Rendimenti Btp ai minimi di quasi 4 mesi. Che succede?

Pierandrea Ferrari

23 Luglio 2021 - 11:33

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I tassi del Btp italiano a dieci anni sotto i riflettori dopo la riunione di ieri della Bce.

Rendimenti Btp ai minimi di quasi 4 mesi. Che succede?

Nella giornata di ieri i rendimenti delle obbligazioni delle principali economie mondiali sono colati a picco, per poi risalire lievemente nella mattinata di oggi. Il Treasury statunitense a dieci anni si attesta a quota 1,278%, mentre il pari durata tedesco Bund continua a muoversi in territorio negativo a -0,416%. Scende ancora, invece, il Btp italiano, con i tassi che stamattina sono arrivati a 0,639%, ai minimi di quasi 4 mesi, e cioè dal 5 aprile scorso.

Rendimenti Btp ai minimi di quasi 4 mesi. Che succede?

Sullo sfondo la riunione di ieri del board della BCE, che come atteso dagli analisti ha confermato l’impegno a mantenere un “orientamento di politica monetaria costantemente accomodante per raggiungere l’obiettivo di inflazione”, come recita il comunicato diffuso dall’Eurotower al termine del meeting. Obiettivo strategico sulla stabilità dei prezzi che è cambiato, passando da un target di inflazionesufficientemente prossimo ma inferiore al 2%” a quello concordato ieri di un rotondo 2%, suggerendo la possibilità di un periodo transitorio di inflazione moderatamente al di sopra di questa soglia.

Sul fronte degli acquisti dei titoli di Stato, invece, la BCE ha confermato il ritmo dell’App di 20 miliardi di euro al mese, con il pensionamento del programma che avverrà poco prima che i tassi vengano rialzati, come già concordato precedentemente dal board. Sul Pepp, e cioè lo shopping anti-pandemia della banca centrale, sono arrivate conferme sulla dotazione totale da 1.850 miliardi – il ritmo degli acquisti crescerà nel trimestre in corso - e sull’orizzonte temporale dell’intervento, destinato ad esaurirsi nel marzo 2022.

Lagarde: “variante Delta grande fonte di incertezza”

Insomma, una BCE colomba che rassicura i mercati, allontanando lo spettro del tapering e confermando i tassi di interesse di riferimento dell’Eurozona, 0% sulle operazioni di rifinanziamento principali, 0,25% sulle operazioni di rifinanziamento marginale e 0,5% sui depositi presso la BCE. Da Christine Lagarde, tuttavia, anche ombre sulle prospettive dell’economia: se è vero che “la ripresa è in carreggiata”, infatti, “la variante Delta costituisce una grande fonte di incertezza”, ha ribadito al termine del Consiglio direttivo la numero uno della BCE.

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