Reddito di Cittadinanza: ecco qual è il vero problema (che sarebbe facile risolvere)

Il Reddito di Cittadinanza è stato pensato male? Non mancano le polemiche dopo l’ennesimo caso di chi percepisce il sostegno economico pur non avendone diritto. Ma il problema è uno solo.

Reddito di Cittadinanza: ecco qual è il vero problema (che sarebbe facile risolvere)

Reddito di Cittadinanza percepito dalla famiglia dei fratelli Bianchi, gli aggressori del giovane Willy Monteiro.

Una notizia che ha fatto gridare (ancora una volta) allo scandalo, con i detrattori del Reddito di Cittadinanza che ne hanno approfittare per ricordare l’inutilità di questa misura che è riuscita solamente a finanziare coloro che, cito letteralmente, “non hanno voglia di lavorare” o che sono impegnati in attività, volendo utilizzare un eufemismo, poco lecite.

Reddito di Cittadinanza a mafiosi, spacciatori e a persone che non ne hanno bisogno perché lavorano in nero; insomma, c’è chi crede che la misura pensata dal Movimento 5 Stelle sia non solo inutile, ma anche dannosa in quanto va a finanziare attività poco lecite e a scoraggiare il lavoro regolare.

Ma è davvero così? Generalizzare è sicuramente un errore, ma non si può di certo negare che spesso è accaduto che a percepire il Reddito di Cittadinanza siano state persone che effettivamente non ne avrebbero diritto.

Il problema però non sta nella misura in sé, quanto nel fatto che questa sia stata inserita in un contesto italiano dove i controlli sulle misure assistenzialistiche erogate dallo Stato sono poco frequenti.

Reddito di Cittadinanza agli aggressori di Willy: ecco cosa è successo

Quanto successo al povero Willy, vittima dell’aggressione del branco formato dai fratelli Bianchi e dagli altri indagati Stefano Pincarelli e Francesco Belleggia, ha fatto sì che la Procura venisse anche a conoscenza dei presunti giri illeciti dei Bianchi.

Il padre, Ruggero Bianchi, ha chiesto e ottenuto il Reddito di Cittadinanza nonostante i figli non avessero premura nel farsi vedere sui social network mentre facevano una vita da nababbi. Dai controlli della Guardia di Finanza di Colleferro è emersa una percezione indebita del Reddito di Cittadinanza, tant’è che è partita la segnalazione all’INPS per la revoca del beneficio, nonché una denuncia per reati fiscali.

Secondo le indiscrezioni, tenendo conto anche delle famiglie Pincarelli e Belleggia (anche queste beneficiarie del RdC), la somma da restituire allo Stato è di 29 mila euro.

Reddito di Cittadinanza: i pochi controlli sono il vero problema

La domanda che ci facciamo è: perché è servita solamente una tragedia simile per mettere alla luce una frode fiscale di tale portata? I fratelli Bianchi erano conosciuti nella zona di Colleferro e bastava un piccolo controllo sui profili Facebook per rendersi conto che qualcosa non quadrava e che probabilmente - come effettivamente poi si è scoperto - era stata omessa qualche informazione al momento della domanda per potersi vedere riconosciuto il beneficio.

Attenzione: con questo non vogliamo criticare il lavoro delle autorità ispettive che in questi mesi hanno comunque scovato diversi furbetti del Reddito di Cittadinanza. Tuttavia, gli organici di questi sono talmente sottodimensionati da rendere impossibile il controllo su tutta la platea con l’INPS che spesso manca di dare il supporto necessario.

Si pensi ad esempio alla norma, descritta dal decreto 4/2019, che stabilisce che il Reddito di Cittadinanza decade qualora i componenti del nucleo - entro il 30° giorno dal riconoscimento dello stesso - non rilasciano la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro. Ebbene, vi sfidiamo a trovare anche un solo beneficiario a cui effettivamente è stata applicata questa sanzione.

Il vero problema del Reddito di Cittadinanza, quindi, non è la misura in sé che in realtà prevede dei paletti molto severi sia per il riconoscimento del sostegno che per continuare a beneficiarne, bensì la mancanza di controlli e la poca volontà da parte delle istituzioni di applicare quanto descritto dalla normativa.

E questo è un problema che non riguarda solamente il Reddito di Cittadinanza: basti pensare a tutti i casi dei falsi invalidi, molti dei quali vengono scoperti solamente dopo anni dalla liquidazione della pensione (e molti altri continuano a percepirla indebitamente senza essere mai scovati). O anche della Cassa Integrazione, dove ci sono aziende - gli ultimi dati parlano del 60% - che ne hanno fatto richiesta non avendone effettivamente diritto.

E in questo caso sembra che i furbetti ci siano costati 600 volte di più rispetto a quelli del Reddito di Cittadinanza.

La soluzione, quindi, non è eliminare il Reddito di Cittadinanza quanto farlo funzionare come dovrebbe. Perché il RdC, così come pensato nel decreto 4/2019, è una misura che, seppur con qualche correttivo da apportare, è di grande aiuto per quelle famiglie che si trovano davvero in difficoltà economica e che con il supporto dei Centri per l’Impiego e dei Navigator (i quali non devono controllare se una famiglia ha diritto o meno al RdC visto che quello è compito delle autorità) dovrebbero essere formati e riattivati così da aumentare le possibilità di trovare un lavoro nel medio termine.

La soluzione è decidere di farlo funzionare come dovrebbe massimizzando i controlli. Stessa soluzione che bisognerebbe utilizzare per tutte le prestazioni assistenziali erogate dallo Stato, perché altrimenti avremo sempre chi se ne approfitta riuscendo ad aggirare, in maniera più o meno lecita, la norma.

Controlli che devono riguardare ogni settore; ma serve la volontà politica per farlo, quella che a quanto pare oggi manca.

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