Sea Watch 3: la Procura vuole confermare il divieto di dimora per Carola Rackete

Caso Sea Watch 3: un’altra notte agli arresti domiciliari per la capitana Carola Rackete. La Procura vuole confermare il divieto di dimora ad Agrigento e Lampedusa.

Sea Watch 3: la Procura vuole confermare il divieto di dimora per Carola Rackete

Caso Sea Watch 3: la comandante Carola Rackete, dopo aver affrontato un interrogatorio di due ore e mezza, dovrà passare un’altra notte agli arresti domiciliari.

Secondo il procuratore aggiunto, Salvatore Vella, la capitana “non ha agito in stato di necessità” ma ha deliberatamente disobbedito a nave militare; il gip Alessandra Vella si è riservata di notificare la decisione entro questa mattina.

Per la Procura, il divieto di dimora è la misura cautela più idonea in quanto utile a non interferire con lo svolgimento delle indagini. Il divieto si estende su Agrigento, Lampedusa, Licata e Porto Empedocle.

La questione è tutt’altro che risolta: si ricorda che Carola Rackete al momento è indagata per disobbedienza a nave militare e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Intanto dalla Germania - Paese d’origine di Carola - arriva l’invito a restituire la libertà alla comandante, invito sostenuto anche da Portogallo e Francia.

Carola Rakete, le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione e rifiuto di obbedienza a nave da guerra

La comandante della Sea Watch 3, Carola Rakete, dopo l’ingresso nelle acque territoriali italiane, è stata iscritta nel registro degli indagati dalla procura di Agrigento e successivamente arrestata. Adesso la Procura sta eseguendo le indagini per capire se le accuse che pesano sulla comandante siano fondate: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e il rifiuto di obbedienza a nave militare.

Per quanto riguarda il primo reato contestato, la capitana rischia il carcere da un minimo di 5 anni fino ad un massimo di 15, qualora i giudici accertassero delle aggravanti. Invece, il rifiuto di obbedienza a nave militare è previsto dal Codice della Navigazione che prevede la pena detentiva da 2 a 10 anni.

Alle conseguenze penali, la Rakete rischia, inoltre, l’applicazione delle sanzioni del decreto Sicurezza bis. Andiamo a specificare.

Carola Rakete, cosa rischia? Il Decreto Sicurezza bis

La capitana della Sea Watch 3 rischia grosso: infatti, oltre alle conseguenze penali per favoreggiamento all’immigrazione e rifiuto di obbedienza (già di per sé elevate) ci sono anche quelle previste dal Decreto Sicurezza bis.

In particolare, ai sensi dell’articolo 1 del decreto Sicurezza bis, si prevede che il Ministro dell’Interno possa limitare o vietare sia il transito che la sosta delle navi in acque territoriali italiane, per tutelare la sicurezza pubblica.
Questo provvedimento deve essere adottato congiuntamente al Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, e sempre previa comunicazione al Presidente del Consiglio.

Invece, l’articolo 2 del decreto prevede che l’armatore, il proprietario e il comandante della nave subiscono una sanzione amministrativa che va da un minimo di 10mila euro ad un massimo di 50mila euro. Ma non solo, in caso di recidiva, scatta anche il sequestro immediato della nave.

Caso Sea Watch: il Ministro Salvini è pronto ad applicare le sanzioni

Dunque, ricapitolando, la giovane capitana rischia una multa fino a 50mila euro, il carcere fino ad un massimo di 15 anni e il sequestro della nave. Se il Ministro Salvini decidesse di procedere alle sanzioni, sarebbe il primo caso di applicazione del Decreto Sicurezza bis, approvato in via definitiva lo scorso 11 giugno.

Salvini ha dichiarato di voler fermare la Sea Watch con ogni mezzo democraticamente concesso e di rivendicare la questione in Olanda, Paese cui appartiene la nave.

Intanto, gran parte della comunità internazionale si è schierata dalla parte di Carola che, seppur infrangendo la legge, persegue l’obiettivo di portare in salvo decine e decine di innocenti.

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