Il Reddito di Cittadinanza ha un futuro?

Simone Micocci

23/05/2021

23/05/2021 - 10:45

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Dopo più di due anni dalla sua introduzione ci interroghiamo sul futuro del Reddito di Cittadinanza. Si vedono dei risultati, ma non è abbastanza.

Il Reddito di Cittadinanza ha un futuro?

Reddito di Cittadinanza: quale futuro?

Introdotto nel 2019 con grande entusiasmo dal primo Governo Conte, su spinta del Movimento 5 Stelle, e “confermato” da Mario Draghi che ne ha riconosciuta l’importanza sociale in un tale periodo storico, ancora oggi ci si interroga su qual è il futuro del Reddito di Cittadinanza.

Nato come misura che nelle più rosee ambizioni del Movimento 5 Stelle avrebbe dovuto “cancellare la povertà”, il Reddito di Cittadinanza è riuscito solamente in un minima parte in questo intento: come ci dicono i dati Eurostat, infatti, tra il 2018 e il 2019 c’è stato un calo di appena il 2%, circa un milione di persone in meno, di coloro che si trovano in una situazione di disagio economico. Grazie al RdC, dunque, ci sono un milione di persone che non vivono più in una situazione di povertà.

Il problema sta nel fatto che questa è stata partorita come misura che avrebbe dovuto accompagnare le famiglie nell’uscita da questa condizione, nell’attesa che - grazie al supporto dei centri per l’impiego, delle Regioni, dei Comuni e dei navigator - questi potessero trovare una nuova occupazione. E anche questo traguardo, specialmente a causa dello scoppio della pandemia, è stato solo parzialmente raggiunto.

Negli uffici del Governo si sta discutendo su quale potrebbe essere il futuro del Reddito di Cittadinanza: le opzioni sul campo sono diverse, ma quel che è certo è che dopo due anni questa misura è ancora alla ricerca di una vera e propria identità.

Cos’è davvero il Reddito di Cittadinanza?

Sostegno economico o politica attiva? A oggi il Reddito di Cittadinanza rappresenta entrambe le cose. Da una parte un sostegno economico mensile per dare alle famiglie quella somma sufficiente per, almeno stando al sistema di calcolo adottato, uscire dalla condizione di povertà; dall’altra la politica attiva che accompagna i componenti del nucleo familiare nel reinserimento sociale e lavorativo.

Entrambe le misure, però, hanno dimostrato delle lacune anche per la mancanza di volontà da parte della politica di far funzionare le cose. Lo dimostra il fatto che fino a qualche mese fa ancora mancavano dei decreti attuativi necessari per far sì che la misura entrasse a regime. Nei giorni scorsi, ad esempio, è stato pubblicato - dopo due anni - il decreto che riconosce un incentivo ai beneficiari del Reddito di Cittadinanza che decidono di aprire un’attività, peccato che questo sia limitato a coloro che percepiscono il sostegno da meno di 12 mesi (escludendo quindi tutti i beneficiari della prima ora).

Non mancano le opinioni di coloro che ritengono sia stato un errore collegare la politica attiva al sostegno economico: specialmente nel Partito Democratico questa corrente di pensiero è molto diffusa e adesso che il Ministro del Lavoro Andrea Orlando ha deciso di commissariare Anpal mandando via Mimmo Parisi, persona scelta direttamente da Luigi Di Maio, non si escludono anche novità su questo fronte.

Reddito di Cittadinanza: quale futuro?

Molti di coloro che hanno beneficiato del Reddito di Cittadinanza fin dalla prima ora percepiscono ancora il sostegno. Questi hanno superato la prima scadenza dei 18 mesi e adesso ne stanno per beneficiare per un altro anno e mezzo. E se la situazione non migliorerà, molti di questi continueranno a percepirlo anche dopo i 36 mesi, in quanto comunque non ci sono limiti riguardo alle volte che la misura può essere rinnovata.

Rischiamo, quindi, di avere dei percettori del Reddito di Cittadinanza a tempo indeterminato, e non perché questi preferiscono prendere il sostegno economico anziché andare a lavorare quanto piuttosto per le difficoltà del mercato del lavoro, non pronto per accogliere una tale mole di persone. Perché non si può pensare che basti inserire nel sistema 3.000 navigator professionisti per far sì che questi riescano a trovare un lavoro. Sicuramente questo ha aiutato, e i risultati pubblicati da Anpal lo confermano, ma se una persona è fuori dal mercato del lavoro da anni, e non ha competenze e titoli sufficienti per essere appetibile alle aziende, di certo non ci si possono aspettare risultati nel breve termine.

Ed è anche per questo che gli stessi navigator chiedono di essere impiegati su una platea più ampia, non limitando il loro intervento - e la loro professionalità - solamente su persone che sono difficilmente ricollocabili.

E a tutto questo bisogna aggiungere che il mercato del lavoro vive una delle situazioni più complicate della storia, con lo sblocco dei licenziamenti all’orizzonte che potrebbe portare paradossalmente a un aumento della platea dei beneficiari.

La politica attiva, quindi, va sicuramente rapportata a quelli che sono i tempi: non ci si può attendere che improvvisamente chi è senza lavoro e prende il Reddito di Cittadinanza esca da questa situazione di difficoltà economica trovando finalmente un lavoro.

Bisogna prendere atto che effettivamente potrebbero esserci delle persone a cui il Reddito di Cittadinanza viene riconosciuto a tempo indeterminato. E va bene: d’altronde è questo l’obiettivo di uno stato sociale che guarda a tutti i cittadini intervendo laddove non ci siano le condizioni per una vita dignitosa.

Semmai bisogna potenziare i controlli, così da evitare che ci siano dei “furbetti a tempo indeterminato”. Ricapitolando: quale futuro per il Reddito di Cittadinanza?

  • come richiesto anche dall’UE, bisogna fare in modo che questa misura diventi il più inclusiva possibile, rivedendo - ad esempio - i requisiti;
  • dare tempo alla politica attiva affinché questa possa dare i risultati sperati (migliorando tutti quegli aspetti che non hanno funzionato fino a oggi), o comunque prevedere fin da subito due percorsi separati che possano comunque comunicare tra di loro. E si deve puntare realmente sulla necessità di dare una formazione, creando un catalogo di corsi in tutte le Regioni, prevedendo dunque degli strumenti reali oltre al solo sussidio;
  • potenziare i controlli, così da fare in modo che solo chi ne ha effettivamente bisogno possa avere diritto al sostegno, evitando uno spreco di risorse.

Solo così, il Reddito di Cittadinanza avrà futuro; in caso contrario questo resterà l’ennesima occasione persa per far sì che qualcosa in Italia possa funzionare per come effettivamente era stata pensata.

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