La ricerca del rendimento passa per mille vie, incluse quelle che portano alla considerazione di prodotti fuori dagli “standard”. Nel campo degli investimenti in sovereign bond il riferimento primo è ai nostri BOT, CCT e BTP emessi dal Tesoro per conto del MEF, e quindi dello Stato Italiano.
Ma uscendo fuori dai confini nazionali c’è un mare magnum di alternative a seconda del Paese emittente. Inoltre anche queste obbligazioni variano per valuta di denominazione, la durata complessiva, la periodicità e la struttura dei rendimenti, etc.
Vediamo ora dov’è possibile spuntare ritorni più generosi di quelli offerti dal MEF sul medio termine. Al momento della scrittura il BTP di durata residua a 5 anni offre il 2,872%, mentre sale al 3,083% sul 7 anni. Oltre confine, invece, ecco alcuni titoli di Stato sovrani a 5 e 7 anni che rendono più del BTP sui medesimi orizzonti temporali. Pertanto non esporremo gli emittenti i cui bond rendono meno dei simil-bond nazionali.
I ritorni delle obbligazioni sovrane con durata residua a 5 anni
Partiamo dalla durata più corta da noi considerata, il 5 anni. Quali Stati sovrani pagano più del 2,872% del BTP pari durata? Ad oggi si tratta di:
- Australia: 4,033%;
- Bulgaria: 3,076%;
- Canada: 2,977%;
- Gran Bretagna: 4,4155%;
- Islanda: 7,253%;
- Lettonia: 4,100%;
- Lituania: 3,025%;
- Norvegia: 3,767;
- Nuova Zelanda: 3,988%;
- Polonia: 5,530%;
- Repubblica Ceca: 3,735%;
- Romania: 7,130%;
- Stati Uniti: 4,375%.
Alcuni titoli di Stato sovrani a 5 e 7 anni che rendono più del BTP pari durata
Passiamo alla durata residua a 7 anni, dove tra gli altri spiccano i rendimenti dei bond sovrani dei seguenti Stati:
- Australia: 4,281%;
- Bulgaria: 3,548%;
- Gran Bretagna: 4,4865%;
- Hong Kong: 3,539%;
- India: 6,903%;
- Nuova Zelanda: 4,083%;
- Repubblica Ceca: 3,919%;
- Romania: 7,190%;
- Stati Uniti: 4,474%.
Anche su questo timeframe abbiamo tralasciato i bond dai rendimenti stratosferici emessi dai Governi spesso giudicati “non investment grade”, ossia dai rating alquanto compromessi. Ad esempio quelli emessi dal Governo del Messico (rating Baa2 per Moody’s, due livelli sopra l’investment grade) rendono il 10,429%.
Quelli di Nigeria ed Egitto, invece, più del 20%, rispettivamente il 21,199% e il 26,588%. Tuttavia, si tratta di titoli a cui approcciano principalmente gli istituzionali, i gestori di grandi fondi e patrimoni, traders e gente esperta e amante del rischio estremo.
Il maggiore rendimento si accompagna a un maggior rischio
Ora, come mai questi titoli offrono più del “prodotto gemello” tricolore? Per il maggior rischio insito negli stessi, ovvio, che può consistere tanto nel rischio tassi e/o emittente e/o valutario e/o altro ancora.
Ad esempio i Gilt inglesi, i Treasury USA e i bond neozelandesi vantano elevati rating emittente, migliori rispetto a quelli vantati dall’Italia. Tuttavia, soffrono tutti delle rispettive politiche monetarie interne più restrittive rispetto a quella della BCE. Insomma, sono titoli affidabili in termini di debitore, ma presentano un altro rischio assai insidioso, quello valutario.
L’insieme di questi elementi vale a renderli titoli adatti a investitori esperti in cambi e di trading su bond.
Un altro esempio lo ricaviamo dalle obbligazioni sovrane europee continentali. I debiti pubblici di Bulgaria, Polonia e Romania pagano lo scotto di uno o più elementi messi assieme e che ora diremo. Uno attiene al rating emittente, a volte al limite dell’investment grade tipo Bulgaria e Romania, percui il mercato pretende maggiori interessi per prestare loro soldi.
Altri fattori rimandano alle più fragili economie interne, per cui non è difficile imbattersi in saldi nazionali commerciali e/o valutari deficitari. Si tratta infatti di Stati che non hanno ancora l’euro quale moneta locale (il Lev in Bulgaria, lo Zloty in Polonia, il Leu in Romania).
In tal caso una possibile soluzione potrebbe essere quella di investire piccole fiche di capitale nei bond di questi Stati ma che siano denominati in euro. Per gli emittenti si tratta di debiti in valuta estera, che annullerebbero il rischio cambio per il risparmiatore nazionale. L’operazione potrebbe contribuire a dare maggiore verve e ad alzare il rendimento complessivo del proprio portafoglio.
L’importante è non esagerare per non esporsi a rischi inutili ed eccessivi. Fermo restando che si tratta di operazioni che richiedono propensione al rischio di base e piena consapevolezza in merito ai titoli che si va inserendo in portafoglio.