Reddito di cittadinanza e occupazione: dati a confronto

L’Inps ha pubblicato l’Osservatorio sul Reddito di cittadinanza: Napoli, Roma e Palermo sono le città con il numero maggiore di richieste accettate. Numeri alti che sembrano in controtendenza con i dati Istat sull’occupazione.

Reddito di cittadinanza e occupazione: dati a confronto

1,4 milioni di domande di cui 896.173 quelle accolte. Questi i dati restituiti dall’Osservatorio sul Reddito di cittadinanza pubblicato ieri dall’Inps. Il report va a costruire una panoramica sull’attuale stato delle domande pervenute tenendo traccia di quelle ancora in lavorazione e di quelle scartate.

I dati Inps fanno seguito all’uscita del report annuale Istat sui livelli di occupazione che solo apparentemente è foriero di risultati positivi. Eppure, da una lettura attenta di entrambi, sembra esserci una correlazione tra le richieste di Reddito di cittadinanza e il falso positivo sull’occupazione. Facciamo chiarezza.

Inps e Istat, i numeri dai report

Dal dossier Inps emerge che la maggior parte dei beneficiari del reddito di cittadinanza sono residenti nel Sud e nelle Isole (56%) dove svettano Napoli con 36mila domande accolte e Palermo con 26mila, seguono le regioni del Nord (28%) e quelle del Centro (16%) capeggiate da Roma con 32mila domande. I dati, inoltre, mostrano che delle 800mila richieste accolte, oltre il 90% proviene da nuclei richiedenti il Reddito di cittadinanza e solo il 10% la Pensione di cittadinanza.

Secondo il report Istat i livelli di disoccupazione sono scesi del 9,7%, tornando sui minimi raggiunti nel 2012. Mentre il tasso di occupazione tocca quota 59,2% e torna al massimo storico. Come si spiegano allora gli esorbitanti numeri dei richiedenti il Reddito di cittadinanza?

Occupazione: il falso positivo

I numeri Istat sembrano positivi e apparentemente in opposizione allo stato di salute dell’Italia. In realtà guardando attentamente non lo sono, se analizzati i dati ci restituiscono una foto nitida circa il deterioramento complessivo del Paese.

A partire dal suo impoverimento dove a nulla serve il “mandato zero” di Di Maio che si prevede chiuderà il 2019 con una crescita dello 0,2%. In sostanza un granello di sabbia che si sommerà alla stagnazione degli ultimi cinque trimestri.

A questo si aggiunge la diminuzione delle ore lavorate, i diversi lavoricchi messi in campo per cavarsela, ma conteggiati come “veri”, ma anche l’esplosione dei contratti a tempo determinato che non solo creano una situazione di sottoccupazione per chi vorrebbe e potrebbe lavorare di più, ma si aggiungono al conto percentuale dell’occupazione.
Infine, al conteggio finale sui numeri dell’occupazione, si aggiungono coloro che si trovano in Cassa integrazione straordinaria, quella per i gruppi in crisi prossimi al fallimento o alla chiusura. Conteggiati come lavoratori ma che di fatto stanno a casa a percepire un reddito.

Reddito di cittadinanza e occupazione

Eccoci allora alla correlazione. I dati ci fanno percepire come l’occupazione non sia su livelli stabili e fiduciosi e che il Reddito di cittadinanza si renda una scelta necessaria all’interno di un mercato del lavoro dominato da contratti a tempo.
Sull’alto numero di richiedenti il Reddito di cittadinanza bisogna però contare anche la categoria degli inattivi. Istat ci viene in soccorso e i dati ci dicono infatti che le persone inattive, la forza di lavoro potenziale che non ha un impiego e non lo cerca, rappresenta il 34,3%.

Navigator, i precari esclusi dal report Istat

Il quadro occupazionale si chiude con i Navigator, i nuovi precari che Di Maio, in accordo con Anpal, ha assunto per occuparsi proprio dei richiedenti il Reddito di cittadinanza. Compito dei Navigator, per lo più ancora misterioso, “non è dare un contratto di lavoro, ma offrire un’opportunità di lavoro, anche andando in casa delle persone”, precisa il vicepremier. In altre parole aiutare i beneficiari del Reddito a inserirsi nel mondo del lavoro.
Secondo i piani del vicepremier, i Navigator vedranno tra due anni, al termine del contratto di lavoro con Anpal, l’inserimento stabile in azienda. Di fatto, anche se pagati mensilmente, i Navigator non sono assunti per concorso, ma precari.

Vista anche la posizione di Anpal, impegnata a reperire risorse che possano portare all’inserimento degli oltre 600 precari di Anpal Servizi, viene lecito pensare che i Navigator andranno presto ad aumentare il numero di richieste di Reddito di cittadinanza e, in contemporanea, quelli della disoccupazione.

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