Russia, la banca centrale pone fine al rally del rublo, -8% in tre sedute. Mosca vicina al taglio dei tassi per salvare l’economia. Ma occhio all’inflazione
Da inizio anno il rublo aveva quasi annullato le perdite registrate nel 2014. Ma nelle ultime tre sedute si è verificata un inversione di tendenza tale da far cadere la valuta russa dell’’8% contro il dollaro. Il tasso di cambio Usd/Rub è infatti sceso a quota 53.76, dopo aver toccato un minimo di 49,42 lo scorso 16 aprile.
La cavalcata della moneta moscovita sembra dunque finita. Nonostante da gennaio a oggi la crescita sia pari al 12% infatti, l’attuale trend sembra dimostrare che sia i mercati che la banca centrale abbiano deciso di imboccare una strada diversa, comprendendo che la corsa era stata troppo veloce rispetto ai fondamentali.
Ieri, la banca centrale russa guidata da Elvira Nabiulina, ha comunicato la decisione di aumentare di 75 punti a base a +250 bp sul Libor i tassi sui prestiti in valuta straniera. Mosca dunque non avrebbe più bisogno di liquidità in dollari per onorare le scadenze verso l’estero, anzi, nelle ultime settimane, molti investitori avevano scelto di prendere in prestito il biglietto verde per convertirlo in rubli, guadagnando proprio sulla differenza tra i tassi.
Rublo e petrolio
Il rally del rublo non ha inciso in maniera considerevole sull’andamento dell’economia russa, condizionata in particolare dalle esportazioni. Queste ultime infatti dipendono in maniera preponderante dal petrolio che fornisce alle casse moscovite circa la metà delle proprie entrate. Da gennaio, il Brent ha recuperato circa il 9%, ma rimane a livelli poco più alti della metà rispetto ai massimi di 10 msi fa.
Nel giugno 2014 infatti, un barile era venduto a 3.900 rubli, mentre lo scorso 9 aprile è stato raggiunto il livello più basso da 4 anni, toccando un minimo di 2.934 rubli.
Oggi, a causa del rialzo delle quotazioni e della parallela discesa del rublo, un barile di greggio viene venduto a 3.400 rubli, (-12-% rispetto allo scorso anno).
Russia: il taglio dei tassi
Il Primo Ministro Dimitri Medvedev ha più volte negato che la Russia sia attualmente in una fase di recessione, parlando anzi di un periodo di stabilizzazione economica. Il Premier ha inoltre previsto che il costo delle sanzioni finanziarie ricevute da Mosca sia pari a 25 miliardi di dollari, sostenendo che nel caso in cui il prezzo del petrolio rimanesse basso, la Russia avrebbe davanti a sé una sfida di cambiamento.
Nello stesso frangente, la banca centrale russa prevede per il 2015 una contrazione del PIL pari al 4% nel caso in cui le quotazioni del petrolio restassero intorno ai 60 dollari al barile e se la situazione in Ucraina non si risolverà.
Sia il Governo che l’istituto di Mosca hanno però rassicurato tutti sulla tenuta dei conti pubblici che, a parer loro, dovrebbero riuscire a sostenere il ribasso dei prezzi del petrolio. Come? Con l’indebolimento del rublo che consentirebbe al Cremlino di incassare un quantitativo maggiore di rubli per ogni dollaro.
A questo punto, secondo gli analisti, la banca centrale farà in modo di portare il cambio USA/RUB entro il range di 55-60. Ma c’è di più, perché secondo alcuni il consiglio direttivo che si riunirà il prossimo 30 aprile annuncerà un taglio dei tassi d’interesse allo scopo di impedire un rafforzamento del rublo
La scelta potrebbe però essere condizionata dall’iperinflazione cui è soggetta Mosca. I prezzi al consumo si trovano attualmente al 17%, il livello più alto degli ultimi 13 anni.
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