Referendum taglio parlamentari, cosa votare? Sì e No a confronto

Referendum: le ragioni del sì e del no sul taglio dei parlamentari. Ecco un’utile infografica per chi non sa ancora cosa votare in merito alla sforbiciata di 345 parlamentari.

Si sono aperte le urne per il referendum sul taglio dei parlamentari, con gli schieramenti in favore del Sì e del No che ora sono in silenzio elettorale dopo lunghe e agguerrite settimane di campagna referendaria.

Si tratterà di una sorta di election day, visto che si sta votando anche per le regionali e il primo turno delle amministrative come deciso dal governo che ha optato pure per il doppio giorno di voto.

Nel dettaglio essendo un referendum confermativo non è previsto il raggiungimento di alcun quorum, con gli italiani che saranno chiamati a dare o meno il loro disco verde definitivo alla riforma che prevede una sforbiciata, a partire dalla prossima legislatura, di 230 deputati e 115 senatori.

Ma per cosa votare al referendum? Sarebbero molti infatti gli italiani ancora indecisi se scegliere di schierarsi per il Sì oppure per il No, visto che la tematica può essere reputata prettamente politica.

In una infografica abbiamo così raccolto le motivazioni principali portate avanti da chi ha fortemente voluto questa riforma e quelle, al contrario, di chi invece si oppone al taglio del numero dei parlamentari.

Il referendum sul taglio dei parlamentari

Domenica e lunedì gli italiani saranno chiamati alle urne per confermare o meno la riforma del taglio dei parlamentari, che prevede 230 deputati e 115 senatori in meno dalla prossima legislatura. Questo sarà il quesito presente sulla scheda.

Approvate il testo della legge costituzionale concernente “Modifiche degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione del numero dei parlamentari” approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana – Serie generale – n. 240 del 12 ottobre 2019?

Un referendum questo che si è reso necessario a seguito della presentazione di 71 firme da parte di altrettanti senatori, dopo che la Camera lo scorso autunno aveva approvato in via definitiva il taglio complessivo di 345 parlamentari.

Non essendo previsto un quorum visto che si tratta di un referendum confermativo, se i Sì supereranno i No anche di un solo voto la riforma verrebbe approvata mentre, nel caso contrario, tutto rimarrebbe così come è adesso.

In caso di una vittoria del Sì, sarà necessario modificare l’attuale legge elettorale in vigore, il Rosatellum, ridisegnando i collegi visto il minor numero dei parlamentari da eleggere. La volontà del governo comunque sarebbe quella di realizzare un nuovo sistema di voto, con il tandem PD-M5S che ha proposto un proporzionale puro denominato Germanicum.

Perché votare Sì?

Votando al referendum l’elettore acconsente al taglio dei parlamentari. Si sono schierati a favore della riforma il Movimento 5 Stelle, la Lega, Fratelli d’Italia, Alternativa Popolare, Union Valdotaine e il Sudtiroler Volkspartei.

Altri partiti invece come Partito Democratico, Forza Italia, Italia Viva e Cambiamo, non hanno preso una posizione netta in merito al referendum, con diversi esponenti che in maniera autonoma hanno dichiarato la propria intenzione di voto.

Per chi porta avanti le motivazioni della riforma, con il taglio di 345 parlamentari lo Stato risparmierebbe 100 milioni l’anno per un totale di 500 milioni in una legislatura.

La sforbiciata poi non metterebbe a rischio la rappresentatività: l’Italia infatti con 400 deputati e 200 senatori (oggi ne sono rispettivamente 630 e 315 elettivi) avrebbe 1 parlamentare ogni 100.000 elettori, a fronte di una media di 1 ogni 190.000 delle democrazie con più di 30 milioni di abitanti. Gli Stati Uniti per esempio hanno in totale 535 deputati e senatori, nonostante una popolazione ben maggiore della nostra.

La riforma inoltre andrebbe a diminuire la frammentazione dei gruppi parlamentari, rendendo più snello ed efficiente il Parlamento con gli eletti che saranno maggiormente responsabilizzati e riconoscibili.

Altra tesi portata avanti dal fronte del Sì è il calcolo di come al momento oltre il 30% dei parlamentari diserta una votazione su tre, con i due terzi di deputati e senatori che in questa legislatura non ricoprono alcuna carica.

Perché votare No

Esprimendosi per il No al referendum un elettore andrebbe a bocciare la riforma, chiedendo che il numero dei parlamentari rimanga quello attuale: 630 deputati e 315 senatori elettivi escludendo quelli a vita.

Tra i partiti si sono schierati apertamente contro il taglio dei parlamentari +Europa, Azione, Sinistra Italiana, Volt Europa, MAIE, Unione di Centro, Partito Socialista Italiano, Europa Verde, Vox Italia e Centro Democratico.

Stando a chi voterà No al referendum, il vero risparmio non sarebbe di 100 milioni l’anno ma di 82 milioni (53 milioni alla Camera e di 29 milioni al Senato), che poi diventerebbero 57 milioni (285 a legislatura) in quanto va considerato lo stipendio netto e non quello lordo.

In più la riforma, che non è sistemica ma appare solo ispirata da una logica punitiva nei confronti dei parlamentari, riduce in misura sproporzionata e irragionevole la rappresentanza di interi territori.

Talgiando il numero dei parlamentari si andrà a indebolire il rapporto tra eletti ed elettori, con l’Italia che già adesso è uno dei Paesi con il minor rapporto tra popolazione e numero di eletti.

Altra problematica è che con il taglio si complicherà il lavoro delle commissioni, oltre al fatto che si dovrà riscrivere probabilmente tutti i regolamenti parlamentari, senza dimenticare che se vincerà il Sì sarà necessario cambiare la Costituzione per quanto riguarda l’elezione del Presidente della Repubblica, riequilibrando il rapporto numerico tra parlamentari e delegati regionali.

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