Rider contro i vip, le aziende rispondono

Dopo la pubblicazione da parte dei rider dei nomi dei vip che non distribuivano le mance, le aziende precisano la loro estraneità mantenendo le distanze da tale comportamento

Rider contro i vip, le aziende rispondono

I rider si ribellano ai vip che non concedono mance decidendo di pubblicare i nomi sui social. È questo l’evento che oggi ha suscitato interesse da parte di giornali e del web. Le aziende di food delivery replicano, ribandendo la loro estraneità. Dietro a questa protesta si nasconde qualcosa di più, una forma di insoddisfazione da parte di soggetti che sono uno dei pilastri del mercato delle consegne. Ma chi sono realmente i rider? Come mai si è arrivati alle minacce suscitando tanto scalpore? In questo articolo andremo a considerare gli aspetti salienti.

La pubblicazione dei nomi su Facebook

Il caso che ha suscitato clamore in questi ultimi giorni sono state una serie di minacce portate dai cosiddetti rider, ovvero i fattorini che consegnano il cibo a casa ordinato tramite app. La critica viene fatta nei confronti dei vip che in base alle loro statistiche non consegnano mance neppure in caso di piaggia. La realtà è sconcertante, perché in una zona come Milano mentre le fasce economicamente meno abbienti effettuano l’integrazione nell’ordine, per i personaggi di spicco della tv e dello sport, i rider non vengono considerati. Così dopo una serie di avvertimenti sono state pubblicate le liste dei soggetti. Sono presenti figure come Mexes, Abbiati, Mauro Icardi, Chiara Ferragni e Platinette.

I rider chi sono e per cosa combattono

Ma chi sono i rider e perché sono arrivati a una tale forma di protesta? Questa figura è quella che comunemente vediamo in bicicletta oppure in scooter e con la borsa serigrafia delivery. Sono ragazzi e ragazze, giovani ma anche più adulti , che portano il cibo a casa ordinato nelle grandi catene di distribuzione online come Deliveroo, Glovo, Just Eat, Uber Eats e Social Food. Grazie a loro i prodotti ordinati arrivano direttamente nelle nostre case. Il compenso di un rider lordo è pari a 8,64 € che tassato si aggira intorno ai 7 €. Invece nel 2018 il fatturato del settore food delivery è stato pari a 350 milioni con un incremento del 69 %. Se si considera che le eventuali mance che vengono effettuate attraverso il pagamento via carta di credito, secondo legge sono tassate si può osservare la protesta sotto una prospettiva differente. I rider hanno già effettuato una sorta di sciopero nei mesi precedenti per ottenere delle condizioni migliori dal punto di vista dei diritti sindacali, del salario minimo e di una forma di previdenza sociale. Ma non ottenendo risposte sono ricorsi allo strumento più forte e sensibile in questo momento: i dati della privacy.

La risposta di AssoDelivery

Si aspettava con ansia una reazione da parte di AssoDelivery, l’associazione fondata dalle società di food delivery del calibro di Just Eat, Glovo e Uber Eats. È arrivata in tarda serata, sottolineando l’estraneità a qualunque forma di protesta da parte dei rider. Inoltre si è posto in evidenza lo sconcerto per un tale comportamento, giungendo a minacce e a violare la privacy dei clienti. Nella dichiarazione si è anche specificato che l’associazione si è già rivolta alle autorità competenti.
Per quanto riguarda la questione delle mance, AssoDelivery specifica che il rilascio della mancia è qualcosa strettamente collegato alla volontà del cliente e su cui nessuna azienda prende percentuali. Per questo le società non sono contrarie, ma inevitabilmente si deve applicare la tassazione prevista.

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