Referendum costituzionale, Credit Suisse fuori dal coro: se vince il No nessuna catastrofe

Referendum costituzionale: per Credit Suisse la vittoria del No non avrebbe effetti catastrofici sulla stabilità politica e finanziaria dell’Italia. Ecco il report.

Referendum costituzionale: che succede se vince il No? La previsione di Credit Suisse - Cresce l’attesa per il referendum confermativo di fine novembre-inizio dicembre, che segnerà il fallimento o il successo della riforma costituzionale approvata in via definitiva ad aprile dal governo Renzi.

Banche d’investimento e agenzie di rating, ad oggi, hanno unanimemente convenuto che un’eventuale vittoria del No avrebbe un impatto fortemente negativo sulla stabilità politica del Paese e sulla situazione economica italiana in generale.

L’unica voce fuori dal coro è quella di Credit Suisse, che nel suo ultimo report ha fatto da “pompiere”, prospettando uno scenario tutt’altro che catastrofico in caso di sconfitta del fronte del Sì.

Referendum costituzionale: le previsioni di Credit Suisse

Secondo la banca svizzera il successo del No potrebbe generare volatilità sui mercati, ma di sicuro non un crollo.

L’impatto dell’esito del voto - prosegue Credit Suisse - sarebbe inoltre “molto limitato” anche dal punto di vista politico, dal momento che “non implicherebbe un’uscita dell’Italia dall’euro” né eventuali elezioni anticipate.

Anche in seguito a una vittoria del No, secondo gli svizzeri l’attuale governo resterà in carica fino al 2018 oppure un nuovo governo di larghe intese potrebbe traghettare il Paese fino alla naturale scadenza della legislatura.

Le possibilità che l’Italia abbandoni la moneta unica per Credit Suisse sono pari all’1%: un’uscita dall’euro, infatti, è subordinata all’uscita dall’Unione europea, progetto che non rientra nemmeno nel programma del Movimento 5 Stelle, il quale potrebbe ammorbidire molte sue posizioni una volta al governo.

Referendum costituzionale: che succede se vince il No?

Ma allora quali effetti avrebbe sui mercati la vittoria del No? La banca elvetica non prevede un’impennata dello spread come quella del 2011, quando il differenziale tra Btp e Bund arrivò a toccare il record di 574 punti base.

I rendimenti dei titoli di Stato italiani aumenterebbero ma lo strumento del Quantitative Easing messo in piedi dalla Bce di Mario Draghi terrebbe comunque al riparo Bot e Btp.

Ovviamente - si legge sempre nel report di Credit Suisse - un esito negativo del referendum costituzionale implicherebbe un rinvio del processo di ricapitalizzazione delle banche italiane (Mps e Unicredit su tutte), senza però comprometterlo.

Referendum costituzionale: gli altri pareri

Sembra di tutt’altro avviso l’agenzia Fitch, secondo la quale la vittoria del No sarebbe uno shock per l’economia e il merito di credito italiano e potrebbe portare a un intervento negativo sul rating del Belpaese.

Per Goldman Sachs, dopo il fallimento della consultazione referendaria

“Una fase di turbolenza politica e uno stop al percorso riformista ridurrebbe le probabilità di arrivare a una soluzione di mercato per le banche in difficoltà, aumentando per contro quelle di un intervento del governo”.

Secondo l’economista di Morgan Stanley Daniele Antonucci

“La sconfitta (del governo, ndr) al referendum ritarderebbe ulteriormente l’implementazione di riforme del sistema economico e bancario urgenti”.

Hsbc, invece, ritiene che la Commissione europea concederà più flessibilità al governo Renzi per la prossima legge di stabilità in vista del referendum, consentendogli di accrescere la sua popolarità e sottrarre consensi al fronte del No.

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