Rendimenti Titoli di Stato in corsa, azioni in rosso: cosa succede nei mercati

Violetta Silvestri

6 Ottobre 2021 - 12:43

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Mercati scossi dall’impennata dei rendimenti obbligazionari e dal tonfo delle azioni. Nel mirino dei trader restano i prezzi energetici, l’inflazione in rialzo e le mosse delle banche centrali.

Rendimenti Titoli di Stato in corsa, azioni in rosso: cosa succede nei mercati

Giornata complessa quella di oggi nei mercati: si muovono al rialzo i rendimenti obbligazionari, mentre le azioni viaggiano in territorio negativo.

I riflettori sono tutti puntati sull’andamento dei Titoli di Stato, a testimonianza di una serie di timori sul futuro della ripresa economica globale.

Il quadro generale di oggi, mercoledì 6 ottobre, vede le azioni europee scendere e i prezzi dell’energia balzare ancora verso nuovi massimi. Intanto, il FMI ha ridotto le sue aspettative di crescita economica, mentre la Nuova Zelanda è diventata l’ultima banca centrale ad aumentare i tassi di interesse.

Cosa sta accadendo nei mercati finanziari, pressati da rendimenti in corsa e debolezza dell’azionario?

Balzo dei rendimenti dei Titoli di Stato

Prezzi del gas naturale europeo verso nuovi livelli record, e vendite sull’obbligazionario: questa la sintesi della situazione odierna nei mercati europei.

Le obbligazioni tendono a scendere di prezzo quando gli investitori ritengono che l’inflazione o tassi di interesse più elevati andranno a erodere i rendimenti reali dei pagamenti dei titoli a reddito fisso. Questo sembra, quindi, il sentiment dominante dei trader.

Nel dettaglio, nel Regno Unito il rendimento obbligazionario di riferimento a 10 anni ha toccato il livello di 1,138%, il massimo da maggio 2019.

Il rendimento del Bund tedesco a 10 anni ha guadagnato 0,03 punti percentuali a -0,162%, nuovo record da giugno.

Negli USA, il rendimento del T bond a 10 anni, punto di riferimento per i costi di finanziamento in tutto il mondo, è salito al massimo di quattro mesi, all’1,5624%. Impressionante anche il balzo del trenntennale, con rendimento al 2,13% e un aumento di 30 punti base in confronto con il 23 settembre.

Di contro, i mercati azionari sono in rosso. Al momento della scrittura, l’indice Stoxx 600 regionale europeo scende dell’1,93%; il FTSE MIB di Milano perde il 2,19%; il CAC francese scivola del 2,23% e il DAX tedesco è in calo del 2,27%.

L’inflazione in crescita, spinta da prezzi energetici sempre più alti, comincia a diffondere un certo timore sul fatto che non sarà temporanea.

La spinta dei tassi nominali scaturisce proprio dall’impennata inflazionistica, con petrolio e gas a guidare la corsa. L’attenzione dei mercati è rivolta alle conseguenti e prossime mosse delle banche centrali, che potrebbero inasprire la politica monetaria prima del previsto.

Inflazione e banche centrali osservate speciali

Secondo Anna Stupnytska, analista di Fidelity International:

“Il tema chiave che i mercati stanno cercando di capire è questa combinazione di alta inflazione che si sta rivelando molto più vischiosa di quanto previsto dalle banche centrali e dagli investitori, insieme a una crescita più lenta

In uno scenario diventato più instabile e incerto, la banca centrale della Nuova Zelanda ha risposto all’aumento dei prezzi delle case e di quelli al consumo aumentando il suo tasso di interesse di un quarto di punto percentuale allo 0,5 per cento, nella sua prima mossa del genere da sette anni.

Ciò ha fatto seguito a una decisione simile della norvegese Norges Bank due settimane fa, mentre la Banca d’Inghilterra ha segnalato uno spostamento verso una politica monetaria più restrittiva avvertendo che l’inflazione potrebbe superare il 4% nel prossimo anno.

Anche la Federal Reserve si prepara a ridurre i suoi 120 miliardi di dollari di acquisti mensili di attività. E in questo contesto, lo spettro stagflazione inizia a farsi strada.

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