Come spesso è accaduto negli ultimi dieci anni, oltreoceano in molti sono tornati a parlare di debito statunitense. Washington è apparentemente in difficoltà nel ripagare i propri creditori per circa $31.000 miliardi. Il dubbio riguarda ancora una volta l’accordo fra governo e Congresso a proposito dell’aumento del tetto del debito degli Stati Uniti.
La questione, sebbene altamente discussa, è passata in secondo piano rispetto ad altri topic del momento. Questo perché il tema del «tetto del debito» in passato è sempre stato risolto, nonostante i dibattiti, alla stessa maniera: aumentando il tetto. Ed è proprio così che la montagna del debito statunitense, con gli anni, si è creata. Ma sebbene sia diventata quasi una banalità o una semplice «convenzione stagionale», gli analisti più pessimisti restano dell’opinione che la «bomba» del debito prima o poi dovrà esplodere. Nel 2022 il debito in rapporto al PIL ha superato il 120%, valori che in passato sono stati raggiunti solo durante la seconda guerra mondiale.
Non è la prima volta che si sente parlare di crisi del debito USA ma questa volta potrebbe essere diverso.
Quale impatto di un default del debito USA sui mercati?
Il presidente Biden ha invitato per il 9 maggio Kevin McCarthy, speaker della Camera dei Rappresentanti, alla Casa Bianca per cercare di trovare una soluzione al problema. Da questo incontro potrebbe dipendere il destino economico degli Stati Uniti e del resto delle economie finanziatrici.
Questo perché a rischio non sono solo le finanze statunitensi ma anche quelle dei Paesi finanziariamente connessi.
In sostanza, il default degli Stati Uniti segnerebbe un cambiamento epocale: i Treasury USA sono infatti oggettivamente considerati fra gli strumenti più «sicuri» in circolazione e quindi maggiormente utilizzati da istituzioni e governi per coprire i «costi» del proprio capitale.
Sarebbe quindi un evento pericolosamente dannoso per l’economia globale, che probabilmente comporterebbe una drastica riduzione dei corsi azionari nei mercati delle economie connesse agli USA. Per questo motivo in molti reputano altamente improbabile che negli Stati Uniti non si raggiunga un accordo legislativo.
S&P500: analisi tecnica
Da un punto di vista tecnico, i mercati non sembrano affatto scontare il rischio di un default statunitense. Il prezzo dell’S&P500 ha superato con forza i 4.000 punti e si trova in prossimità dei massimi di febbraio. Il prossimo scoglio tecnico sono i 4.200 punti, valore che secondo alcuni esperti potrebbe provare a rompere già questa settimana.
Le date da monitorare con attenzione sono appunto il 9 maggio e l’inizio del mese di giugno, periodo in cui, secondo il segretario al Tesoro Janet Yellen, si potrebbe già rischiare un default del debito.
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Grafico a candele settimanali dell'indice S&P500. Fonte: teletrader.com