La Russia può incassare oltre $300 miliardi nel 2022

Violetta Silvestri

2 Aprile 2022 - 13:07

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L’economia russa è davvero allo sbando? Nonostante sanzioni e contrazioni interne, le casse statali di Putin possono ancora raccogliere cifre record nel 2022, di oltre $300 mld. Il motivo è solo uno.

La Russia può incassare oltre $300 miliardi nel 2022

L’economia russa ha vacillato durante il primo mese intero della guerra con l’Ucraina, ma potrebbe ancora emergere con un bilancio “brillante” se alcuni dei maggiori partner commerciali non chiuderanno il rubinetto alle sue esportazioni di energia.

Nonostante tutte le difficoltà incontrate dai consumatori russi e la stretta finanziaria esercitata sul Governo dall’estero, Bloomberg Economics prevede che la Russia guadagnerà dalla vendita di energia di più che nel 2021.

I rischi per le casse governate Putin, però, non sono esclusi. Un’analisi sul perché la Russia può ancora guadagnare e cosa minaccia la sua economia.

Perché la Russia sta per incassare $300 mld

La Russia guadagnerà quasi 321 miliardi di dollari dalle esportazioni di energia del 2022, superando la cifra di incasso del 2021: questo ha analizzato Bloomberg Economics.

Mosca è anche sulla buona strada per un surplus record di partite correnti che secondo l’Institute of International Finance potrebbe raggiungere i 240 miliardi di dollari.

“Il principale fattore trainante dell’avanzo delle partite correnti della Russia continua a sembrare solido. Con le attuali sanzioni in vigore, i sostanziali afflussi di valuta forte in Russia sembrano destinati a continuare”, hanno affermato in un rapporto gli economisti dell’IIF guidati da Robin Brooks.

Il calcolo potrebbe cambiare completamente, tuttavia, in caso di embargo sulla vendita di energia. Anche senza di esso, le esportazioni e la produzione di petrolio della Russia stanno già diminuendo, con l’Agenzia internazionale per l’energia che prevede una perdita di quasi un quarto della sua produzione di greggio questo mese.

Molti dei clienti tradizionali del Paese stanno anche guardando altrove e scegliendo di non firmare nuovi contratti per forniture russe in mezzo alla diffusa condanna dell’aggressione del presidente Vladimir Putin. Altri come l’India stanno invece ottenendo forti sconti per acquistare.

In questo quadro, è evidente che l’appiglio Putin per non soccombere in questo momento resta il settore energetico e per questo, a parte le minacce di pagamento in rubli del gas acquistato dall’Europa, i flussi verso l’Ue non si sono affatto fermati.

Da ricordare, petrolio e gas rappresentano circa la metà delle esportazioni russe e hanno contribuito per circa il 40% alle entrate del bilancio dello scorso anno.

Scott Johnson, analista di Blooomberg ha sottolineato:

“Le entrate degli idrocarburi sono un’ancora di salvezza per l’economia russa, contribuendo a smorzare l’impatto di sanzioni altrimenti severe e a scongiurare una crisi della bilancia dei pagamenti. Ma anche senza un embargo energetico, l’inflazione è alle stelle e si profila una profonda recessione”

Tuttavia, la combinazione di un forte deprezzamento del rublo e di un prezzo in dollari più elevato per il petrolio genererà ulteriori 8,5 trilioni di rubli (103 miliardi di dollari) di entrate di bilancio quest’anno, secondo TS Lombard di Londra.

La Russia di Putin, quindi, è davvero al riparo da contraccolpi economici potenti?

Cosa può far crollare la Russia?

Goldman Sachs Group, la cui revisione al rialzo dell’avanzo delle partite correnti russe quest’anno lo porta a $205 miliardi, afferma che potrebbe essere sufficiente per la Banca di Russia a soddisfare la domanda di valuta estera del settore privato e consentirle eventualmente di allentare i controlli sui capitali.

Con i consumatori russi già coinvolti in una raffica di shock, dall’inflazione all’indebolimento dei redditi, gli economisti di Goldman prevedono un crollo del 20% delle importazioni quest’anno, il doppio del previsto calo delle esportazioni.

Un bilancio “sano” non salverà la Russia da una profonda recessione, ma sta aiutando a sostenere la spesa pubblica in un momento in cui il Governo non ha accesso ai mercati internazionali dei capitali.

Gli analisti di TS Lombard hanno affermato che il tasso di cambio del rublo è effettivamente supportato dagli afflussi correnti, ora che le sanzioni hanno congelato gran parte delle riserve valutarie della banca centrale.

Tuttavia, a far tremate la Russia c’è uno scenario.

L’IIF, un’associazione delle più grandi istituzioni finanziarie del mondo, ha affermato che un embargo energetico da parte di Ue, Regno Unito e Stati Uniti porterebbe a una contrazione di oltre il 20% della produzione e potrebbe costare alla Russia fino a 300 miliardi di dollari in entrate dalle esportazioni, a seconda delle oscillazioni di prezzo.

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