Riforma esame avvocato, la proposta di AIGA in Parlamento: cosa prevede

Approda in Aula la proposta dell’Associazione giovani avvocati per cambiare radicalmente l’esame di abilitazione: una sola prova scritta (e non tre) e due sessioni l’anno. Fare l’avvocato non dovrebbe essere una “lotteria”.

Riforma esame avvocato, la proposta di AIGA in Parlamento: cosa prevede

Per l’Associazione Italiana Giovani Avvocati (AIGA) l’esame di abilitazione alla professione forense necessita di una riforma radicale - parere condiviso da quasi tutte le associazioni di categoria - e stavolta è stato compiuto il primo passo istituzionale: la proposta di legge con modifiche notevoli alla procedura in vigore è stata consegnata all’onorevole Carmelo Miceli (PD) il quale ne curerà l’iter di deposito alla Camera dei deputati.

Tante le novità previste dalla riforma: un’unica prova scritta (l’atto giudiziario), esame orale e doppia sessione annuale, una a dicembre e una a giugno, per aumentare le possibilità di promozione dei candidati. Una riforma che, oggi più che mai, richiede un intervento celere e poderoso, anche in considerazione dei risultati degli scritti dello scorso anno, tutt’altro che rassicuranti.

Riforma esame avvocato AIGA: ha il via l’iter in Parlamento

Il giorno 10 settembre 2020 la proposta di riforma dell’esame di avvocato elaborata dall’AIGA è stata consegnata al deputato PD Miceli, che ne è il primo firmatario, e a breve passerà all’esame della Camera. Oggetto della proposta di legge la modifica incisiva delle modalità di svolgimento dell’esame di abilitazione per coloro che sognano l’avvocatura:

  • non più tre prove scritte ma soltanto una, l’atto giudiziario;
  • doppia sessione annuale (a quella di dicembre se ne aggiunge un’altra a giugno);
  • la facoltà di svolgere l’esame con l’ausilio di strumenti informatici.

Il motivo della riforma? Facile, le modalità ormai anacronistiche dei criteri selettivi e di correzione delle prove d’esame che da anni mostrano la loro inefficienza e contraddittorietà. Di fatto l’esame di abilitazione ha poco a che vedere con lo svolgimento reale della professione ma “somiglia di più ad un concorso pubblico piuttosto che ad una prova abilitativa da eseguire all’esito di un percorso professionalizzante di pratica.”

L’avvocato Antonio De Angelis, Presidente nazionale di AIGA, definisce l’esame di avvocato una “lotteria” dove non viene premiata la bravura del candidato che, al contrario, è costretto ad affidarsi alla sorte. Invece “occorre assolutamente favorire l’accesso alla professione forense alle giovani generazioni, attraverso criteri di valorizzazione del merito”, queste le sue parole.

Questo dovrebbe essere il primo step per avviare un dibattito serio con il Ministero della Giustizia e valutare una volta per tutte una riforma strutturale. Senza contare che non si hanno ancora informazioni circa la sessione d’esame del 2020 cosa che aumenta il clima di incertezza e precarietà che grava sui praticanti avvocato.

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