Rimborso 730/2021: il datore di lavoro è obbligato ad anticiparlo?

Simone Micocci

07/07/2021

07/07/2021 - 17:11

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Cosa fare se il datore di lavoro non anticipa tutto il rimborso IRPEF risultante dal 730/2021? E cosa fare se questo si oppone al pagamento dello stesso? Scopriamolo.

Rimborso 730/2021: il datore di lavoro è obbligato ad anticiparlo?

C’è ancora tempo (fino al 30 settembre prossimo) per presentare la dichiarazione dei redditi con modello 730/2021; chi lo ha già fatto adesso è in attesa di ricevere il bonus Irpef (nel caso in cui dall’operazione di conguaglio ne sia risultato un credito) che per coloro che sono lavoratori dipendenti, e per i quali il datore di lavoro agisce come sostituto d’imposta, verrà pagato in busta paga.

La regola vuole che per i lavoratori dipendenti è il datore di lavoro a farsi carico del rimborso nella prima retribuzione utile, ossia con la busta paga di competenza del mese successivo a quello di ricezione del 730/2021. Nel dettaglio, i rimborsi possono arrivare da luglio a novembre, a seconda di quando è stato presentato il modello 730/2021.

Ma cosa succede se il datore di lavoro non paga il rimborso? Ecco quali sono le tutele per il lavoratore dipendente e cosa questo deve fare per far valere il proprio diritto.

Il rimborso 730/2021 va anticipato dal datore di lavoro

Il rimborso del 730/2021 deve essere pagato dal datore di lavoro (eccetto in alcune occasioni, come vedremo di seguito). Anzi, deve essere “anticipato” dal datore di lavoro, in quanto è vero che questo paga di tasca propria quanto spetta ai propri dipendenti a titolo di rimborso Irpef, ma comunque andrà a recuperare le somme anticipate successivamente, in sede di liquidazione del modello F24 relativo al mese successivo a quello in cui ha provveduto con il rimborso. Questo, dunque, recupererà quanto rimborsato dalle ritenute fiscali dovute per tutti i dipendenti.

Nel dettaglio, nel modello F24 questo inserisce dei codici tributo a credito che vanno ad abbassare, con la possibilità di azzerare, le ritenute a titolo di IRPEF effettuate sui compensi di competenza del mese successivo a quello a cui riferisce l’anticipo del rimborso.

Potrebbe succedere, però, che il datore di lavoro sia incapiente, ossia che l’ammontare dei rimborsi da riconoscere sia superiore a tutte le ritenute IRPEF dovute (addizionali comprese).

In caso d’incapienza il datore di lavoro può quindi corrispondere un rimborso in misura inferiore, riconoscendo poi il residuo nei mesi successivi. Esiste però una condizione: qualora debbano essere riconosciuti più rimborsi in quanto c’è più di un dipendente a credito, il datore di lavoro incapiente deve comunque procedere all’anticipo del rimborso in percentuale uguale per tutti i dipendenti.

Attenzione: se il lavoratore dipendente ha presentato il modello 730/2021, il datore di lavoro non può esimersi, salvo il caso suddetto di incapienza, dall’anticipare quanto dovuto. Quest’anno, infatti, per il modello 730/2021 presentato dal lavoratore dipendente non è prevista l’opzione senza sostituto d’imposta (introdotta, invece, eccezionalmente nel 2020 causa Covid); per ottenere eventualmente il rimborso dall’Agenzia delle Entrate bisogna presentare dunque il modello Redditi.

Cosa succede se il datore di lavoro non paga tutto il rimborso?

Il datore di lavoro, dunque, non può opporsi in alcun modo alla richiesta dei propri dipendenti che intendono ricevere il rimborso IRPEF. L’unica condizione per farlo è quella in cui risulti incapiente, ossia qualora alla fine dell’anno il datore di lavoro non sia riuscito a effettuare tutti i rimborsi dovuti.

Questo avviene nel caso in cui il totale della somma a credito da corrispondere ai dipendenti sia superiore alla somma delle ritenute complessivamente dovuti dall’azienda.

Alla fine dell’anno, dunque, potrebbero esserci degli importi non rimborsati. Questi andranno indicati nella Certificazione Unica di fine anno, con il dipendente che a questo punto potrà:

  • aspettare la dichiarazione dei redditi dell’anno successivo, con la quale chiedere anche il rimborso non ancora effettuato;
  • chiedere all’Agenzia delle Entrate di procedere con il rimborso. L’istanza andrà consegnata all’Ufficio locale competente, meglio se in allegato con una dichiarazione del datore di lavoro con il quale viene confermata l’incapienza dello stesso e l’importo ancora dovuto. Ci sono 48 mesi di tempo per presentare questa richiesta.

Per tutti gli altri casi in cui il datore di lavoro si rifiuta di pagarvi quanto vi spetta a titolo di rimborso del 730/2021, vi consigliamo di rivolgervi a un esperto, quale potrebbe essere l’ispettorato territoriale del lavoro oppure un avvocato, i quali sapranno consigliarvi al meglio su cosa fare.

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