Reddito di cittadinanza, il controllo “furbetti” passa in mano ai comuni

Sara Nicosia

29 Agosto 2019 - 10:18

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Reddito di cittadinanza, sono in partenza i controlli straordinari a campione a contrasto degli abusi sul sussidio. La palla passa ai comuni che dovranno tenere d’occhio residenza e composizione del nucleo familiare.

Reddito di cittadinanza, in arrivo tempi duri per furbetti. I controlli non sono mai andati in vacanza e anzi, con l’arrivo dell’autunno si intensificheranno. Da quando il sussidio pentastellato è approdato in campo, lo Stato si è da subito adoperato per evitare e fermare i possibili abusi.

I raggiri in questi mesi non sono mancati e proprio per evitare che la situazione peggiori o i casi di abuso del reddito di cittadinanza si ripetano ai danni non solo dello Stato, ma di chi ne ha veramente bisogno, nei prossimi mesi le indagini a campione potranno contare su un nuovo alleato: i comuni.

Ebbene si, nei prossimi due mesi tutti comuni italiani sono chiamati a entrare in campo ed eseguire controlli su almeno il 5% delle famiglie residenti che hanno ricevuto il reddito di cittadinanza.

Non si tratta di ipotesi o voci di corridoio, ma di controlli previsti dall’accordo della conferenza stato-regioni che Di Maio ha portato a compimento nei 14 mesi di governo gialloverde.

I comuni sono così chiamati a vigilare e a comunicare i risultati dei controlli, ordinari e straordinari, all’Inps attraverso Gepi, la piattaforma informatica messa a punto dal Ministero del lavoro per la gestione dei Patti per l’inclusione sociale.

Reddito di cittadinanza, come funzioneranno i controlli del 5%

Come stabilito, il piano di controlli straordinario affidato ai comuni nel corso nel conferenza stato-regioni partirà a settembre e continuerà in via sperimentale fino a ottobre.

I comuni dovranno effettuare verifiche a campione sul 5% delle famiglie che beneficiano del reddito di cittadinanza, comunicando puntualmente gli esiti all’Inps.

Le verifiche saranno fatte su differenti requisiti che danno accesso al sussidio di sostegno al reddito, esaminando quindi due diversi database. Il primo requisito oggetto di controlli sarà la residenza o il soggiorno in Italia che, secondo quanto stabilito dal decreto legge 2019, deve corrispondere ad almeno 10 anni.

Il secondo requisito oggetto di controllo, che è poi quello da cui nasce la necessità di un piano di controlli straordinario, è la composizione del nucleo familiare richiedente il reddito e dichiarato in fase di Isee.

Palla ai comuni che dovranno incrociare i dati di uffici anagrafici e servizi sociali per poi comunicare entro 10 giorni i risultati all’Inps che si attiverà poi in caso di irregolarità con sanzioni o ricorso all’autorità giudiziaria.

Controllo “furbetti”, le tre fasi

Oltre ai comuni che al momento si aggiungono al team predisposto al controllo sugli abusi e/o usi fraudolenti del reddito di cittadinanza, altri attori continuano a lavorare a garanzia della buona condotta del sussidio.

Agenzia delle Entrate, Ispettorato nazionale del lavoro, Guardia di Finanza e varie altre autorità predisposte al controllo. Le Fiamme Gialle, ad esempio, negli ultimi giorni sono impegnate nel controllo di una lista con oltre 600mila nomi di profili a rischio.

L’Inps è invece predisposta a un controllo preventivo, in pratica deve valutare in sede di richiesta del reddito di cittadinanza se il nucleo familiare richiedente rispetta i requisiti previsti per fare domanda di accesso al sussidio.

Insieme all’Inps, anche l’Ispettorato nazionale del lavoro, che provvede a verificare che non ci siano in atto prestazioni di lavoro in nero da parte dei componenti del nucleo familiare che sta beneficiando del reddito di cittadinanza. I casi di lavoro in nero e contemporaneo accesso all’assegno del reddito sono stati negli ultimi mesi all’ordine del giorno.

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