Quanto pagheremo di luce e gas dopo l’ultimo intervento del Governo

Chiara Esposito

20 Febbraio 2022 - 09:22

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Le stime della Cgia di Mestre rivelano il peso effettivo delle misura dell’esecutivo sul caro bollette. Dati del calmieramento e confronto estero.

Quanto pagheremo di luce e gas dopo l'ultimo intervento del Governo

Si avanzano già le prime stime sull’effetto concreto che l’intervento del Governo Draghi sul caro bollette avrà sulle tasche degli italiani.

A lanciare la notizia è la Cgia di Mestre, l’associazione Artigiani e Piccole Imprese, che valuta sia la differenza sulle sulle spalle delle famiglie che quella sulle aziende.

A fronte dello stanziamento di 3,8 miliardi con la legge di Bilancio 2022, ora si aggiungo infatti i 1,7 miliardi varati dal provvedimento dello scorso 21 gennaio e i 5,5 miliardi dell’ultimo decreto.

I cittadini, così come parte delle forze politiche, si sono chiesti più e più volte se questa mobilitazione potesse bastare; solo ora però, a fronte dei dati elaborati dall’ente veneto, è possibile tirare le somme con un margine di approssimazione inferiore.

Conseguenze dell’aumento del gas: stime reali

In questa delicata fase di ripartenza in cui il Governo è obbligato più che mai a guardare alla crescita del Paese, queste stangate potrebbero essere un vero danno all’economia interna.

Con l’ultimo decreto si va a tamponare lo shock dei mercati dove gli aumenti sfiorano il 400%. I settori «energivori» così colpiti creano difficoltà per le industrie che dipendo dal consumo del gas ovvero quelle del vetro, ceramica, cemento, plastica e produzione laterizi.

Per questo motivo l’associazione degli artigiani di Mestre ha stimato che, nel primo semestre dell’anno, i rincari delle bollette di energia e gas costeranno 33,8 miliardi di euro: 8,9 sulle spalle delle famiglie e 24,9 su quelle delle aziende.

Se lo stallo non dovesse risolversi gli aumenti sono destinati a crescere anche nella seconda parte dell’anno e nel secondo trimestre si stima che le famiglie spenderanno il 5,1% in più e le imprese l’11,9%, nonostante le misure di mitigazione.

Viene quindi da chiedersi se i passi in avanti siano davvero tali o se si possa fare di più; la «denuncia» di Mestre parte dal confronto con le strategie adottate dagli altri paesi dell’Eurozona.

Il confronto estero: stiamo facendo abbastanza?

Secondo Mestre le misure messe in campo dall’Italia per calmierare immediatamente il caro bollette non sono ancora sufficienti.

Si prendono a modello la Spagna e la Francia che, ad esempio, hanno imposto dei tetti agli aumenti delle bollette per un periodo temporaneo.

Approfondiamo però questa notizia e passiamo in rassegna anche le altre strategie europee.

Partendo dalla Francia sappiamo che Parigi ha scelto di contenere i prezzi del gas fino alla fine di giugno 2022 e che i mancati ricavi dei fornitori saranno compensati dal bilancio statale. Come riportato da SkyTg24, è stato anche annunciato anche un bonus governativo di 100 euro per consentire alle classi medie di far fronte al caro-benzina.

Buoni e sovvenzioni alle famiglie anche per la Spagna che modifica fino ad aprile 2022 la cosiddetta tariffa di ultima istanza per il gas.

Arrivando poi al caso del governo di Olaf Scholz appare chiara la scelta tedesca di tagliare di quasi il 43% la tassa di sostegno alle rinnovabili. Lo stanziamento di 130 milioni di euro per le famiglie in difficoltà non è ancora stato confermato ma rientra tra le possibilità dell’esecutivo.

Nei Paesi Bassi di Mark Rutte intanto si vara un pacchetto temporaneo una tantum mentre la strategia in Polonia è ridurre l’Iva sul gas naturale dal 23% all’8% nel periodo da gennaio a marzo.

Un dato ancor più importante per leggere criticamente questo quadro internazionale è che l’Europa però non dipendente da gas russo in maniera omogenea e, come è ovvio che sia, non parte dalla stessa situazione economica dell’Italia.

Tra le righe redatte dall’Ufficio studi della CGIA questo tuttavia non sembra trasparire e si continua a chiedere al il Governo di essere essere più incisivo. Lo sguardo è spostato solo ai panorami geopolitici, una partita diplomatica non semplice da giocare e, soprattutto, da vincere.

Lungimiranza strategica: agire per non dipendere dall’Ucraina

L’Ufficio studi veneto, parlando di una strategia concreta per far crollare i prezzi dei prodotti energetici, vede una possibile fuoriuscita da questa difficile condizione: l’apertura del gasdotto Nord Stream 2.

Nelle comunicazioni in arrivo da Mestre si delinea infatti un’auspicio piuttosto ambizioso:

«Nell’immediato, forse, basterebbe un annuncio. Certo, la materia è delicatissima e gli equilibri geopolitici sono molto fragili, ma se la Germania, chiaramente dopo il benestare degli Stati Uniti, desse l’assenso all’apertura del Nord Stream 2, questa nuova conduttura permetterebbe al gas russo di arrivare in Europa attraverso il Mar Baltico, bypassando l’Ucraina».

La totale mancanza di controllo dell’Italia sugli accordi tedeschi è evidente ma la prospettiva appare comunque sensata, seppur a livello meramente ideale.

Infatti, nelle dichiarazioni rilasciate, emerge una lucida considerazione:

«Questa sarebbe una decisione che, oltre avere degli effetti economici positivi immediati, probabilmente allenterebbe anche la tensione e i venti di guerra che stanno soffiando tra Mosca e Kiev».

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