Quattro (buoni) motivi per puntare sul debito emergente

Nel 2019 buona parte dei fattori di rischio che hanno ostacolato i mercati emergenti l’anno scorso si dissiperanno, creando un contesto più favorevole per il debito emergente

Quattro (buoni) motivi per puntare sul debito emergente

Il 2018 sarà ricordato come un anno difficile per tutti gli asset rischiosi, incluso il debito dei mercati emergenti.

Per quanto riguarda quest’ultima categoria di asset, a pesare è stata una combinazione negativa di fattori di rischio che ha inciso sul sentiment degli investitori in un momento in cui le valutazioni risultavano poco interessanti dopo la forte performance del 2016 e 2017.

«È probabile che buona parte di questi fattori di rischio si dissiperanno nel 2019, creando un contesto favorevole per il debito emergente» – ha commentato Marcelo Assalin, Head of Emerging Market Debt di NN Investment Partners – «ci aspettiamo che la crescita economica si avvicini al potenziale con una ripresa del differenziale di crescita tra mercati emergenti e sviluppati. Inoltre, prevediamo un rallentamento del dollaro che dovrebbe sostenere le valute di questi paesi».

Dove punta NN Investment Partners?

Debito sovrano in valuta forte verso sovraperformance. Le valutazioni rimangono interessanti, con il rendimento del debito in valuta forte (7%) che ha toccato il margine superiore del range quinquennale. Un orientamento più accomodante delle autorità monetarie negli USA e in Europa offrirà probabilmente un quadro di supporto. «Prevediamo inoltre un esito positivo per i negoziati commerciali tra USA e Cina che dovrebbe favorire i mercati emergenti», ha spiegato Assalin. A livello di singoli paesi i fondi NN IP vedono valore nei titoli di credito ad alto rendimento di:

  • Argentina,
  • Angola,
  • Costa Rica.

Nell’area degli strumenti a basso beta rimangono favoriti i paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG) che a seguito dell’imminente inserimento nell’indice EMBI forniranno probabilmente un solido supporto tecnico a queste obbligazioni. Nel complesso, per il segmento del credito sovrano emergente prevediamo un rendimento totale in dollari compreso tra il 7 e il 10% nel 2019.

Debito di frontiera, forte sostegno da FMI. Con un rendimento del 7,6%, le valutazioni del debito di frontiera in valuta forte appaiono interessanti e reggono bene il confronto con l’Emerging Market Bond Index. Lo scenario di base prospettato dal gestore di origine brasiliana prevede rendimenti elevati a una cifra che potrebbero raggiungere la doppia cifra. NN IP ha posizioni di sovrappeso su:

  • Zambia,
  • Costa d’Avorio,
  • Pakistan,
  • Argentina.

Tutti questi Paesi sono possibili destinatari di un forte sostegno da parte dell’FMI nel 2019. Ottimi rendimenti potenziali potrebbero derivare dai paesi beneficiari di finanziamenti esterni allo sviluppo infrastrutturale (come nel caso dell’iniziativa cinese One Belt, One Road, la Nuova via della seta), ma ciò rappresenta anche un rischio per i paesi con prestiti superiori alla media.

Debito in valuta locale, favorito da flessione del dollaro. L’outlook della casa di gestione è complessivamente positivo per le obbligazioni emergenti in valuta locale prevede rendimenti positivi a singola cifra in dollari (6-7%).

«Ci aspettiamo che le valute ad alto beta superino quelle a basso beta, mentre prevediamo una diffusa flessione del dollaro rispetto alle maggiori valute e ai mercati emergenti a causa di vari fattori, tra i quali le valutazioni, l’inversione di diversi trend positivi per il dollaro rispetto allo scorso anno e prospettive economiche più deboli», ha spiegato Assalin che aggiunge:

Per la maggior parte delle banche centrali nell’universo del debito emergente in valuta locale prevediamo un modesto inasprimento della politica monetaria, compensato dal calo dei prezzi energetici e dalle minori aspettative di crescita. Siamo positivi su Argentina e Turchia, un approccio giustificato dal sensibile calo del peso argentino e della lira turca nel 2018.

Debito societario emergente, rimbalza il settore energetico. «Ci aspettiamo rendimenti al 6-8% e che l’asset class continui a crescere nel 2019 rispetto all’attuale valore di oltre 1.000 miliardi di dollari, portando a una maggiore varianza delle correlazioni e della dispersione rispetto agli spread sovrani - ha chiosato il portfolio manager -. In termini tecnici di mercato, l’offerta corporate dovrebbe allinearsi ai livelli del 2018, mentre i finanziamenti netti dovrebbero continuare a essere gestibili».

Dopo essere sceso più del previsto alla fine del 2018, probabilmente il mercato del petrolio rimbalzerà nel primo semestre del 2019, favorendo le società di esplorazione e produzione di minori dimensioni. A livello di singoli paesi, NN IP è sovrappesato su Cina e Brasile e monitora la Turchia in una prospettiva tecnica, mentre ha una posizione sottopesata in Messico a causa del rischio politico.

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