nel bene o nel male, avranno un impatto significativo sul nostro futuro finanziario e previdenziale e che, proprio per questo, è fondamentale conoscere per non farsi trovare impreparati. Del resto, tutte queste modifiche perseguono un obiettivo comune: rafforzare la previdenza complementare, dal momento che quella pubblica, con ogni probabilità, non sarà più in grado di garantire un assegno sufficiente e quindi un tenore di vita adeguato.

Per raggiungere questo scopo, il Governo ha scelto una doppia strategia: da un lato incentivare la previdenza complementare, rendendola più conveniente rispetto al passato; dall’altro introdurre una sorta di (quasi) obbligo alla sua adesione, soprattutto per i nuovi assunti, anche attraverso il conferimento delle quote di TFR versate dal datore di lavoro. Di seguito analizziamo le principali misure previste.

Previdenza complementare: chi sarà obbligato?

La novità più rilevante introdotta dalla Legge di Bilancio 2026 riguarda la misura ormai definita come “silenzio-assenso al contrario” per i nuovi assunti. In realtà, il meccanismo è molto simile a quello già esistente, ma con una variazione piccola solo in apparenza. In passato, i neoassunti avevano 60 giorni dalla data di assunzione per decidere come destinare il proprio TFR: lasciarlo in azienda oppure conferirlo a un fondo pensione, con adesione tacita a quest’ultimo in caso di mancata scelta entro il termine. Dal 1° luglio 2026, invece, la logica si ribalta: i nuovi assunti aderiranno automaticamente, fin dal primo giorno di lavoro, al fondo pensione di categoria o a quello previsto dagli accordi aziendali. Nei 60 giorni successivi potranno eventualmente dichiarare di voler mantenere il TFR in azienda.
Un’altra novità importante, strettamente collegata alla precedente, riguarda la destinazione dei contributi nelle diverse linee di investimento. Fino a oggi, in caso di adesione tacita, i versamenti venivano automaticamente indirizzati verso la linea più prudente, cioè il comparto garantito. Con la Legge di Bilancio 2026, sempre a partire da luglio, questo criterio cambia: i contributi saranno investiti in percorsi che tengono conto dell’età dell’aderente e del suo orizzonte temporale, adottando profili di rischio e rendimento più coerenti. In pratica, se sei giovane, il comparto di default non sarà più quello garantito, ma una linea più dinamica e adeguata al lungo periodo. Con l’avanzare dell’età, invece, l’investimento verrà progressivamente spostato verso soluzioni più prudenti. A nostro avviso, una scelta di buon senso.
Infine, particolarmente interessante è la novità relativa alla portabilità del contributo del datore di lavoro. In caso di trasferimento della posizione da un fondo di categoria a un altro fondo – sia aperto che PIP – non saranno più trasferiti solo i versamenti già effettuati, ma anche i contributi futuri del datore di lavoro, cosa che fino ad oggi non era possibile. Questa modifica rende il passaggio tra fondi molto più vantaggioso per l’aderente, garantendo continuità nella contribuzione aziendale.

Nuove opzioni per ritirare il risparmio previdenziale: più flessibilità dal 2026

Ci sono anche tante novità per quanto riguarda le possibilità di erogazione del montante accumulato in fase di pensionamento.
Innanzitutto, sarà possibile richiedere una quota maggiore del proprio risparmio in un’unica soluzione: per le posizioni più consistenti, la percentuale liquidabile in capitale passa dal 50% al 60% del montante accumulato.
Arrivano anche nuove modalità di riscossione della prestazione in rendita. Oltre alle opzioni già disponibili – ricevere tutto in una volta o sotto forma di rendita vitalizia – sarà possibile scegliere tra:

  • Rendita a durata definita: un pagamento periodico calcolato per un numero di anni corrispondente alla vita stimata dell’aderente, basato sulle tavole di mortalità ISTAT.
  • Rendita flessibile: prelievi personalizzabili, fino all’importo maturato ma non ancora riscosso della rendita a durata definita.
  • Pagamento frazionato del capitale: il montante può essere suddiviso in più tranche distribuite su almeno cinque anni.

Previdenza complementare 2026: altri aspetti

Aumenta anche il vantaggio fiscale: il tetto di deducibilità dei contributi volontari sale da 5.164,57 euro a 5.300 euro all’anno. Non si tratta certo di una rivoluzione, ma per chi ha redditi elevati può tradursi in un risparmio fiscale di poco più di 50 euro.
Chiudiamo però con una nota negativa: viene eliminata la possibilità di accedere alla pensione anticipata utilizzando la rendita complementare per raggiungere la soglia minima. Si tratta di una misura introdotta appena l’anno scorso dallo stesso governo, ma che, di fatto, non è mai realmente entrata in vigore.